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Lunedi, Maggio 09, 2011
Le scelte politiche degli scout: di Lucio Ongarato

Ci è giunta questa bellissima riflessione dell'amico Lucio Ongarato, un Capo Scout dell'Agesci con questo suo personale appunto ha delineato la situazione di crisi identitaria della politica italiana, osservando giustamente che noi scout facciamo parte di questa politica, in quanto non solo cittadini (la famosa etimologia della poleis greca), ma figli di una Patria che, diciamocelo, ultimamente non sta passando momenti molto belli. E non parliamo solo di economia o di partitismi litigiosi, ma di un'identità che non è tale nemmeno nei 150 anni dall' unificazione: invece dei festeggiamenti abbiamo purtroppo assistito a bagarres che hanno testimoniato ancora veritiera e laocoontica la profezia di Cavour, quando disse: "abbiamo fatto l'Italia: ora dobbiamo fare gli italiani!".
Il titolo (come le prime righe) di questa riflessione di Lucio possono far storcere il naso, facendo magari pensare ad un tentativo di maieutica che giustifichi ideologicamente questa o quella affiliazione partitica di qualche realtà scout. Ma Lucio non sta parlando di votare questo o quel partito: egli, molto profondamente, sprona a scegliere ciò che è giusto! E non tanto per chissà quale motivo intrinseco, quanto per pura coerenza con la propria ontologia scout.
Se infatti da un lato è vero che lo Scoutismo non può e non deve aderire a questa o a quella formula di governo o di partito (anche la Chiesa Cattolica si tiene in maniera equilibrata a distanza da ogni contesto politico, in questo senso) è anche vero che lo Scout è una persona che nella sua vita persegue la giustizia e l'Alto Ideale del giusto. Egli non può rimanere impassibile di fronte all'ingiustizia e alla prevaricazione, da qualsiasi parte esse provengano. Lo Scout non va a simpatie o a convenienze, ma sceglie ciò che è giusto e questo lo ha dimostrato con l'esperienza delle Aquile Randagie.
E' questo il vero senso dell'articolo di Lucio Ongarato ed è per questo che gli abbiamo chiesto di poter pubblicare questa sua riflessione che possa così risuonare nelle nostre coscienza come monito! La strada della vita di uno scout presenta sempre una forcola: guardandola attraverso di essa, con gli occhiali della giustizia, egli è chiamato, nella totale adesione e libertà, ad imboccare il sentiero giusto.
Del resto non è tanto chi siamo ciò che ci qualifica, ma ciò che facciamo....
Buona strada
Giunglasilente


Le scelte politiche degli scout



Perché vi sia il trionfo del male è sufficiente che i buoni tacciano - E. Booker



Nella paradossale situazione politico-sociale in cui ci troviamo, e nel clima da campagna elettorale
permanente che da quando ho memoria investe l'Italia e i suoi sempre più annichiliti cittadini, mi
sembra giusto muovere alcune riflessioni che mettano in relazione le scelte scout e l'adesione all'una
o all'altra forza politica presente (o meno) in Parlamento.
Dico che mi sembra giusto perché se da un lato è sacrosanto il diritto individuale ad esprimere la
propria scelta politica in modo libero e autonomo, dall'altro non possiamo nascondere che alcune
fazioni della politica attuale siano l'antitesi assoluta dei valori in cui lo Scautismo pone le basi per la
sua azione educativa.
E' probabilmente sempre successo nella storia di questi 100 anni, non ce n'è da stupirsi. Ricordo un
articolo della redazione de L'Esploratore dell'ASCI che rispondendo ad uno scout, affermava con
netta chiarezza l'incompatibilità dei valori scout con l'ideologia fascista. Ma non mi è difficile
pensare che la stessa netta incompatibilità ci sia con il bolscevismo, per come lo abbiamo visto
sperimentato sulle teste di centinaia di milioni di poveri sovietici.
Spesso siamo tentati - nell'ambito dello Scautismo Cattolico - a pensare che i valori dello Scautismo
e della nostra Fede siano perfettamente sovrapponibili, mentre una disamina più attenta ci
porterebbe a scoprire che le due scale valoriali non sono perfettamente equivalenti, e pur non
andando mai in conflitto tra loro, lasciano delle ampie aree di discussione. Giusto per fare alcuni
esempi, è la nostra adesione alla Fede cristiana che ci fa ritenere ingiusto il divorzio, mentre lo
Scautismo non si spinge a questo tipo di indicazioni morali (salvo magari il fatto di verificare a
posteriori i drammi delle famiglie di separati vissuti dai figli). Allo stesso modo lo Scautismo pone
un ampio accento all'idea di servizio al proprio Paese (al punto da indicare questo impegno nella
Promessa) mentre la Morale cristiana non ritiene pertinente affrontare in modo così marcato questo
tema. E così via...
Oggi ci troviamo a fronteggiare una crisi di identità della Politica nazionale che non ha precedenti
nella storia del nostro Paese: una crisi di "cose da dire" ma ancor più di idee attorno alle quali
radunarsi. Se B.-P. ci ricordava che "l'importante non è dove siamo arrivati nella vita, ma la
direzione nella quale ci muoviamo", la Politica sembra dirci che per stare a galla non serve alcuna
méta precisa, che basta destreggiarsi senza un fine preciso, che l'importante è sopravvivere... Ma il
problema è che la "bonaccia" nella vita non esiste, è solo apparente: anche quando pensi che ti stai
lasciando trasportare da una corrente casuale, in verità c'è sempre qualcuno che soffia, di nascosto,
e la calma apparente ci conduce verso una destinazione ben precisa, di chi non dovrebbe avere il
diritto di imporci alcuna direzione. Beh, la colpa è nostra, che ci lasciamo muovere come le
marionette... e questo - permettetemi di dirlo con chiarezza - è già un atteggiamento tutt'altro che
scout.
B.-P. ci ricordava ancora che non basta essere buoni (e tacere) ma bisogna attivarsi per fare il
bene... e la frase che ho scelto a sottotitolo ci ricorda che se ci limitiamo ad essere buoni, andrà a
finire purtroppo che il male trionferà, comunque.
I valori in cui uno Scout si deve riconoscere sono espressi mirabilmente nella Legge scout e nella
Promessa, niente di più e niente di meno.
Non sono valori semplici, neutri, passivi, sono valori che richiedono un atteggiamento attivo, e se
serve reattivo. Partiamo allora da essi, e le nostre scelte di vita (e quindi le nostre preferenze
elettorali, che volenti o nolenti possono limitare quelle scelte) saranno sicuramente più definite,
sempre che vogliamo tentare di vivere alla luce di quella scala di valori e non accettarli per alcune
ore alla settimana e poi fregarcene nel resto del nostro quotidiano.
Onore fa rima con dignità. L'esito del disonore è la vergogna. Ci si deve vergognare quando si fa
qualcosa di scorretto sul piano legale ma anche morale. In Italia ad esempio la prostituzione è reato,
ma l'andare con una prostituta no, a meno che non sia minorenne. Entrambi gli atteggiamenti
tuttavia sono stigmatizzabili sul piano della morale scout condivisa: lo Scout è puro, è leale, è uomo
d'onore; non sfrutta le ragazze, magari straniere, per i propri giochini.
Lealtà significa coerenza. Significa dire una cosa e poi metterla in pratica, significa non parlar bene
e razzolar male. E' leale chi accetta di farsi giudicare rispetto alla legge condivisa, chi non ha paura
del giudizio altrui, chi ha la coscienza pulita. E' leale chi esercita il potere che ha senza soprusi,
senza violenza, in modo trasparente. E' leale chi non abusa della propria posizione per fini
personali, mai, nemmeno di fronte ad una palese ingiustizia. E' leale chi è giusto.
E' disponibile a venire incontro agli altri, al Prossimo, chi non distingue su chi sia il proprio
Prossimo. Chi accoglie, chi è così tranquillo e trasparente rispetto alle proprie scelte da non temere
di confrontarsi con chi possa incontrare lungo il cammino. Serve gli altri, tutti, chi non è xenofobo,
razzista, chi non classifica in base alla provenienza geografica, alla lingua o al dialetto. Serve il
prossimo chi non discrimina, chi fissa regole uguali per tutti e lavora perché tutti le rispettino, allo
stesso modo. Serve gli altri chi innanzitutto non li divide in serie A e B, chi pensa di poter dare a chi
ha bisogno senza chiedere nulla in cambio, chi accoglie.
L'amicizia e la fraternità verso gli altri è indice di amore per l'umanità; è pensare che la nostra Patria
sia il mondo, è ritenere che quanto più si allargano i confini della propria mente tanto più si possa
ampliare la propria felicità.
E' cortese chi non è volgare, chi non assale gli altri con parolacce ed improperi, chi non tratta i
poveri ed i diseredati come merce ma come persone, chi non ingiuria gli altri, anche se gli altri lo
hanno ingiuriato.
Ubbidisce chi accetta le regole condivise, chi non cerca di cambiarle a proprio uso e consumo, chi
non ambisce a posizioni di privilegio aldisopra delle leggi, chi si china di fronte al bene comune, chi
esprime le proprie idee ma lotta perché tutti possano fare lo stesso.
Il buonumore rimane una caratteristica fondamentale per saper prendere la vita, per governare, per
essere testimone per gli altri. Chi si prende troppo sul serio, chi ha sempre lo sguardo truce, chi
pensa che le difficoltà si superino arrabbiandosi e attaccando gli altri, non fa per noi.
Chi è veramente laborioso guadagna la propria posizione con il proprio lavoro. Non infila amici e
figli nei posti di lavoro sfruttando la propria posizione privilegiata, soprattutto se a pagare quei posti
di lavoro sono gli altri e non lui stesso. Laboriosità significa onestà, significa pagare tutte le tasse,
significa dare a tutti la possibilità di esprimere attraverso il lavoro le proprie capacità. Significa non
prevaricare, non lasciare andare alla deriva ciò che altri hanno costruito e che ci è stato affidato,
significa rispettare chi lavora, quale che sia il lavoro compiuto, perché ogni lavoro ha la sua dignità.
Essere puri significa tutto. Significa essere integri, anzi integerrimi, significa non avere scheletri
nell'armadio.
A chi di noi pensa che sia bene avere al governo i furbi, perché il mondo è dei furbi, chiedo di
trovare un solo punto nella nostra scala di valori che avvalli questa considerazione.
A chi di noi pensa che sia bene avere al governo chi "il fine giustifica i mezzi" ricordo che noi
abbiamo scelto non solo un fine, ma anche dei mezzi.
A chi di noi pensa che sia bene avere al governo chi discrimina sulla base non di un'azione ma di
una condizione, in base al colore della pelle o della lingua (o di un dialetto) invece che di ciò che
una persona fa di bene (lavoro, famiglia, integrazione) o di male (furti, racket, spaccio), ricordo che
forse se il nostro Capo scout quando eravamo ragazzi ci avesse suddivisi in base al colore dei
capelli, all'altezza e alla circonferenza toracica, forse non continueremmo a credere nei valori scout.
Pensiamoci. Non si può rinnovare la Promessa scout, affermare di vivere nella Legge e poi dare il
proprio voto a chi propugna disvalori. Così come non si può dirsi cristiani e poi dare il proprio voto
ai vari uomini della provvidenza che si affastellano nei nostri governi e non hanno nulla di cristiano.
Ma - arrivato al fondo del barile - penso anche: meglio votare chi non calza perfettamente i valori
cristiani ma è integro e eticamente corretto, al punto di lasciare libertà di coscienza, o chi dice
"Signore, Signore" ma poi fa solo la propria volontà, e non quella di Colui del quale ha speso spesso
il nome a vanvera?
Pensiamoci.
Perché vi sia il trionfo del male è sufficiente che i buoni tacciano.
Ma uno Scout non tace!
Ikki



scritto alle 20:27 ::    COMMENTI

Lunedi, Maggio 02, 2011
QUESTA NON CE L'ASPETTAVAMO...


.... Certamente, caro Giampiero! E ci vedremo alla prossima riunione organizzativa dell'evento.
Il nostro patrocinio.... Questa proprio non ce l'aspettavamo!



scritto alle 19:57 ::    COMMENTI