MARCOFERRI
Lifestyle

Lunedi, Gennaio 29, 2007
Viaggio a ZENA (Genova)

Con un po' (chiamalo un po'!!!) di ritardo, ecco che mi accingo a scrivere un resoconto sul viaggio a "Zena", come la chiama chi ci abita, o Genova-come la chiamano il resto degli italiani...
Resoconto che sarà un po' inquinato dalle dimenticanze varie dovute al tempo trascorso dall'adesso a quella volta.
L'occasione è dovuta ad un desiderio di Andrea di tornare dopo quattro anni nella sua nativa Genova. Andrea infatti ci è nato e vissuto fino alla tenera età di 20 anni, poi i suoi genitori si trasferirono a Riccione e lui con loro. Io invece non c'ero mai andato e la possibilità di vedere posti nuovi, per me è sempre attraente.


5 gennaio


Dato che Andrea sconsigliò vivamente l'uso della macchina in quanto guidare nel capoluogo ligure non è proprio come farlo a Riccione (ed aveva ragione), abbiamo optato per il treno. Dopo un viaggio cominciato alle 4:30 dalla stazione di Riccione, con cambio treno a quella di Rimini (perchè non siamo andati direttamente in macchina a Rimini? Perchè i parcheggi gratuiti nel raggio di 1 Km dalla stazione riminese non esistono ed avremmo dovuto accendere un mututo per uno a pagamento, ecco perchè! Con tanti ringraziamenti al sindaco Ravioli di Rimini), altro cambio a quella di Piacenza e poi siamo approdati a Genova Brignole, più o meno alle 10:30.
E qua comincia il viaggetto.



  Sul treno per Genova, mentre esprimo la mia opinione sulla TV-spazzatura


Arrivati, dicevo, a Genova, siamo prima andati a casa della sorella di Andrea (Paola) la quale non ci sarebbe stata e che quindi ce la mise a nostra disposizione. Qua lasciammo i bagagli e poi siamo usciti per una passeggiata. Prima tappa: Boccadasse. Questo quartiere di Genova ricorda molto posti come Camogli o Cinqueterre, anche se devo ammettere che non li ho mai visti dal vivo ma solo in foto.



Cinqueterre? Camogli? No: Genova!


Poi una bella passeggiata sul lungomare, in zona Foce (così chiamata perchè un tempo vi era la foce del fiume Bisagno, oggi quella foce è interrata e non si vede. Il nome però è rimasto), una visita sotto l'arco dei caduti che visto da una certa distanza, magari potrebbe assomigliare all'Arco di Trionfo a Parigi ed infine siamo approdati nei "Carugi". I carugi (caruggi?) sono gli antichi vicoli della Genova Antica. Nei carugi, le strade sono strette (in alcuni si possono toccare le case opposte,solo allargando le braccia), le case sono alte ed il sole non ci batte. Ancora oggi sono abitati, e devo dire che li ho trovati molto caratteristici. Un must-see, per chi va a Genova, direi.



Qua con una station-wagon mi sa tanto che non ci si transita...


Nei carugi ci lavora come fruttivendolo Nicola, grande amico ed ex vicino di casa di Andrea, quando ancora abitava a Genova.  Insieme poi siamo andati prima davanti alla cattedrale di San Lorenzo, poi al porto.
Il porto antico di Genova, mi è sembrato un misto di antico (i vecchi palazzi alcuni dei quali probabilmente edificati ai tempi delle repubbliche marinare) e di moderno (la strada sopraelevata, la struttura tenda-cemento della piazza delle feste, l'acquario), ma ciò che ai miei occhi parve un vero pugno in un occhio è il "Bigo". Se non avessi foto a disposizione e se dovessi descriverlo, direi che sempra un ragno, no: un porcospino, nemmeno un...boh! E' una struttura progettata da un architetto di nome Renzo Piano (lo so perchè il suo nome mi è stato detto-con un evidente tono di disprezzo- da tutti) e vedendone il risultato, si capisce perchè gli architetti non sono sempre apprezzati (lo zar di russia-non ne ricordo il nome- fece accecare l'architetto che progettò la cattedrale di san Basilio affinchè non ne progettasse un'altra uguale. Ai tempi della regina Vittoria, il primo ministro inglese Benjamin Disraeli era solito ripetere in giro che l'architetto che progettò l'House Of Parliament-quella col Big Ben, per intenderci-andava impiccato). Secondo me invece che "Bigo", avrebbero dovuto chiamarlo "Bigolo", come quello che Renzo Piano secondo me dovrebbe prendere dove dico io, per aver rovinato un bel porto così....



Alle mie spalle: il "Bigo"! Monumento allo spreco di denaro pubblico o alla deturpazione ambientale? Ai posteri l'ardua sentenza!


Essendosi fatte ormai le 14:00 ed essendo a digiuno dalla partenza, che si fa? Si mangia! Così siamo andati in un risto del quale non scrivo il nome, per non farne pubblicità negativa. Non che le libagioni facessero schifo, anzi erano ottime. E' che il cameriere aveva voglia di andare a casa e non ci voleva lì. Quindi immaginate che servizio!
Dopo il pranzo (a base di pesto alla genovese, of course) un bel giretto a piedi per digerire ed ecco che -sorpresa!- scappa fuori il vero, l'originale, l'unico galeone usato per girare il film "Pirati" di Roman Polansky con Walter Mattau. Andrea che è un cinefilo esagerato (ha una collezione di videocassette-DVD da far impallidire gli archivi della RAI) ci ha spiegato che il film fu un flop e che addirittura la casa di produzione fallì. Il film non si trova nemmeno su DVD perchè la casa distributrice fallì anch'essa. Non sarà che quel film porta jella? Comunque il galeone era lì e ci siamo saliti (a pagamento). Andrea disse pure che quando arrivò al porto di Genova, avrebbe dovuto starci solo per un paio di settimane ed invece sono anni che c'è. Si vede che nessun altro porto lo voleva e meglio così, almeno abbiamo potuto vederlo noi.



Ora posso dire che io e Walter Mattau siamo saliti sullo stesso galeone (anche se non contemporaneamente)....


Dopo il galenone, l'acquario che è molto famoso. Il primo grande acquario che ho visto fu il Kayukan, l'acquario nel porto di Osaka. Esso è un cilindro di 5 piani separato dal porto e vi si accede tramite un tunnel di plexiglass adagiato sul fondo del porto. Invece quello di Genova è di forma rettangolare e sul molo. All'interno c'era di tutto, di più. Valeva la pena di visitarlo, ma devo avvisare che il prezzo del biglietto è di quelli da infarto.



Adesso vado là



AAARRRGGGGHHHHH!



Non solo pesci, anche anemoni



Non solo pesci, anche pinguini



Non solo pesci, anche iguana



Mi viene voglia di sushi...


La sera abbiamo mangiato in un ristorante di nome "5 Maggio", sito a Quarto dei Mille, che è poi il punto da dove son partiti i mille di Garibaldi. Questo ristorante ha una particolarità: porzioni esagerate a prezzi irrisori. Ma quando dico esagerate, intendo proprio esagerate. Di quelle che poi se prendi una mentina, esplodi (e chi ha visto il mitico "Monty Python-il senso della vita" sa cosa intendo).


6 gennaio


Sveglia presto, e poi in macchina con Nicola a visitare il parco di Nervi. Nervi mi è sembrato il tipico luogo per passeggiate romantiche, ed il parco mi ricordava i parchi londinesi. Abbiamo cercato di fotografare gli scoiattoli che sgambettavano allegramente, ma non stavano fermi! Andrea ricorda che fu in questo parco che i Marillion tennero un concerto.



Se fosse stato fermo, la foto sarebbe venuta meglio!


A pranzo abbiamo mangiato dai genitori di Nicola. Qua ho conosciuto il resto della sua famiglia. Una delle sue sorelle l'avevo già conosciuta la sera precedente, sua moglie ed i suoi figli invece li avevo già conosciuti a Riccione.


Dopo pranzo siamo andati a visitare la "Lanterna" (si chiama così, davvero), anzi diciamo pure che li ho convinti a visitarla a forza d'insistere. Da quando quella volta a Bologna insieme a Mamiko siono salito sulla torre degli Asinelli, ho cominciato la tradizione di salire su ogni torre/campanile/cupola famosi in tutte le città in cui vado. Il faro ancora mancava alla mia collezione e la lanterna di Genova è il più antico faro tra quelli più alti ed ancora in funzione in tutto il mondo. Potevo non andarci? No, naturalmente. Nessuno di coloro che vennero con me (tutti genovesi) c'era mai salito. Andrea è scusato perchè la lanterna è stata aperta al pubblico solo da qualche anno, ossia quando lui era già a Riccione, gli altri no, ma ora possono dire anche loro di esserci saliti...



Il simbolo di Genova



Adesso entriamo



Scalare, scalare,scalare! (Il montacarichi è chiuso col lucchetto)


Per salire sulla lanterna, si parcheggia ad una certa distanza, poi si segue una passeggiata panoramica che riproduce l'antico sentiero che passando sotto la lanterna, consentiva l'accesso a Genova da ponente. L'ingresso è a pagamento. Dopo aver pagato, si sale. C'è una specie di montacarichi, ma non è usabile dai turisti, quindi occorre usar le gambe. Si arriva al primo piano e sorpresa: l'accesso al secondo piano (cioè la cima dove cè il faro) è sbarrato. Pazienza, mi dico. Dopotutto la visuale della città è bella anche da qua. Il trovarmi su un faro tanto antico, in mezzo ad un porto così moderno (ed in presenza di un bel pò di fabbriche) mi fa venire in mente la mistura tra antico e moderno di cui ho già scritto riguardo al porto.



Quello che si vede dall'alto della lanterna


Dopo la discesa è d'obbligo una visita al museo della lanterna. Se qualche lettore/lettrice di questo blog vuole provare anche lui/lei l'ebbrezza di poter un giorno dire "anche io sono salito sulla lanterna di Genova", può dare un'occhiata al sito ufficiale sul link http://www.liguri.org/lanterna/


7 gennaio


Oggi abbiamo fatto una passeggiata a Boccadasse, quartiere sul quale ho già scritto. Avrei voluto andare a fare un giro a Voltri, dove viveva il mio amico Enzo P. dei gloriosi tempi di Londra, ma non c'era tempo. Infatti Andrea mancava da 4 anni e doveva incontrare un pò di parenti e di amici. Tra un amico ed un parente, siamo riusciuti a vedere la casa di Cristoforo Colombo (a dire il vero, circola anche la voce che Colombo non fosse stato italiano ma spagnolo e che a Genova ci veniva a trovar l'amante. I sostenitori di questa teoria citano il fatto che tutte le lettere scritte dal navigatore e giunte fino a noi sono in spagnolo, non  in genovese -presumo che all'epoca l'italiano parlato a Genova fosse diverso da quello attuale- mentre i denigratori sostengono che essendo lo spagnolo la lingua franca del mondo marittimo dell'epoca, era naturale che un navigatore la conoscesse e che la usasse nella corrispondenza. Mancando una macchina del tempo per poter andare a controllare, non ci resta che rimaner nel dubbio), poi una bella passeggiata nel centro storico, passando per la Porta Soprana (così chiamata perchè è quella posta più in alto) e per via Garibaldi, dove un tempo le famiglie facoltose genovesi (Doria, Spinola, Parodi, ecc.) edificarono palazzi (forse per ostentare il proprio status sociale) che ancora oggi testimoniano la ricchezza raggiunta col commercio ai tempi in cui Genova era una repubblica marinara.



I resti di una casa famosa...



La porta soprana


Nel pomeriggio abbiamo visitato il cimitero monumentale di Staglieno. Questo cimitero è famoso in tutto il mondo. Mark Twain scrisse che sarebbe stato tutto ciò di cui si sarebbe ricordato, una volta dimenticato tutto il resto di Genova. E' talmente grande che all'interno c'è un mini bus per girare. Molti defunti illustri riposano qua. Noi per mancanza di tempo (ci vorrebbe un'intera giornata per poter vedere tutte le tombe, alcune delle quali sono dei veri capolavori di sculura/architettura tali da estasiare un Michelangelo od un Canova) abbiamo solo potuto vedere la tomba di Fabrizio De Andrè (con la sua chitarra a fianco) e quella di Giuseppe Mazzini. Entrambe le tombe abbiamo potuto vederle/fotografarle solo da fuori, in quanto chiuse da una vetrata (quella di De Andrè) e da una cancellata (quella di Mazzini)



La tomba di Fabrizio De Andrè vista da fuori...



...e vista da dentro! In basso a sinistra si vede il manico della sua chitarra.



Altra tomba illustre.



La sera Nicola ci ha portato in collina, a vedere Genova-by-night.Peccato per il vento gelido, altrimenti avrei potuto scattar più foto. Sull'Adriatico non si possono fare foto al mare col sole al tramonto (per ovvie ragioni), ma solo all'alba ed a quell'ora io dormo...



Genova-by-night



8 gennaio


Oggi abbiamo fatto una bella camminata per i viali dove Andrea è cresciuto. Dopo un pò, sono giunto alla conclusione che aveva assolutamente ragione lui quando sosteneva che non è facile guidarci e che i parcheggi sono scarsi. E devo aggiungere io che anche in bicicletta, non la si gode: troppe salite e discese!



A spasso per Genova


A pranzo abiamo incontrato la sorella di Andrea, ed abbiamo mangiato insieme.
Dopo pranzo abbiamo incontrato Nicola, il quale ci ha portato a fare in giro sulla più lunga ferrovia a scartamento ridotto italiana: la Genova-Casella. Una ferrovia a scartamento ridotto è quella in cui la distanza tra i binari è inferiore rispetto ad una a scartamento normale. Ciò impedisce velocità elevate, ma in compenso permette al treno di fare curve più strette di quelle che potrebbe fare un treno normale. Ciò rende questo tipo di ferrovie l'ideale per la montagna, dove le curve, per forza di cose, sono molte. Per chi vuole saperne di più, clicchi su http://www.ferroviagenovacasella.it/


 



La stazione Genova-Casella


La sera abbiamo mangiato con gli amici di Andrea. Io non li conoscevo, anche se un tempo avevo scambiato qualche E-mail con uno di loro, Massimo V. Loro conoscono uno che conosce Luca Bizzarri, ma mi hanno detto che in ogni caso non avrebbe potuto presentarmelo perchè non era a Genova, in quel periodo. Riuscirò mai ad incontrarlo?



9 gennaio


Giornata del ritorno. I biglietti li avevo comprati ieri, ma avevo dimenticato di dire saremmo partiti da Genova Brignole, così dovettimo farci accompamgnare da Nicola alla stazione successiva (Genova Principe) per non rischiare di venir beccati dal controllore. Abbiamo preso il treno al volo. Poi abbiamo cambiato a Milano e quindi a Rimini. Per tutta la durata abbiamo dormito molto ma mangiato niente. Ecco quindi che appena arrivati siamo andati a mangiare un kebab, che a Rimini conosciamo un posto che li fa mooolto buoni e che ormai il padrone appena ci vede non ci chiede più cosa vogliamo ma comincia direttamente a farcelo...


Che dire del viaggio? Che Genova è una città che ha molto da offrire ai turisti. Un tempo credevo che fosse solo una città industrial-portuale, ma ora so che mi sbagliavo. Un giorno cercherò di tornarci con Mamiko. E magari cercheò pure di vedere il resto della costa ligure (anche Cinqueterre, Camogli e Voltri).


Ultima cosa: le foto del viaggio sono come al solito su http://fotoalbum.marcoferri.eu



scritto alle 10:22 ::    COMMENTI

Venerdi, Gennaio 12, 2007
TRE OTTOBRE 2007 - PICCOLO BLITZ A GORIZIA

Il tutto e' cominciato con una promessa fatta a Nagoya a Matteo Boscarol, ossia che se fosse venuto in Italia e se io avessi avuto tempo, sarei andato a trovarlo. Quando in dicembre Matteo scrisse che dal primo al 14 di gennaio sarebbe stato in Italia, dopo un bel po' che non ci veniva, ho pensato di mantenere la mia promessa.
Matteo abita a Fogliano Redipuglia,cittadina famosa per la presenza del piu' grande sacrario militare d'Europa (piu' di 100mila morti) del quale ho gia' parlato in un post precedente. Dato che sapevo che lui non avrebbe potuto dedicarmi molto tempo, ho pensato bene di approffittare dell'occasione per fare anche il turista in una citta' che non avevo ancora visto: Gorizia



Il castello e la citta' vista dal medesimo.Le montagne sullo sfondo sono in territorio sloveno.


Gorizia e' conosciuta per svariati motivi, soprattutto legati alla prima guerra mondiale. Nel 1916 fu infatti conquistata dai soldati italiani al prezzo di 21.630 morti e di 52.940 feriti. I soldati dell'epoca cantavano (sottovoce e senza farsi sentre dagli ufficiali) "Oh Gorizia tu sei maledetta/Per ogni cuore che sente coscienza/Dolorosa ci fu la partenza/E il ritorno per tutti non fu". Fu una vittoria di Pirro, insignificante da un punto di vista militare ma che il governo di allora esalto' come una grande vittoria. Del fatto che (per dirla tutta) Gorizia non fu nemmeno conquistata tutta (alcuni quartieri rimasero in mano austro-ungarica fino alla fine del conflitto), naturalmente il governo minimizzo'. Ma Gorizia fu anche la salvezza del Generale Cadorna, che fino al 1916 vedeva la sua posizione in pericolo perche' i politici esigevano risultati che lui non consegnava.Dopo la presa, la sua posizione fu assicurata.Almeno fino a Caporetto (1917)  quando fu silurato. Poi si sa come ando' la storia: il confltto fini', 20 anni dopo ce ne fu uno peggiore ed alla fine della seconda guerra mondiale la citta' si trovo' divisa in due: Gorizia in territorio italiano e Nova Gorica in quello yugoslavo. Per anni Gorizia venne soprannominata "La Berlino italiana", una citta' tagliata in due da un muro (anche se quello che ho visto io non era un muro ma un recinto) in cui capito' che un contadino abitasse in uno stato ma che la sua terra fosse nell'altro. Insomma, Gorizia aveva abbastanza requisiti per suscitare il mio interesse, ed in piu' ce ne aveva un'altro: la presenza di un sacrario in cui non ero ancora stato.



Il tricolore che sventola dal 1918


Ma torniamo al 3 gennaio. Tutti mi dicevano di non andare in macchina, che era pericoloso. Chi mi diceva di usare il treno, chi di andarci con qualcuno, chi di rinunciare proprio perche' troppo lontano.
Ai primi rispondevo che un viaggio in treno ci mette 6 o 7 ore, che secondo gli orari delle FFSS, se avessi voluto arrivare ad un'ora decente (tipo alle 9:11) sarei dovuto partire alle 23:38 del giorno prima,cambiando a Rimini e poi a Mestre (chi crede che io dica cazzate, dia un'occhiata a http://www.trenitalia.it ) mentre in macchina ci avrei messo al massimo 4 ore e mezza (ed infatti cosi' fu).
Ai secondi risposi che se aspettavo qualcuno,avrei fatto in tempo a morire di vecchiaia. Infatti non e' facile trovare qualcuno interessato ad andare a Gorizia e/o libero proprio quel giorno.
Ai terzi non rispondevo proprio.
Certo, quelli che mi mettevano in guardia contro la possibilita' di incontrare nebbia,neve e ghiaccio li ho ascoltati ed infatti fu per questo motivo che decisi di partire cosi' presto: per andare piano che non si sa mai.
Il viaggio fu tranquillo. Ghiaccio niente, neve inesistente e solo un piccolo banco di nebbia dopo Venezia. Per il resto, una bella giornata di sole anche se fredda (alla faccia dei menagrami,tie'!).La strada fu Rimini-Ravenna-Chioggia-Venezia e poi l'autostrada per Trieste. Per colpa di una fila di camion,da Ravenna a Chioggio non ho potuto superare i 90 all'ora e magari cio' fu un bene, chissa'.



Grande invenzione, l'autoscatto!


Come dicevo, dato che Matteo non poteva che incontrarmi di pomeriggio, io ho usato la mattina per visitare la "Berlino italiana". Prima tappa: il castello. Sorge su una collina e domina tutta la citta'. Gorizia non e' poi tanto grande, anzi si puo' dire che e' piccola e che dal castello la si vede tutta. Naturalmente si vede anche Nova Gorica, ma uno che non sa in quale lato si trovi,non l'indovinerrebbe mai.Infatti il confine non e' segnato da un muro alto (tipo quello di Berlino che ebbi la fortuna di vedere nel 1989, prima che venisse abbattuto) o da un fiume. Il castello pero' e' bellino. Un castello medioevale al cui interno sono conservati molti mobili dell'epoca. Non sarebbe male per girarci qualche film fantasy. Sul castello svetta (dal 1918) la bandiera italiana e non mancano terghe di marmo a commemorare la presa di Gorizia (sui cui costi e sulla cui utilita' militare ho gia' scritto prima).



Oggi e' una ricostruzione.Un tempo fu la triste realta'


Dopo il castello, si puo' non andare a visitare il museo della Grande Guerra, il quale e' oltretutto a 100 metri dall'entrata del castello? Ma naturalmente no. Dopotutto qua c'e' stato il fronte, qua c'e' stata la guerra ed una visita al museo e' un atto dovuto (andreste a Parigi senza vedere il Louvre? Si? Allora non dico piu' niente!). Interessante nel museo la stanza dedicata al generale Diaz, con cimeli suoi originali. Oppure la ricostruzione delle trincee a grandezza naturale. Adiacente al museo ci sono anche il museo archeologico e quello della moda che si possono visitare con un unico biglietto e per accedere ai quali non e' necessario uscire:sono collegati tra di loro.



Piazza Della Transalpina.Il confine internazionale (le piastrelle marroncine,i vasi e la rete dietro)



                  Due cartelli ai lati opposti della Piazza della Transalpina



Lati opposti dello stesso cippo,in Piazza della Transalpina



Sto attraversando il confine. Alle mie spalle l'Italia. Di fronte la Slovenia. E niente passaporto


Dato che siamo in una citta' di confine,ho voluto vedere...il confine,appunto. Le custodi del castello (molto gentili) mi hanno indirizzato a Piazza Della Transalpina, oggi una normale piazza della stazione ma che fino al 2004 era una vera e propria frontiera, con gendarmi,controllo passaporti,perquisizioni ecc. Oggi restano le targhe,i cippi commemorativi, i cartelli segnaletici delle frontiere in tre lingue (italiano,sloveno ed inglese) ed una linea di demarcazione per terra, ma non ho visto poliziotti e nessuno mi ha detto niente quando ho "attraversato il confine". Insomma, da Berlino italiana si e' passati a due citta confinanti. Chissa' che effetto faceva negli anni della guerra fredda abitare in un palazzo dalla cui finestra si vedeva un'altra nazione.



                La chiesa di Sant'Ignazio



Manifesti in due lingue.Si vede che siamo al confine!



Pranzo goriziano                                                          


Dopo questa terza tappa, ho fatto un po' di giretti nel centro storico. Non si puo' non concordare con Matteo: Gorizia e' una citta' "austriaca" come architettura. E si vede. Per esempio le guglie della chiesa di Sant'Ignazio, e' piu' probabile vederle a Vienna che a Roma. Poi un bel pranzetto di specialita' locali (gnocchidipaneaglispianciconformaggio, LUBIANSKAossiacarnefrittaconprosciuttocottoeformaggio e patatecottealforno). La cameriera non si era avvista che io ero forestiero e mi elencava il menu' dando per scontato che io conoscessi gia' i nomi. Ho dovuto fermarla e chiederle delucidazioni piu' volte.



Oslavia: esterno, interno e la tomba del generale Achille Papa



Mio babbo nel 1957 ed io cinquant'anni dopo


Finito di mangiare, sono andato al sacrario di Oslavia,a pochi Km dal centro (si vede anche dal castello). Oslavia e' il nono sacrario della grande guerra che ho visitato (dopo quelli che Asiago, di Fagare' Della Battaglia, di Nervesa Della Battaglia, del Pasubio, di Rovereto, del Monte Grappa, di Caporetto/Kobarid e di Redipuglia. Non finiro' mai di ringraziare quelli di http://www.cimeetrincee.it per tutto le info che mi permisero le varie visite). Qua riposano 57.200 italiani e 539 austroungarici. In effetti anche a me la disparita' e' subito balzata all'occhio. In questo sacrario mio babbo ci fece il militare nel 1957. 50 anni dopo io ci feci il turista, anche se non e' affatto un luogo di divertimento. Mentre camminavo per i corridoi e guardavo le nicchie (pure un omonimo di mio fratello c'e'), non ho potuto fare a meno di pensare alle migliaia di italiani caduti prigionieri degli austro-ungarici e morti nei campi di concentramento austriaci, ungheresi, cecoslovacchi, ecc. Secondo la mentalita' militare dei generali italiani dell'epoca, chi cadeva prigioniero era un vile (D'Annunzio per esempio defini' i prigionieri -con molto disprezzo- "Imboscati d'oltralpe") e non meritava considerazione. Migliaia di quei prigionieri morirono all'estero e furono dimenticati e mai onorati dalla patria (cioe' l'Italia). Un esempio concreto e triste si puo' leggere su http://cronologia.leonardo.it/storia/a1918y.htm  Poi i prigionieri che riuscirono in qualche modo a tornare, dovettero pure subire l'umiliazione di interrogatori, campi d'internazione e controlli vari da parte delle autorita' per capire se si erano arresi al nemico senza combattere, se fossero stati disertori, se durante la prigionia avessero preso il "morbo sovietico", ecc. Un vero schifo, se me lo lasciate dire.



Con Matteo Boscarol


Lasciato il sacrario di Oslavia, sono andato a Fogliano Redipuglia, al sacrario, dove ho incontrato Matteo. Mentre l'attendevo ho passeggiato per il Colle Sant'Elia, un vero e proprio museo all'aperto della guerra. Un colle conquistato anch'esso a prezzo di miglaiai di vite umane.
Poi e' arrivato Matteo e con lui sono salito sul sacrario, ho acceso un cero a Neri Luigi e Neri Pietro, i due zii di mio nonno, morti nel 1918 (almeno loro furono identificati. In questo sacrario giacciono anche migliaia di ignoti) e poi insieme siamo saliti in cima, chiacchierando del piu', del meno, dell'Italia, del Giappone, del lavoro, ecc.. In cima abbiamo visitato il mini-museo e poi siamo ridiscesi. Ho notato che dei curiosi si sono fermati a vedere le nicchie davanti alle quali ho deposto il cero. Si vede che sono pochi che lo fanno. In effetti mi risulta che l'ultimo della famiglia a venir qua fu mio nonno negli anni '60. Poi piu' nessuno fino al 2005 (io).
Dopo un bel caffettino e l'ho accompagnato a casa sua con la macchina. Nelle mie intenzioni c'era di accompagnarlo e poi partire (stava diventando tardino), ma poi si sa come vanno a finire le cose e sono entrato in casa sua dove ho conosciuto sia i suoi genitori che sua figlia.
Quando il sole comincio' a tramontare, li ho salutati tutti e sono tornato a casa. Questa volta ho fatto l'autostrada, allungando un po' il tragitto ma potendo usufruire di una maggiore velocita'.
Una giornata niente male. Due giorni dopo sono partito per Genova, ma questa e' un'altra storia, che scrivero' piu' avanti.
Fine di questa puntata...


Ps: non dimenticate di dare un'occhiata al fotoalbum con tutte le foto della gita: http://fotoalbum.marcoferri.eu



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