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Lunedi, Ottobre 30, 2006
Domenica 29 ottobre 2006.
Mi rendo conto che sto un po' perdendo la cognizione del tempo e che le date spesso non coincidono. Il fatto e' che scrivo questo testo la notte e poi lo pubblico la mattina dopo. O forse sono solo io che sono testone. Chissa'... Oggi a mezzogiorno siamo andati a mangiare in un ristorante di sushi di nome "Sushiro",un ristorante di quelli col nastro girevole. Quello che mi ha colpito e' stata la varieta' di piatti, molti dei quali,se si fossero trovati in un ristorante di sushi in Italia,sarebbero stati rifiutati dai clienti col pretesto che "Questo non e' il sushi che si mangia in Giappone!". Invece ho visto che in Giappone il sushi va oltre il pesce crudo e credo che queste fotografie la dicano lunga:

Non solo pesce crudo ma anche fritto

Non solo pesce ma anche prosciutto crudo

Non solo pesce ma anche granchi

Non solo sushi ma anche melanzane

Non solo pesce ma anche carne

Non solo sushi ma anche torte al cioccolato.

Non solo salsa di soya ma anche mayonnaise

Non solo sushi ma anche insalata di pesce in salsa rosa.

Non solo sushi ma anche dolci
La sera invece abbiamo cenato con 5 mie ex studentesse. Per rispetto della (loro) privacy, ne dico solo il nome italiano (a quell'epoca davo un nome italiano ad ogni studente/ssa,in modo da render la lezione piu' coinvolgente): Elisabetta, Marina, Silvia (la studentessa che io e Mamiko avevamo gia' incontrato), Luna e Lucia. Siamo andati a mangiare...nello stesso ristorante di ieri. Cosi' ho chiesto al direttore Antonio da dove venisse e lui mi ha detto che e' di Legnano.

Da sinistra: io,Lucia,Silvia,Elisabetta,Luna,Marina e Mamiko
Fine della puntata...
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Domenica, Ottobre 29, 2006
Diario di viaggio - Parte 4
Sabato 27 ottobre 2006.

Viale di Nagoya la sera
La mattina l'abbiamo passata ancora a fare shopping.E' incredibile quanta roba riesca ad entrare nella categoria "In Italia non c'e' ed invece mi servirebbe" e cosi' mi sa che anche quest'anno la valigia esplodera'. Vabbon, si vive una volta sola.
La sera invece ho incontrato quattro amici italiani del gruppo "storico", ossia che frequentavo quando vivevo qua. Il primo ad esser giunto all'appuntamento e' stato Franco di Procida, un uomo che ha viaggiato parecchio il mondo e che vive/lavora a Nagoya da un bel po' di anni. Dopo e' arrivato Germano di Baveno,un altro pilastro della comunita' italiana a Nagoya. Dato che non sapevamo se gli altri sarebbero venuti subito o meno,siamo andati al ristorante italiano "il piattino", gestito da un'altro italiann,Antonio di non-so--dove. Qua ci ha raggiunto Nadia di San Remo,che al momento risulta essere l'unica italiana a Nagoya. Per ultimo ci ha raggiunto Giovanni di Ferrara,l'unico della combriccola a non essere sposato con un/a giapponese. Anzi,non e' proprio sposato e basta. Ai vecchi tempi in cui ci abitavo io a Nagoya,c'erano altri italiani,ma uno (Nicola di Milano) ora abita a Osaka,un'altro (Matteo di Trieste) non ha potuto venire (e' quello che ho incontrato il 25) e Lucia di Trento ora abita a Kamakura (vicino a Tokyo). E' stata una cena farcita di battute,ricordi,pettegolezzi e divertimento. Alla fine ho perso il treno per tornare a casa ed ho dovuto prenderne uno che si fermava tre stazioni prima,costringendo Mamiko e suo fratello a venire a prendermi.
A volte vorrei che il teletrasporto stile Star-Treck esistesse davvero...
Fine della quarta puntata.
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Sabato, Ottobre 28, 2006
diario di viaggio - parte 3
venerdi' 26 ottobre 2006.

Nagoya dal 51esimo piano.Notare l'autostrada sopraelevata.
Durante la mattinata abbiamo pranzato con un mio ex studente,un signore innamoratissimo dell'Italia e soprattutto di Roma e con sua moglie. Per l'occasione siamo saliti sulle Twin Towers di Nagoya. Le Twin Towers sono due grattacieli di pianta circolare,alti 52 piani, bianchissimi, proprio sulla stazione principale di Nagoya. Una delle 2 torri (in inglese Twin Towers significa infatti torri gemelle) e' occupata dall'hotel Marriot per un po' di piani ed il resto da uffici. L'altra torre e' interamente occupata da uffici,tranne il 51esimo piano che e' occupato da un Cafe' (una specie di bistrot) e da altri locali.Le due torri sono collegate alla bese da un edificio rettangolare di 12 piani con un centro commerciale, molti ristoranti, vari negozi ecc. Il tutto aperto 7 giorni su 7, 24 ore su 24 e sempre pieno di clienti. Alla faccia di quelli che da noi si oppongono all'esistenza dei centri commerciali sempre aperti col pretesto che la domenica deve essere un giorno da dedicare allo svago ed alla preghiera.
Nel pomeriggio abbiamo fatto tanto shopping e poi siamo rincasati. Solo questo e nulla piu'.
Il seguito alla prossima puntata.
scritto alle 08:23 :: COMMENTI
Venerdi, Ottobre 27, 2006
Diario di viaggio - Parte 2
Giovedi' 26 ottobre 2006. Oggi e' stata una giornata "in giro", nel senso che abbiamo camminato un bel po' ed abbiamo incontrato un paio di vecchie amiche. Siamo usciti di casa verso le 11:00 ed abbiamo pranzato a in un ristorante al dodicesimo piano delle Twin Towers, le torri gemelle proprio sopra la stazione ferroviaria principale di Nagoya. E' un ristorante specializzato in "Ramen". A prima vista si direbbero spaghetti in brodo,ma non lo sono ne' come sapore,ne' come composizione, ne' come forma. In Italia si possono mangiare nei ristoranti cinesi,ma il sapore e' molto diverso. Riempiono bene lo stomacoe saziano la gola.
Dopo pranzo siamo andati a Osu-Kannon. Il posto e' famoso per tre motivi: un tempio dedicato alla dea Osu-Kannon (da cui il nome sia della zona che della stazione della metropolitana piu' vicina), la presenza di mercatini dell'usato-che ne fanno una meta ambita dai giovani giapponesi- e per l'alta concentrazione di grandi magazzini specializzati in materiale elettronico,dalle fotocamere digitali ai computers,passando per i telefoni,telefonini,TV,DVD players,ecc. una vera e propria orgia Hi-Tech come quelle a cui pensiamo ogni volta che pensiamo al Giappone. La realta' e' che questo tipo di negozi non sono poi cosi tanti ed in ogni caso sono spesso concentrati in quartieri (per esempio la piu' grande concentrazione di negozi di materiale elettronico del Giappone- e forse del mondo-,e' il quartiere Akihabara a Tokyo,detto anche "Eletric Town") o nei reparti dei grandi iper-mercati. Tornando a noi, dopo Osu (ci siamo andati per il tempio? per comprare vestiti usati? Per comprare un PC? Non lo saprete mai!) siamo andati ad incontrare una mia ex studentessa dei gloriosi tempi della scuola Piazza Italia.
La studentessa (la chiamero' T.K. perche' mi ha espressamente vietato sia di scriverne il nome che di pubblicar le sue foto on line.) sta bene,e' sposata ed aspetta un bambino. Le faccio tanti auguri. Abbiamo "fatto merenda" in un caffe' nel centro di Nagoya,una zona piena di negozi che si chiama Sakae. Se fossimo a Parigi, Sakae sarebbe i Champes Elysee (si scrive cosi'?). Se fossimo a Rimini,direi che sarebbe il Corso D'Augusto. Poi ci siamo salutati e siamo andati ad incontrare una amica di Mamiko, tale S. che anche lei non vuole ne' nome ne' foto on-line. Altro caffe' ed altra torta. Nel mentre che abbiamo aspettato S. abbiamo visto anche il posto dove io e Mamiko ci siamo incontrati la prima volta,ignari ch ci saremmo messi insieme di li' a poco. Volete sapere come ando? Non ve lo dico! Tie'! Prima di tornare a casa, abbiamo fatto il pieno di sushi in uno di quei ristoranti col nastro che gira,sempre a Sakae. Insomma, una giornata comune. Dimenticavo di scrivere che ho pure telefonato ad un'amica italiana che vive a Nagoya anche lei da anni.Non le ho chiesto se posso scriverne il nome (sono smemorato,eh?),quindi per ora la chiamero' N. Spero che potremo incontrarci. Alla prossima.
scritto alle 13:53 :: COMMENTI
Mercoledi, Ottobre 25, 2006
Diario di viaggio parte 1
Domenica pomeriggio (22 ottobre) verso le 17:00 abbiamo preso il treno da Riccione,siamo arrivati a Roma alle 21:50 (appena 30 minuti di ritardo) ed abbiamo dormito in un B&B davanti alla stazione termini. Stendiamo un velo pietoso sulle condizioni igieniche di tale posto. Almeno la padrona era simpatica (almeno!). Cena in un risto vicino a Porta Pia e poi a letto.

L'ultima cena (a Roma,prima di partire)
Lunedi mattina (23 ottobre) siamo partiti alla volta di Fiumicino,dove abbiamo fatto i chek-in e...ci siamo separati! Infatti il problema e' che Mamiko aveva comprato il suo biglietto un anno fa in Giappone e la sua compagnia aerea (Cathay Pacific) fa pagare di piu' (mooolto di piu') i biglietti in Italia che in Giappone. Non so perche' lo facciano ma lo fanno. Quindi decisimo di comune accordo che io avrei viaggiato con una compagnia piu' economica. Con http://lastminute.com ho trovato l'Air France che andava a Nagoya (a dire il vero la compagnia degli Emirati Arabi Uniti costava ancora meno,ma di questi tempi...). Ecco perche' ci siamo dovuti separare. L'aereo di Mamiko e' partito in orario,il mio (che doveva partire 10 minuti dopo) ha avuto mezz'ora di ritardo. Mamiko ha cambiato a Honk Kong,io a Parigi. Io sono arrivato a Nagoya alle 13:00 del giorno dopo (martedi' 24 ottobre)-ci sono 7 ore di fuso orario di differenza) e Mamiko alle 15:00.

Ci siamo quindi ritrovati a Nagoya. Prima una mangiata di sushi,quello vero-non quella roba che spacciano i cinesi in Italia-all'aeroporto e poi a casa (di Mamiko). Una bella cena,una bella doccia (finalmente),e poi nanna,tanta nanna.
Mercoledi mattina (25 ottobre), ci siamo svegliati alle 10:00.Mamiko e' andata dalla parrucchiera ed io sono andato nel centro di Nagoya a fare un po' di vasche. Con la bicicletta pieghevole che mi ha prestato il mio futuro cognato ho girato un po' dei centri commerciali dove andavo spesso a guardare,guardare e mai comprare (il cosidetto window-shopping). Qualcosina ho comprato ma non scrivo cosa (tie'!). Poi ho ricevuto una chiamata da Franco C. un vecchio e caro amico italiano vivente a Nagoya da anni,il quale mi ha chiamato mentre stava lavorando. Dobbiamo organizzare una cena. Poi mi ha chiamato un'altro carissimo amico italiano di nome Matteo B. (scusate ma non mi hanno autorizzato a scrivere i loro nomi completi. Cioe': mi sono dimenticato di chiedergli l'autorizzazione...) che poi ho incontrato e col quale ho bevuto un caffettino.

Con Matteo B. nella scuola dove insegna.
Poi Ho incontrato sia Mamiko che i suoi genitori,venuti apposta per incontrarci e per andare a mangiare in un ristorante specializzato in granchi. Qua,quando si dice granchi,non s'intendono quelli piccolini dell'Adriatico,ma belle belle bestie dal Pacifico,molto grosse e molto polpose. Una squisitezza che purtroppo in Italia non si puo' mangiare.

Abbuffata di granchi
Domani e' un'altro giorno.
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Giovedi, Ottobre 05, 2006
Sacrari,sacelli e qualcos'altro
Nel post precedente ho parlato del sacrario-sacello del Pasubio. Esso non è l'unico sacrario che ho visitato. Infatti l'estate scorsa ne ho visitati ben 9 (incluso quello del Pasubio,appunto).Oggi ne parlerò. E' un post lungo, per cui rilassatevi,annullate gli impegni presi e cominciate a leggere. Forza e coraggio! Ogni sacrario visitato è stato il risultato di viaggi da minimo 4 ore in andata ed altrettante al ritorno,levatacce,ricerche,perdite di strada,richieste d'informazioni ai passanti e finalmente l'approdo. Ma ogni sacrario è anche un pezzo di storia,un monumento ai caduti noti ed ignoti di una guerra che a noi può parere lontana ed ininfluente nel nostro presente,ma che in realtà costò indicibili sofferenze ai popoli del mondo,sterminò un'intera generazione,indebitò i paesi europei e gettò le basi sia della rivoluzione bolscevica in Russia,sia del nazismo in Germania,sia del fascismo in italia,sia dell'emersione dell'America come nuova potenza mondiale. Secondo alcuni storici le due guerra mondiali altro non furono che una sola guerra,con una tregua di 20 anni nel mezzo. Ma qui sto sconfinando in un discorso storico che richiederebbe libri e libri. Se proprio c'è qualcuno che ci tiene ad approfondire l'argomento,può cominciare da http://www.cimeetrincee.it (che poi è il sito da cui ho attinto parecchie informazioni che ora scriverò). In questo post vorrei descrivere un po' sia i sacrari che ho visitato che le particolarità che vi ho trovato e che li rendono diversi l'uno dall'altro. Se poi magari qualcuno vuol ripetere la mia stessa esperienza. buon viaggio! Una precisazione: d'ora in poi, le parti in corsivo sono mie, il resto è tratto dal sito cimeetrincee
Il primo sacrario che consiglio, e che è anche il primo che io ho visitato è Il Sacrario Militare di Fagarè della Battaglia. Si trova a San Biagio di Callalta, in provincia di Treviso. Questo paese, distante un paio di chilometri dal Piave,fu dal 1917 al 1918 il fronte tra il Regno d'Italia e l'impero Austroungarico.

Fagarè della Battaglia,frazione di S.Biagio di callalta.Il primo sacrario ad essere stato costruito
Teatro della Battaglia del Solstizio (1918),fu proprio qua che vennero scattate due famose foto: quelle delle case divelte dalle bombe su cui i soldati italiani scrissero due frasi entrate nei libri di storia: "E' meglio vivere un giorno da leone che cent'anni da pecora" e "Tutti eroi. O il Piave o tutti accoppati". Ebbene, una delle particolarità di questo sacrario è che i frammenti di questi muri sono conservati nel giardino del sacrario,protetti dalle intemperie da due vetrate e visibili ancora oggi. Le case originarie invece sono state ricostruite.

Nel 1918...e nel 2005!
Il sacrario contiene le salme di 11.000 soldati caduti,sia noti che ignoti. Altra particolarità del sacrario è la presenza del corpo tenente Edward McKey, ufficiale della croce rossa americana, primo americano caduto sul fronte italiano e amico personale dello scrittore Ernest Hemingway il quale. a suo ricordo,scrisse una poesia il cui testo, scolpito in ferro è visibile nella cappella centrale del monumento. La nicchia di Edward la riconoscerete facilmente: è l'unica con una bandiera americana. Piccola particolarità: è l'unico sacrario sulla cui facciata principale vi è scolpito il più famoso verso della canzone del Piave: "IL PIAVE MORMORO' NON PASSA LO STRANIERO". All'interno del monumento c'è un piccolo museo, realizzato con numerose donazioni di reduci, contenente uniformi, armi, munizioni e documenti.

Cannone nel giardino ed affresco sulla cappella del sacrario
Per non fare il mio stesso sbaglio,consiglio di fermarsi spesso e chiedere la strada. Purtroppo la segnaletica lasciava molto a desiderare. La macchina potete parcheggiarla di fronte al sacrario (ampio parcheggio). Occhio che il lunedì è chiuso.
Il Sacrario di Redipuglia
Questo non si può non visitarlo. Redipuglia, il più grande Sacrario Militare Italiano, sorge sul versante occidentale del monte Sei Busi che nella Prima guerra mondiale fu aspramente conteso perché; pur se poco elevato, consentiva dalla sua sommità di dominare per ampio raggio l'accesso da Ovest ai primi gradini del tavolato carsico.

Il più grande sacrario europeo visto dalla strada
Qui sono custoditi i resti mortali di 100.187 Caduti: 39.857 noti e 60.330 ignoti. E' scavato sul lato del monte ed infatti dalla strada appare come una maestosa gradinata che custodisce, in ordine alfabetico dal basso verso l'alto, le spoglie di 40.000 caduti noti ed i cui nomi figurano incisi in singole lapidi di bronzo. Due di questi caduti (Luigi e Pietro Neri) erano gli zii di mio nonno,il quale ricorda ancora oggi come nel 1918 (aveva 6 anni) Luigi andò a salutarlo prima di partire per l'ultima volta. Morì nel 1918 per una granata nemica.

I due zii di mio nonno, a Redipuglia.
Il Duca d'Aosta, comandante della Terza Armata, morto nel 1931, per sua volontà è stato qui portato a riposare in eterno tra i suoi soldati. Dato che quando lo visitai lo ritenei uno dei responsabili principali della morte di molti dei soldati qui conservati (i generali dell'epoca erano -parere personale- una manica di coglioni), decisi di omaggiare IL Duca D'Aosta con una bella pisciata sulla sua tomba! Devo dire che dopo mi sentii meglio. più leggero!
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Un sacrario immenso,un'opera faraonica,un monumento alla stupidità della guerra.
Alla sommità del monumento, su di un pianoro verdeggiante, si trova l'Osservatorio dal quale si domina per ampio raggio la zona circostante e si possono individuare, mediante l'ausilio di un apposito plastico in bronzo, le località e le quote a cui è maggiormente riferita la storia dei gloriosi caduti qui tumulati. Il sacrario si trova vicino a Trieste. Io ebbi la sfortuna di andarci in un giorno di pioggia. Dovrò ritornarci in un giorno di sole. E magari la prossima volta spero che non mi si scarichi la macchina fotografica digitale, sennò dovrò rifarci le foto col cellulare,che non vengono mai bene.
Il Sacrario di Asiago
Questo non lo potete mancare: è visibilissimo da qualsiasi punto di Asiago vi troviate. Un po' come un grattacielo in un paese di case con un piano solo. Se arrivando ad Asiago da qualsiasi punto non lo vedete, allora smettete di guidare, ringraziate il padreterno di avervi fatto arrivare senza incidenti e non guidate più. Se non riuscite a vederlo vuol dire che i vostri occhi non sono messi male ma peggio! Ma torniamo al sacrario.

E' bello imponente,no? Non sembra un'immensa tavola? Fate un paragone con l'altezza della persona nella prima foto a sinistra.
La sua sagoma, alta e imponente, si staglia netta nel vasto panorama circostante a perenne ricordo dei fatti che dal 1915 al 1918 fecero dell'Altopiano di Asiago l'epicentro di lotte sanguinose e di innumerevoli eroismi. È costituito da un unico piano, a pianta quadrata, in cui è ricavata la cripta con i loculi dei caduti disposti lungo le pareti di gallerie perimetrali ed assiali al cui centro è la Cappella Votiva. Al di sopra della cripta si apre l'ampio terrazzo al cui centro sorge un arco quadrifronte alto 47 metri. Ai quattro lati del terrazzo, nel parapetto della balconata, sono incisi ed indicati da frecce i nomi delle località dell'altipiano storicamente più importanti. La prima cosa che pensai quando ne vidi una foto fu "Sembra un'enorme tavolo!" . Una cosa che appare chiara a chi comincia a girare per sacrari, è che non ce ne sono due uguali nella forma (almeno tra quelli che sto elencando). Come se quella volta gli architetti si fossero messi a fare gara a chi avrebbe creato il sacrario non dico più bello ma più originale. Questo di Asiago secondo me vince il premio. Nel Sacrario sono custoditi 12.795 caduti noti della prima guerra mondiale, più 3 caduti anch'essi identificati della seconda guerra mondiale, i cui nominativi sono incisi, in ordine alfabetico, da sinistra a destra, sui singoli loculi. I resti mortali di 21.491 Caduti ignoti sono raccolti in grandi tombe comuni nelle gallerie centrali più prossime alla cappella. Nel Sacrario giacciono anche 20.000 Caduti austro-ungarici, di cui 8.238 noti e noti non identificati, provenienti da vecchi cimiteri di guerra dismessi a suo tempo dislocati in varie località italiane. In totale nel Sacrario vi sono quindi raccolti 54.286 caduti della guerra 1915-1918 e 3 della guerra 1940-1945.

Particolare dell'ingresso,interno del sacrario con le nicchie dei caduti ed una delle due stanze-museo
Val la pena di visitare le due stanze-museo in cui sono raccolti parecchi reperti tra cui uno che prima di allora avevo visto solo in foto: una cartolina con un messaggio per la famiglia, stampato in tutte le lingue dell'impero austro-ungarico (anche in italiano) ad uso e consumo dei soldati di un impero multietnico.
Sacrario del Montello
È situato a circa due chilometri da Nervesa della Battaglia (TV). Vi riposano 9.325 Caduti di cui solo 6.099 identificati. È un imponente monumento dalla forma particolarissima visibile a grande distanza. Si può dire che lo vedrete ancora prima di arrivare a Nervesa, altrimenti cambiate occhiali oppure metteteveli (oggi sono caustico,eh?). Sembra un enorme cubo di mattoni. L'interno è formato da vari ripiani e corridoi laterali in marmo, in parte illuminati dall'alto, ed alle cui pareti sono disposte le tombe delle Medaglie d'Oro ed i loculi contenenti le Spoglie degli altri Caduti. Al centro ed in posizione intermedia tra i ripiani è situata la cappella votiva.

Il sacrario del Montello visto da fuori e da dentro.Anche questo è altissimo
Vicino a questo sacrario si trova anche il monumento a Francesco Baracca,eretto proprio nel punto dove cadde il suo aereo nel 1918. Una cosa che ha attratto la mia attenzione, è stata una croce formata da pezzi vari di stello (sbarre,gavette,baionette,ecc).
Ossario Italiano del monte Grappa
Questo è letteralmente in cima al monte Grappa, nel senso che è scavato dentro la vetta. Lo raggiungerete come si fa in tutte le montagne: dopo una lunga fila di tornanti. Se soffrite il mal di macchina.non vorrei essere voi! Naturalmente prima di cominciare a salirci ,dovrete trovarlo. Mica è così facile,sapete? Siete a Bassano del Grappa (appunto) e dovrete recarvi in un paese limitrofe di nome Romano D'Ezzelino. Cercate cartelli e. non ce ne sono. Girerete, rigirerete e poi vi arrenderete e chiederete a qualcuno. Vi sarà indicata una strada che -naturalmente- è dalla parte opposta alla vostra. Bestemmierete come un soldato della Grande Guerra appena ferito e ci arriverete. Poi troverete la Via Cadorna e la fatica per voi è finita. Per la vostra macchina invece sarà appena iniziata. Fatevi coraggio.

Sulla vetta del monte Grappa.I buchi neri sono le necchie dei soldati.Le nicchie alte sono per gli ignoti
In questo sacrario riposano 12.615 caduti italiani, di cui 10.332 ignoti. I loculi sono distribuiti in cinque gironi concentrici, degradanti a tronco di cono, dell'altezza ciascuno di 4 metri. I soldati noti sono in urne singole, distribuite in ordine alfabetico, gli ignoti sono in urne comuni più gradi, che si alternano alle piccole urne singole. Tra il 4° e il 5° anello si trova la tomba del Maresciallo d'Italia Gaetano Giardino, che prima di morire, nel 1935, aveva espresso il desiderio di essere seppellito tra i suoi soldati della "Armata del Grappa". Una grande scalinata porta sulla cima del monte e del sacrario, dove si erge il santuario della Madonnina del Grappa. Dal piazzale del tempietto parte un grande viale lastricato in pietra bianca, la Via Eroica, che dopo circa 250 metri raggiunge il Portale Roma, passando attraverso due file di grandi cippi che ricordano i luoghi delle principali battaglie. Al termine della Via Eroica sorge un massiccio edificio in blocchi di pietra, il Portale Roma che permette di accedere al sacrario preesistente a quello attuale, che è ricavato sottoterra e accessibile anche tramite la galleria Vittorio Emanuele III.

Il tempietto,la via eroica ed il portale Roma
Nei giorni limpidi questo sacrario si può intravedere anche da valle. Io per esempio sono sicuro di averlo visto sulla strada che portava a Bassano Del Grappa,ma non ho testimoni. Invece sono sicuro (ed ho le prove) che in questo sacrario mio babbo fece le guardie quando era soldato. Il bello è che l'ho scoperto per caso digitalizzando tutte le vecchie foto di famiglia.

Mio babbo nel 1957....ed io nel 2005
Sì,perché; mi sono dimenticato di dire che tutti i sacrari (tranne quelli in territorio straniero) tutelati dal Ministero Della Difesa, Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, un lungo nome che troverete in ogni sacrario. Al link http://www.cimeetrincee.it/amici50.jpg troverete il sottoscritto accanto ad uno dei suddetti cartelli. Cliccare per credere.
Ossario Austro-Ungarico del monte Grappa
La parte dell'Ossario dedicata all'esercito Austro-Ungarico conserva le salme di 10.295 caduti dell'impero,di cui 10.000 ignoti. I sacelli di forma semicircolare posti su tre file orizzontali si trovano nella parte superiore della costruzione lungo pareti anch'esse semicircolari e sovrapposte. E' interessante notare i nomi dei vari caduti che testimoniano le molte e diverse nazionalità di cui era composto l'esercito asburgico e che qui, lontani dalle loro patrie, hanno avuto il loro olocausto.

Non solo italiani caddero sul monte Grappa...
Personalmente secondo me tanto valeva fare tutto un ossario (italiani e non). Visto che in vita furono divisi dalla guerra, ora che hanno ottenuto la pace eterna possono stare insieme. Ma d'altra parte è anche vero che quando questo sacrario fu costruito, io non c'ero.
Sacrario di Rovereto (TN)

Il sacrario di Rovereto fuori e dentro
Sorge sulla sommità del Colle Castel Dante, sulle rovine della rocca in cui si narra abbia soggiornato il poeta, intorno al 1310, ospite dei Castelbarco, signori di Rovereto Di aspetto imponente, è un cilindro a due piani, collegati da scale interne. Al piano superiore si trova la porta d'ingresso a cui si accede dall'esterno tramite una grande scalinata. Qui si trovano la cappella e le tombe dei patrioti roveretani Fabio Filzi e Damiano Chiesa. Nei piani inferiori sono raccolte le spoglie di oltre 20.000 caduti della Grande Guerra: italiani, austriaci, cecoslovacchi e ungheresi. Al piano terra, al centro del colonnato, si erge il busto del comandante della Prima Armata: il maresciallo d'Italia Pecori Giraldi, la cui tomba è (come scritto nel precedente post) nel sacrario-sacello del Pasubio

Due defunti illustri ed il busto di un maresciallo che (tranne i maniaci come me),nessuno conosce
Una curiosità: la signora che ci lavora come custode, è molto simpatica e disponibile a darti informazioni su Rovereto, al punto che mi venne il dubbio che fosse una dipendente dell'ufficio informazioni turistiche e che fosse pagata a percentuale,in base alle persone che convinceva a visitare più monumenti possibile (ed a Rovereto ce ne sono molti). Lo sapevate per esempio che ci sono impronte di dinosauri? Nemmeno io lo sapevo,prima di incontrare la custode.
Sacrario di Caporetto

Scorcio di Caporetto/Kobarid odierno: un tranquillo paesino di montagna.
Il Sacrario di Caporetto si trova in territorio Sloveno (Kobarid) sul colle Gradic. Vi si accede attraverso una strada ai margini della quale sono disposte le stazioni della Via Crucis. Ha forma ottagonale ed è costituito da tre gradoni concentrici degradanti verso l'alto. Al culmine si trova la chiesa di S. Antonio consacrata nel 1696. Nell'ossario furono trasportate le salme di 7014 soldati italiani, noti ed ignoti, caduti durante la prima guerra mondiale, prelevate dai cimiteri di guerra dei dintorni . I loro nomi sono incisi in lastre di serpentina verde. Ai fianchi della scalinata centrale sono disposti i loculi contenenti i resti di 1748 militi ignoti.
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Il sacrario,le nicchie e la chiesa.E' visibile da qualsiasi punto di Caporetto/Kobarid
Per arrivarci non ci vuole molto: andate ad Udine, proseguite per Cividale Del Friuli, poi San Pietro al Natisone, Pulfero ed arrivate alla frontiera. Non serve il passaporto, basta la carta d'identità ( a dire il vero, a me la controllarono solo perché; gliela porsi,sennò mi avrebbero fatto passare, come successe infatti al ritorno). Dopo il confine, ancora due chilometri e ci siete. Tutti parlano italiano,quindi non preoccupatevi. Ed accettano pure gli euro. Attenzione: Non perdetevi assolutamente il museo della Grande Guerra. Oltre alle solite collezioni di armi,bombe ecc, troverete la ricostruzione a grandezza naturale delle trincee.

Esterno del museo (Notare il cannone FIAT) e qualche foto scattata all'interno
E non perdetevi la proiezione del filmato in cui vi sarà spiegato come accadde lo sfondamento di Caporetto (anche in italiano). E già che ci siete, visitate anche le trincee e la bellissima cascata sull'Isonzo. E mangiate anche i cevapcici (piatto di carne buono da morire).
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Caporetto/Kobarid.Vecchie trincee,cascata (alta e bellissima),veduta dall'alto e ponte di corde sull'Isonzo
Come conclusione, ritorno a consigliare (a chi vuole visitare i sacrari che ho descritto) una visita al sito di cime e trincee, soprattutto per controllare gli orari ed i giorni d'apertura dei sacrari. Inoltre in Italia esistono anche altri sacrari che ancora non ho visitato,ma prima o poi spero di farcela.Essi sono tutti elencati nel sito di cimeetrincee, i cui autori spero che vogliano esprimere la loro gratitudine nei miei confronti per la pubblicità fattagli in questo post non querelandomi per le informazioni copiate da loro. Nel prossimo post spero di scrivere su qualcosa di più allegro.
scritto alle 14:28 :: COMMENTI
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