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31-Maggio-2006
MAL DI PANCIA.
1) Clemente Mastella Ministro di Grazie e Giustizia (e qui la regia fa andare in onda le risate finte).
2) Mara Cafagna onorevole in parlamento (e pure qui risate finte).
3) La demenza di Oriana Fallaci ha battuto un colpo, ma su questo mi dilungherò meglio in futuro.
4) Emilio Fede ha commentato in diretta dal suo Tg4 I risultati delle ultime elezioni dicendo "Ho letto su un giornale nazionale un titolo che diceva hanno vinto i sindaci dell'Unione. Fate attenzione questa è pura disinformazione". E se lo dice lui che se ne intende....
5) La redazione del Tg4 è in sciopero perché Fede ha appeso in bacheca tutte le loro buste paga.
6) Il Tg4 va in onda su rete 4 che occupa le sue frequenze illegalmente da anni.
7) Il cervello di Emilio Fede ha innoltrato richiesta di grazia al clemente Clemente.
8) Rosi Bindi non è lesbica, o meglio, le lesbiche non sono Rosi Bindi.
9) Daniela Santanché (la trovate sulla destra con gli occhiali scuri e il dito medio) è stata vista rovistare nella borsa di Vladimir Luxuria in cerca del suo Silkepil. Una volta scoperta ha urlato "Ma come cazzo fa ad avere gambe così lisce e perfette?!"
10) Mario Placanica, il carabiniere accusato e assolto per l'omicidio di Carlo Giuliani, ha preso la bellezza di 29 voti a Catanzaro. E me cojoni!!
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scritto alle 17:52
30-Maggio-2006
PACCOTTIGLIA
PARLAMENTARI NON VUOL DIRE CHE BISOGNA SEMPRE PARLARE. Si sono precipitati sui media come delle cavallette con dichiarazioni ed interviste appena nominati ministri. Non è stato un belvedere. Io mi sono detto: aspettiamo un po', magari si calmano. Invece hanno continuato anche quando Romano Prodi, l'unico sobrio, li ha richiamati all'ordine. L'intervista che mi ha colpito di più è stata quella a Giovanna Melandri in cui diceva: "Lasciateci il tempo di lavorare". A prescindere dal fatto che la frase non mi sembrava per nulla nuova, anzi l'ho trovata proprio inopportuna e portasfiga, io il tempo glielo lascerei pure, ma sono loro che lo usano tutto per dare interviste e rilasciare dichiarazioni. Lavorare quando? GIOCARE FA MALE. Buffon è nei guai perché scommetteva. Qui non si tratta di stabilire se scommetteva prima o dopo il divieto stabilito dalle autorità calcistiche. Qui mi interessa solo prendere atto che esiste un giudizio etico sportivo sul calciatore che scommette. Uno pensa: è chiaro che scommettere contro la propria squadra è male. Ma scommettere sulla propria vittoria? Ogni partita è in fondo una scommessa su se stessi. E scommettere su una partita che non c'entra nulla col proprio campionato? Niente, è vietato tutto. E allora non si può fare a meno di pensare che esiste un pregiudizio negativo contro le scommesse in quanto tali. Cioè: un calciatore non scommette e basta in quanto le scommesse non sono un'attività nobile. Non si tratta di decidere se sono legali o illegali. Non sono una cosa adatta agli sportivi. Sei d'accordo? Non sei d'accordo? Non è così importante. Resta un problema: se le scommesse sono una cosa brutta per i calciatori, perché sono una cosa brutta per le squadre? Cioè: come mai il Milan è sponsorizzata da una società di scommesse austriaca e nessuno dice niente? BINDI SARA' LEI. IO SONO SOLO LESBICA. Dopo la pessima uscita dell'incredibile Saia che ha accusato Rosy Bindi di essere lesbica, cento magistrate di Magistratura Democratica hanno fatto un documento di sostegno dichiarando "Siamo tutte lesbiche". E che cosa c'entra? Sostegno per le lesbiche o sostegno per la Bindi? Cioè: che cosa è politicamente scorretto? Dare della lesbica alla Bindi o della Bindi alla lesbica? Questa formula del "siamo tutti?" serve generalmente in quei casi in cui uno, faccio un esempio, dice che gli americani sono stronzi, oppure che gli extracomunitari rubano, oppure gli ebrei sono fascisti. Allora per solidarizzare con loro uno dice: siamo tutti americani, siamo tutti extracomunitari, siamo tutti ebrei. Ma in questo caso la categoria è la Bindi e l'insulto è il lesbismo. Semmai le cento magistrate avrebbero dovuto dire: "Siamo tutte Bindi". Così, tanto per mettere i puntini sulle "i". E' UNA VITA CHE VOGLIO FARE IL SENATORE A VITA. Adesso lo sappiamo. Valentino Parlato, Gabriele Polo, Marco Rizzo non vedrebbero male Gianni Letta senatore a vita. Perché? Perché è una brava persona. Ma anche io sono una brava persona. Perché non mi fanno senatore a vita? Mi allargo: perché bisogna fare per forza dei senatori a vita? Già con questa legge elettorale i rappresentanti del popolo non vengono eletti dal popolo ma nominati dai partiti. Lo facciano anche con quelli che reputano degni di essere fatti senatori a vita. Odio l'istituto dei senatori a vita come quello delle lauree honoris causa. Esistono delle strade per ottenere certe cose. Le scorciatoie sono delle sciocchezze. Chi vuole fare il senatore si candidi. Chi vuole la laurea studi. Spiace per Valentino e per Vasco Rossi. Ma bisogna porre un freno prima che li facciano oltre che dottori anche senatori. Claudio Sabelli Fioretti
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scritto alle 07:11
28-Maggio-2006
SENZA RANCORE E SENZA VERGOGNA
Una volta tanto sono costretto a dare ragione al Cavalier Silvio Berlusconi, che qualche lettore ricorderà come ex presidente del Consiglio. In un comizio il leader dell'opposizione ha detto, riferendosi alla mia rubrica su queste colonne, che sono vecchio e rancoroso. Ho 86 anni, quattro nipoti, chissà che non ce la faccia a diventare bisnonno, e non mi sono mai vergognato dei miei capelli bianchi. Questo per dire a un giovanotto settantenne che l'età non è una colpa e si può convivere con una faccia con le rughe. Per quanto riguarda il «rancoroso», invece non sono d'accordo: l'aggettivo non è appropriato e vorrei rassicurare l'onorevole Berlusconi. Non gli porto rancore per la cacciata dalla Rai, figuriamoci, piuttosto ho criticato il suo governo perché; convinto che portasse allo sfascio il mio Paese, perché; non potevo sopportare le leggi ad personam e le bugie per far credere agli italiani di vivere nel paese delle meraviglie. E poi, come fa a dare del rancoroso a me lui, un uomo che non è capace di accettare la sconfitta, che ha esasperato il clima politico tanto che un suo alleato è riuscito a offendere Rosy Bindi nel modo che nemmeno all'osteria del mio villaggio potevano immaginare? Ancora: può un ex capo di governo strizzare l'occhio alle signore dichiarando che adesso avrà più tempo per loro? E come giudicare non il comizio, ma l'arringa a «Porta a porta», peraltro senza contraddittorio? Infine l'incitamento a scendere in piazza: «Attenzione a non tirare troppo la corda», ha detto il capo di Forza Italia a Napoli. «Se questa Italia che sto conoscendo perde la pazienza e scende in piazza, peggio per loro». Vede, Cavaliere, anche su questo non siamo d'accordo: conosco il mio Paese e so che è più maturo di quanto lei pensa, so che rispetta la democrazia e mi auguro che oggi glielo dimostri ancora una volta nelle urne. Senza rancore.
Enzo Biagi dal Corriere della Sera
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scritto alle 16:50
21-Maggio-2006

Staino
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scritto alle 13:39
16-Maggio-2006
UNO SGUARDO SULLA GEA.
Facciamo le persone serie per cinque minuti e soffermiamoci sulla Gea. Questa società che, come ben sapete, cura gli interessi economici di quasi (più?) 200 giocatori di diverse serie (dei quali conserva gelosamente le generalità) e che al timone di comando troviamo tanti figli di persone di spicco del mondo sportivo ed economico/finanziario italiano.
Andiamo per ordine. La Gea è formata da 3 azionisti: la Football Management, la General Athletic e da Riccardo Calleri. La Football Management possiede il 45% delle azioni Gea ed ha come azionista di maggioranza Alessandro Moggi col 60%. Anche la General Athletic possiede il 45% di Gea ma qui cominciano i misteri che stanno dietro a questa società; infatti, oltre a Chiara Geronzi (figlia di Cesare boss di Capitalia e giornalista del Tg5), Andrea Cragnotti (figlio di Sergio) e Francesca Tanzi (figlia di Callisto) che possiedono il 20% a testa delle azioni, la maggioranza col restante 40% è in mano ad un socio occulto che si nasconde dietro una fiduciaria della Banca di Roma chiamata Romafides. Il terzo socio della Gea, col restante 10%, è Riccardo Calleri figlio dell'ex presidente di Lazio e Torino, Gian Marco Calleri. Aggiungiamo a quanto detto che alla Gea lavorano con ruoli non secondari Giuseppe De Mita (figlio di Ciriaco da sempre amico di Tanzi padre) e Davide Lippi (figlio di Marcello, allenatore appartenente alla galassia Gea).
Questa è la Gea: un grande intreccio di interessi e di conflitti di interessi che coinvolgeva (coinvolge), forse non direttamente, anche l'ex presidente della Federcalcio Franco Carraro in quanto presidente di Mediocredito Centrale, Merchant Bank che fa parte del gruppo bancario di Capitalia di Cesare Geronzi.
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scritto alle 23:16

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scritto alle 00:27
12-Maggio-2006

P.S. 10.000 contatti...direi niente male, grazie a tutti!
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scritto alle 22:22
10-Maggio-2006
L'IMPORTANTE E' AVERE POCHE IDEE MA CONFUSE!
11:13 Bondi: "Sciopero fiscale metodo democratico"
"Utilizzeremo tutti i metodi e le forme che la democrazia ci offre per far valere le ragioni di oltre la metà del popolo italiano" e tra i mezzi democratici "c'è anche lo sciopero fiscale, che fra parte delle opzioni della disobbedienza civile". A lanciare l'avvertimento, all'indomani del fallimento di ogni trattativa tra Cdl e Unione sul candidato per la presidenza della Repubblica , è il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi.
11:57 Fini: "No agli appelli a non pagare le tasse"
"Non condivido appelli per non pagare le tasse. Quando abbiamo governato noi abbiamo fatto in che le tasse seppur di poco diminuissero". Cosi il leader di An, Gianfranco Fini, conversando con i giornalisti alla Camera ha commentato l'appello del coordinatore nazionale di Forza Italia Sandro Bondi, a non pagare le tasse per l'occupazione da parte della sinistra delle cariche istituzionali.
12:07 Bondi: "Mai invitato allo sciopero fiscale"
Il capo ufficio stampa di Forza Italia precisa che Sandro Bondi "non ha mai dichiarato che il partito è pronto allo sciopero fiscale. Rispondendo ad una domanda -continua- si è limitato, invece, a sottolineare che lo sciopero fiscale è un mezzo democratico e precisamente una delle opzioni della disobbedienza civile".
C'è un medico in sala?!
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scritto alle 12:22
LUCKY LUCIANO, TUTTO INTORNO A LUI

Sabelli Fioretti
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scritto alle 10:22
09-Maggio-2006
28 ANNI FA....
Il 9 maggio di 28 anni fa la mafia, sotto gli ordini di Gaetano Badalamenti, massacrò Peppino Impastato prima picchiandolo a sangue e poi facendolo saltare in aria con una bomba. Io lo voglio ricordare riportando una sua poesia sul blog.
Ciao Peppino.
E venne da noi un adolescente dagli occhi trasparenti e dalle labra carnose, alla nostra giovinezza consunta nel paese e nei bordelli. Non disse una sola parola nè fece gesto alcuno: questo suo silenzio e questa sua immobilità hanno aperto una ferita mortale nella nostra consunta giovinezza. Nessuno ci vendicherà: la nostra pena non ha testimoni.
_^[Sole]^_
scritto alle 21:46
07-Maggio-2006
CESARE, MARCELLO E L'IMPUNITO TRA I DUE CROCIFISSI.
Ora che Cesare Previti ha raggiunto, con qualche anno di ritardo, il suo habitat naturale, si può finalmente dire ciò che si era sempre saputo: Silvio Berlusconi ha costruito le sue fortune affiancato da due delinquenti. Alla sua destra Marcello Dell'Utri, condannato definitivamente per false fatture e frode fiscale e in primo grado per mafia. Alla sua sinistra Cesare Previti, condannato dalla Cassazione come corruttore di giudici, pagati per infliggere allo Stato l'ingiusto risarcimento di 1000 miliardi di lire alla Sir di Rovelli, che non ne aveva diritto e ricompensò Previti e i suoi colleghi-complici Pacifico e Acampora con 67 miliardi. Quello che il Tribunale di Milano definì «il più grave caso di corruzione della storia d'Italia, e non solo». Avevano ragione Stefania Ariosto e la magistratura milanese, diffamate e calunniate per dieci anni da Berlusconi, alleati, giornali e tv al seguito. Avevano ragione i Girotondi a denunciare la voglia d'impunità di questa associazione per delinquere fattasi Stato. Avevano ragione i pochi giornali che han sempre raccontato i fatti nudi e crudi (per aver osato tanto, Ferruccio De Bortoli dovette lasciare la direzione del Corriere). Avevano ragione i giornalisti e gli attori satirici epurati dalla tv di Stato perché; non parlassero di quei fatti e per far posto a Bruno Vespa (che l'altra sera, mentre l'amico Previti diventava pregiudicato, deliziava il suo pubblico con un Porta a Porta sulla dieta mediterranea). Aveva ragione chi nutriva fiducia nella Giustizia: il processo agli uomini più potenti e malfamati del Paese, sul quale nessuno avrebbe scommesso una lira, è arrivato in porto grazie a una miriade di magistrati di varie sedi, orientamenti e funzioni, che hanno dribblato una selva indescrivibile di attacchi, denunce, trappole, cavilli, ricorsi, leggi canaglia, ricusazioni, legittime suspicioni, istanze di rimessione, di nullità, di inutilizzabilità, di incompetenza territoriale, di incostituzionalità. Il pellegrinaggio dei devoti previtiani al carcere di Rebibbia al seguito del prof. sen. rag. Marcello Pera, presidente del Senato uscente, aumenta - se possibile - la vergogna di un partito-azienda nato per garantire l'impunità a un pugno di furfanti che da 12 anni piegano la politica e le istituzioni al solo scopo di farla franca in processi che nulla hanno di politico perché; riguardano baratterie che precedono di anni il loro sbarco in Parlamento. Nemmeno dopo la pronuncia della Suprema Corte si considerano le prove gigantesche raccolte dagli inquirenti e passate al vaglio di tre gradi di giudizio, che dimostrano al di là di ogni ragionevole dubbio il peggior reato immaginabile per un colletto bianco: la corruzione dei giudici per ottenere sentenze favorevoli a chi ha torto e sfavorevoli a chi ha ragione. Anzi, i pellegrini di Rebibbia intonano la solita litania della «giustizia giusta» e del «garantismo». Marcello Dell'Utri, l'altro onorevole pregiudicato purtroppo ancora in carica, si fa promotore della candidatura di Massimo D'Alema al Quirinale in cambio di una «dichiarazione istituzionale» che «riprenda il discorso della Bicamerale sul sistema delle garanzie». Ma certo: quale processo più «garantito» di quello in cui il giudice è stato preventivamente comprato dagli avvocati di una parte, quella che ha torto? Che questo mercimonio sia avvenuto nella causa Imi-Sir, dove Previti & C. agivano per conto dei Rovelli, è ormai assodato. Ma ora la Cassazione riapre l'altra causa civile in odor di compravendita: quella che strappò la Mondadori (la casa editrice più la Repubblica, l'Espresso, Panorama, Epoca e 14 quotidiani locali) a Carlo De Benedetti consegnandola a Berlusconi. Un lodo arbitrale aveva dato ragione all'Ingegnere. Ma poi, al solito, anziché; riconoscere la sconfitta, il Cavaliere rovesciò il tavolo e fece ricorso alla Corte d'Appello di Roma. Lì era pronto il giudice Vittorio Metta (appena condannato a 6 anni per aver venduto il verdetto Imi-Sir a Previti & C.). Il quale, in poco più di 24 ore, riuscì a produrre una sentenza di 168 pagine che ricalcava punto per punto i desiderata del Cavaliere. Dopodichè ricevette un bel po' di milioni di misteriosa provenienza proprio mentre gli amici Previti & C. movimentavano in Svizzera una cospicua provvista targata Fininvest. Metta chiuse la sua carriera andando a lavorare come avvocato nello studio Previti, insieme alla figlia Sabrina. Corruzione, secondo il Tribunale di Milano. Insufficienza di prove, secondo la Corte d'appello. Corruzione, secondo la Cassazione, che ha disposto un nuovo appello: imputati Metta, Pacifico e Previti, mentre il mandante dell'eventuale tangente giudiziaria, Berlusconi, l'ha fatta franca grazie alle attenuanti generiche e alla conseguente prescrizione. L'uomo che annunciava «non faremo prigionieri» è prigioniero da 24 ore. Dice che l'hanno «lasciato solo». Ecco, basta una sua parola, e potrebbe trovare presto compagnia.
Marco Travaglio da l'Unità
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scritto alle 01:32
02-Maggio-2006
BERLUSCONI SI E' DIMESSO LA CADUTA DEL GIGANTE NANO

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scritto alle 00:36
01-Maggio-2006

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scritto alle 20:04
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