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31-Marzo-2008

Expo 2015


"Nutrire il pianeta-


energia per la vita"


 



Perdurare si chiede: 


Così nutriamo il pianeta , riduciamo lo smog e proteggiamo l'ambiente?


Al Gore, premio nobel per l'ecologia, e tutti gli altri affaristi (costruttori edili compresi) dicono di si.


 


Perdurare  propone alla vostra intelligenza solo le cifre:


 - 1.700.000 mq di superficie per realizzare il sito dell'Expo adiacente all'attuale Fiera di Rho-Pero



- 2.100.000 mq di superficie per possibili strutture di servizio e supporto all'Expo sull'area ex-Alfa Romeo di Arese



- opere ricettive per un fabbisogno stimato di 124.000 posti letto al giorno



- opere per la mobilità per far viaggiare i 160.000 visitatori al giorno previsti e le merci del caso, in particolare



1. realizzazione della terza pista a Malpensa e collegamento diretto Malpensa-Fiera



2. parcheggi presso il sito Expo e in corrispondenza di nuovi centri di interscambio



3. realizzazione stazione TAV tratta Lione-Torino-Milano presso la Fiera



4. realizzazione 4^ linea metropolitana da Linate al Giambellino



5. nuove tangenziali per Milano (la nuova Est più esterna, il completamento a Nord dell'anello)



6. realizzazione delle autostrade Pedemontana e BreBeMi



7. nuovo raccordo A4 Boffalora-Malpensa


- 1,6 miliardi di Euro di costi diretti per realizzare il sito dell'Expo (di cui 800 milioni di denaro pubblico)



- svariati miliardi di Euro (si suppone pubblici) per realizzare le altre opere suddette.


 


 


____________



scritto alle 19:43:22 ::    COMMENTI

 Oggi Perdurare propone questa intervista a Rubbia apparsa ieri su un noto quotidiano nazionale (da leggere tutta e commentare):

Sì al nucleare innovativo con piccole centrali senza uranio
Ma non esiste un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie


Rubbia: "Né petrolio né carbone
soltanto il sole può darci energia"


di GIOVANNI VALENTINI




<B>Rubbia: "Né petrolio né carbone<br>soltanto il sole può darci energia"</B>


Carlo Rubbia in un disegno di Riccardo Mannelli


GINEVRA - Petrolio alle stelle? Voglia di nucleare? Ritorno al carbone? Fonti rinnovabili? Andiamo a lezione di Energia da un docente d'eccezione come Carlo Rubbia, premio Nobel per la Fisica: a Ginevra, dove ha sede il Cern, l'Organizzazione europea per la ricerca nucleare. Qui, a cavallo della frontiera franco-svizzera, nel più grande laboratorio del mondo, il professore s'è ritirato a studiare e lavorare, dopo l'indegna estromissione dalla presidenza dell'Enea, il nostro ente nazionale per l'energia avviluppato dalle pastoie della burocrazia e della politica romana.

Da qualche mese, Rubbia è stato nominato presidente di una task-force per la promozione e la diffusione delle nuove fonti rinnovabili, "con particolare riferimento - come si legge nel decreto del ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio - al solare termodinamico a concentrazione". Un progetto affascinante, a cui il premio Nobel si è dedicato intensamente in questi ultimi anni, che si richiama agli specchi ustori di Archimede per catturare l'energia infinita del sole, come lo specchio concavo usato tuttora per accendere la fiaccola olimpica. E proprio mentre parliamo, arriva da Roma la notizia che il governo uscente, su iniziativa dello stesso ministro dell'Ambiente e d'intesa con quello dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani, ha approvato in extremis un piano nazionale per avviare anche in Italia questa rivoluzione energetica.

Prima di rispondere alle domande dell'intervistatore, da buon maestro Rubbia inizia la sua lezione con un prologo introduttivo. E mette subito le carte in tavola, con tanto di dati, grafici e tabelle.



Il primo documento che il professore squaderna preoccupato sul tavolo è un rapporto dell'Energy Watch Group, istituito da un gruppo di parlamentari tedeschi con la partecipazione di scienziati ed economisti, come osservatori indipendenti. Contiene un confronto impietoso con le previsioni elaborate finora dagli esperti della IEA, l'Agenzia internazionale per l'energia. Un "outlook", come si dice in gergo, sull'andamento del prezzo del petrolio e sulla produzione di energia a livello mondiale. Balzano agli occhi i clamorosi scostamenti tra ciò che era stato previsto e la realtà.

Dalla fine degli anni Novanta a oggi, la forbice tra l'outlook della IEA e l'effettiva dinamica del prezzo del petrolio è andata sempre più allargandosi, nonostante tutte le correzioni apportate dall'Agenzia nel corso del tempo. In pratica, dal 2000 in poi, l'oro nero s'è impennato fino a sfondare la quota di cento dollari al barile, mentre sulla carta le previsioni al 2030 continuavano imperterrite a salire progressivamente di circa dieci dollari di anno in anno. "Il messaggio dell'Agenzia - si legge a pagina 71 del rapporto tedesco - lancia un falso segnale agli uomini politici, all'industria e ai consumatori, senza dimenticare i mass media".

Analogo discorso per la produzione mondiale di petrolio. Mentre la IEA prevede che questa possa continuare a crescere da qui al 2025, lo scenario dell'Energy Watch Group annuncia invece un calo in tutte le aree del pianeta: in totale, 40 milioni di barili contro i 120 pronosticati dall'Agenzia. E anche qui, "i risultati per lo scenario peggiore - scrivono i tedeschi - sono molto vicini ai risultati dell'EWG: al momento, guardando allo sviluppo attuale, sembra che questi siano i più realistici". C'è stata, insomma, una ingannevole sottovalutazione dell'andamento del prezzo e c'è una sopravvalutazione altrettanto insidiosa della capacità produttiva.

Passiamo all'uranio, il combustibile per l'energia nucleare. In un altro studio specifico elaborato dall'Energy Watch Group, si documenta che fino all'epoca della "guerra fredda" la domanda e la produzione sono salite in parallelo, per effetto delle riserve accumulate a scopi militari. Dal '90 in poi, invece, la domanda ha continuato a crescere mentre ora la produzione tende a calare per mancanza di materia prima. Anche in questo caso, come dimostra un grafico riassuntivo, le previsioni della IEA sulla produzione di energia nucleare si sono fortemente discostate dalla realtà.

Che cosa significa tutto questo, professor Rubbia? Qual è, dunque, la sua visione sul futuro dell'energia?

"Significa che non solo il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l'uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni, come del resto anche l'oro, il platino o il rame. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra".

Eppure, dagli Stati Uniti all'Europa e ancora più nei Paesi emergenti, c'è una gran voglia di nucleare. Anzi, una corsa al nucleare. Secondo lei, sbagliano tutti?

"Sa quando è stato costruito l'ultimo reattore in America? Nel 1979, trent'anni fa! E sa quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dal governo, dallo Stato, per mantenere l'arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l'uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie".

Ma non si parla ormai di "nucleare sicuro"? Quale è la sua opinione in proposito?

"Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali. Si può parlare, semmai, di un nucleare innovativo".

In che cosa consiste?

"Nella possibilità di usare il torio, un elemento largamente disponibile in natura, per alimentare un amplificatore nucleare. Si tratta di un acceleratore, un reattore non critico, che non provoca cioè reazioni a catena. Non produce plutonio. E dal torio, le assicuro, non si tira fuori una bomba. In questo modo, si taglia definitivamente il cordone fra il nucleare militare e quello civile".

Lei sarebbe in grado di progettare un impianto di questo tipo?

"E' già stato fatto e la tecnologia sperimentata con successo su piccola scala. Un prototipo da 500 milioni di euro servirebbe per bruciare le scorie nucleari ad alta attività del nostro Paese, producendo allo stesso tempo una discreta quantità di energia".

Ora c'è anche il cosiddetto "carbone pulito". La Gran Bretagna di Gordon Brown ha riaperto le sue miniere e negli Usa anche Hillary Clinton s'è detta favorevole...

"Questo mi ricorda la storia della botte piena e della moglie ubriaca. Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell'umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l'anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso".

E allora, professor Rubbia, escluso il petrolio, escluso l'uranio ed escluso il carbone, quale può essere a suo avviso l'alternativa?

"Guardi questa foto: è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell'elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità".

Ma noi, in Italia e in Europa, non abbiamo i deserti...

"E che vuol dire? Noi possiamo sviluppare la tecnologia e costruire impianti di questo genere nelle nostre regioni meridionali o magari in Africa, per trasportare poi l'energia nel nostro Paese. Anche gli antichi romani dicevano che l'uva arrivava da Cartagine. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l'energia necessaria all'intero pianeta. E un'area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell'Italia, un'area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma".

Il sole, però, non c'è sempre e invece l'energia occorre di giorno e di notte, d'estate e d'inverno.

"D'accordo. E infatti, i nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l'energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l'acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente".

Se è così semplice, perché allora non si fa?

"Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com'è accaduto del resto per il computer vent'anni fa".


(30 marzo 2008)



scritto alle 06:48:57 ::    COMMENTI

30-Marzo-2008

Buona prima  Domenica


di Primavera



quadro di Riccardo Maffioli






La cucina semplice e tranquilla di Perdurare:






Cipolle alla Griglia


Ingredienti:



  • cipolle fresche

  • olio

Potete tagliarle a metà o a fette spesse e cuocerle sui bordi della griglia ungendole d'olio.


 



scritto alle 08:02:46 ::    COMMENTI

29-Marzo-2008

PLASTICA



immagine tratta dal cortometraggio "Convivere" di Riccardo Maffioli



BORSE DI PLASTICA

Le borse di plastica compiono 75 anni. Per la precisione il settantacinquesimo compleanno è quello del polietilene, il materiale di cui sono fatte.
Il polietilene è a base di petrolio. Si calcola che ogni anno siano prodotte nel mondo 500 miliardi di buste di plastica, l'equivalente di 60 milioni di barili di petrolio.



Eppure nei negozi continuano a infilare automaticamente la merce nelle buste di plastica.



San Francisco e Parigi le hanno appena vietate. Londra invece vuole abolirle e anche Cina, Australia, New York. in Italia l'ultimatum è previsto per il 1 gennaio 2010 : le buste di plastica non biodegradabili stanno per lasciare il posto alle più ecologiche soluzioni in materiali agricoli. Fra le tante disposizioni contenute nella Finanziaria 2007 è prevista una piccola norma: nel 2010 in Italia ci sarà una piccola rivoluzione nei nostri comportamenti quotidiani



L'alternativa potrebbe essere il materbi, la bioplastica ricavata dal mais (considerando però anche i danni che da questa tecnica ne derivano).
In Inghilterra stanno sviluppando ecogen, anch'essa a partire dall'amido di mais e anch'essa biodegradabile.
Cosa farne allora delle borse di plastica? Se disperse nell'ambiente finiranno prima o poi per alimentare il vortice dei rifiuti, il settimo continente che galleggia nell'Oceano Pacifico.


E' buona abitudine utilizzare per la spesa borse di juta, cotone ecc.., in sostituzione dei sacchetti di plastica,, portandocele tutte le volte da casa.






scritto alle 07:22:33 ::    COMMENTI

28-Marzo-2008

Il sogno del Maffioli



Il mio sogno?


Vivere nel Paradiso Terrestre...


 


Il quadro sopra : Il Giardino dell'Eden di Hieronymus Bosch



scritto alle 06:36:41 ::    COMMENTI

27-Marzo-2008

Diminuito il consumo di mozzarella



Le bufale ringraziano...


La mozzarella alla diossina è stato il titolo di apertura di qualche giorno fa del quotidiano inglese Indipendent.
Forse siamo arrivati al punto in cui la societa' dell'usa e getta trova il suo castigo.
Comunque se tutte le realta' ambientali italiane venissero a galla sarebbe la fine del tanto declamato made in Italy, la fine di un'economia affermta, l'inizio di una dilagante disoccupazione.
Durante questa campagna elettorale, invece di continuare a parlare all'inifinito di politica, se si iniziasse ad affrontare le problematiche ambientali alla stregua della crisi economica, sarebbe meglio.
La crisi forse non è altro che un diversivo per non parlare di ambiente.
Nel frattempo la Corea del Sud e il Giappone ha bloccato le importazioni di mozzarella dopo aver svolto alcune analisi: ne importa circa dieci tonnellate all'anno.


Pensate anche alle povere bufale costrette a nutrirsi di diossina!!!



scritto alle 10:16:21 ::    COMMENTI

26-Marzo-2008
 


Oggi PERDURARE non può non commentare questa notizia interessante e anche un po' avvilente:





In soli 5 anni l'energia utilizzata per far funzionare i computer è raddoppiata


Da Internet tanta Co2 quanto gli aerei
Così il web surriscalda la Terra


Pochi secondi su Google consumano quanto 60 minuti di eco-lampadina





Non ho dubbi che il pc consumando energia inquini ma se penso che internet fa risparmiare in:


carta e quindi alberi e quindi in terreno,


spostamenti e quindi non consumo di carburante vario,


tempo che posso dedicare alla natura,


spazi dei magazzini,


forse inquina meno dei condizionatori d'aria o di un SUV...,


noi utenti non lasciamo acceso il pc 24 ore,


ecc.ecc.


E poi scusatemi, se l'energia fosse prodotta con fonti rinnovabili


internet inquinerebbe zero!


 


------






scritto alle 09:41:03 ::    COMMENTI

25-Marzo-2008
 




AGRICOLTURA BIOLOGICA.


Della nostra brava Elena




L'IFOAM, la Federazione Internazionale dei Movimenti per l'Agricoltura Biologica (International Federation of Organic Agriculture Movements), così definisce l'agricoltura biologica:


"Tutti i sistemi agricoli che promuovono la produzione di alimenti e fibre in modo sano socialmente, economicamente e dal punto di vista ambientale. Questi sistemi hanno come base della capacità produttiva la fertilità intrinseca del suolo e, nel rispetto della natura delle piante degli animali e del paesaggio, ottimizzano tutti questi fattori interdipendenti. L'agricoltura biologica riduce drasticamente l'impiego di input esterni attraverso l'esclusione di fertilizzanti, pesticidi e medicinali chimici di sintesi. Al contrario, utilizza la forza delle leggi naturali per aumentare le rese e la resistenza alle malattie".


L'agricoltura biologica è un metodo di produzione agricola che si pone l'obiettivo del rispetto dell'ambiente e degli equilibri naturali e della tutela della salute degli operatori e dei consumatori. Come tale esclude l'impiego di concimi chimici .
La produzione agricola viene ottenuta cercando di rispettare i cicli naturali e anche l'allevamento deve essere in equilibrio con i terreni, rispettando adeguati carichi di animali per ettaro di superficie e deve garantire una sana alimentazione e il benessere degli animali.
Specialmente in questi ultimi decenni, i paesi piu' sviluppati hanno usato tecniche di coltivazione sempre piu' energiche e forzanti per far fronte al maggior numero di consumatori: ecco allora l'uso massiccio di fertilizzanti chimici, diserbanti, pesticidi, antiparassitari.
Ad un certo punto si sono accorti che tutto ha un " rovescio della medaglia" e che questi erano veleni che dal terreno passavano nelle acque sotterranee e poi nei fiumi e nei mari.
Se volessimo approfondire l'argomento diciamo che la prova concreta che al pianeta Terra fa bene il cibo biologico, dato che gli evita pesticidi e concimi chimici, questa ci viene dall'Inghilterra dove dopo aver coltivato campi e allevato bestiame secondo il metodo biologico e non, hanno constatato che frutta e verdura biologiche contengono il 40% in piu' di antiossidanti rispetto a quelle cresciute con i metodi convenzionali. Il latte anche il 90% in piu'.
Alcune persone sono pero' poco interessate al biologico perche' ha prezzi alti. E' considerato un prodotto di qualita' e quindi di nicchia, magari un po' snob. Questo puo' essere vero.
Qualcuno si puo' chiedere: perche' questa agricoltura si deve chiamare biologica? L'agricoltura normale non è anch'essa forse naturale?
La risposta è no. Forse non ne siamo consapevoli, ma l'agricoltura normale è del tutto innaturale! Dovremo iniziare a chiamarla agricoltura fossile a causa della sua pesante dipendenza dagli input energetici che vengono dai combustibili fossili.
Se oggi abbiamo rese elevate e una piccola percentuale si dedica all'agricoltura, cio' è dovuto agli innumerevoli schiavi energetici (fossili) che abbiamo messo all'opera. Non si parla solo del trattore ma in particolare dei fertilizzanti, dei pesticidi e dei trasporti.


L'Italia è il primo paese in Europa produttore di agricoltura biologica e il terzo al mondo dopo Australia e Argentina.
Questo perche' l'Italia ha tanta superficie come terreno (oltre un milione di ettari) e vanta 50.000 aziende biologiche.
Vengono coltivati soprattutto foraggi, prati e pascoli, e cereali, che nel loro insieme rappresentano oltre il 70% circa della superficie ad agricoltura biologica. Seguono le coltivazioni arboree e le colture industriali. Ma il biologico non si ferma solo alle fattorie: in Italia si contano circa 839 bioagriturismi, 300 gruppi di acquisto e oltre 650 mense scolastiche.
Anche sul fronte dei consumi siamo ai primi posti.
Il bio-consumatore tipo ha tra i 25 e i 45 anni, abita al Nord, ha una cultura e un reddito medio alto e cio' che lo spinge all'acquisto è la sicurezza e la curiosita' uniti alla certezza che questi prodotti fanno bene alla salute.
I prodotti biologici costano quindi sempre di piu' dei prodotti convenzionali.
I motivi sono molteplici, riconducibili soprattutto ai maggiori costi di produzione, che si traducono pero' in maggiore qualita' e sicurezza, e alle spese legate alla certificazione obbligatoria, che sì garantisce il consumatore sulla reale provenienza biologica, ma è un costo che si scarica sul prodotto.
I prezzi dei singoli alimenti possono aumentare dal 5 al 50% in piu': risultano piu' care soprattutto le carni, e il motivo sta nel mangime utilizzato e soprattutto nei tempi di allevamento molto maggiori rispetto al convenzionale.




 


Marchi di qualità


Dal sito dell'AIAB





Nel marzo 2000 la Commissione Europea ha introdotto un logo recante la dicitura 'Agricoltura biologica - Regolamento (CEE) n. 2092/91, concepito per essere utilizzato su base volontaria dai produttori i cui metodi di produzione e i cui prodotti sono stati sottoposti a un controllo e sono risultati conformi alle norme UE.



I consumatori che acquistano i prodotti in questione possono essere sicuri che:




  • almeno il 95% degli ingredienti del prodotto sono stati ottenuti con il metodo biologico;



  • il prodotto è conforme alle norme del regime ufficiale di controllo;



  • il prodotto proviene direttamente dal produttore o dal preparatore in un imballaggio sigillato;



  • il prodotto reca il nome del produttore, del preparatore o venditore nonché il nome o il numero di codice dell'organismo di controllo.


La produzione biologica è sottoposta a specifici e rigorosi controlli, secondo regole omogenee in tutta Europa, da parte di Organismi di Controllo appositamente autorizzati dagli Stati Membri.


Per saperne di più: vai sul sito della Commissione Europea


Come Riconoscere i Prodotti


Ci sono molti prodotti, alimentari e non, che vengono presentati come "naturali", "prodotti secondo natura", "bio" qualche cosa ecc.: si tratta solo di nomi di fantasia utilizzati come promozione e che non connotano in nessun modo quei prodotti come biologici. Si possono definire biologici, infatti, solo i prodotti che seguono delle precise norme comunitarie, nazionali e regionali in materia di agricoltura biologica. Il rispetto e l'applicazione di tali norme è assicurato da un sistema di controllo e certificazione garantito da organismi che una volta accertato che la produzione risponde agli standard previsti autorizza l'azienda a stampare le etichette che connotano quei prodotti come biologici. Solo i prodotti che riportano in etichetta le informazioni previste dalla legge sono dunque garantiti come biologici.


La garanzia che ci troviamo davanti ad un prodotto proveniente da agricoltura biologica è data dall'etichettatura.


L'etichetta dei prodotti biologici, infatti, deve riportare le seguenti indicazioni:




  • nome dell'organismo di controllo autorizzato, e suo codice, preceduto dalla sigla IT;



  • codice dell'azienda controllata;



  • numero di autorizzazione (sia per i prodotti agricoli freschi che trasformati)



  • la dicitura "organismo di controllo autorizzato con D.M. Mi.R.A.A.F. n... del ... in applicazione del Reg. CEE n.2092/91".


Sono invece facoltative




  • l'indicazione "Agricoltura biologica-Regime di controllo CE"



  • il logo europeo


Alla fine la dicitura in etichetta potrà essere:
Agricoltura biologica - Regime di controllo CE (facoltativo)
Controllato da XXX, organismo di controllo autorizzato con D.M. Miraaf




  1. XXX del XXX in applicazione del Reg. CEE n.2092/91
    IT XXX Z123 T 000001





scritto alle 08:57:20 ::    COMMENTI

24-Marzo-2008
contropubblicità

La vera Pubblicità Progresso!


Cura Personale


Per la mia cura personale uso prodotti:


 biodegradabili - non testati sugli animali -


che costano il meno possibile - con poco imballaggio


perchè io valgo uguale


a tutti gli altri esseri viventi!


 







scritto alle 11:42:51 ::    COMMENTI

22-Marzo-2008


Buona Pasqua


a tutti i lettori di Perdurare.


Mangio poco e vegetariano!


Per i bambini,  ma ottimo per tutti,  il film "La volpe e la Bambina" nelle sale in questi giorni.



scritto alle 07:25:48 ::    COMMENTI

21-Marzo-2008

Crisi!



 E dove sta la crisi economica? La crisi economica c'è quanto tutta la popolazione fa la fame.


 Qui da noi, a quanto mi risulta, tanti non arrivano a fine mese ma, tanti altri, si arricchiscono sempre più.


Quindi in Italia ci sono categorie di persone (datori di lavoro che non aumentano lo stipendio, speculatori, scalatori sociali, approfittatori, affittuari, disonesti vari, ecc.ecc.) che pur di fare soldi mandano in crisi i loro vicini di casa!


Aimè .queste ultime categorie sono in aumento e alcuni di loro godono anche.


Sfido chiunque a negare questa situazione!


senzapelisullalingua



scritto alle 10:37:02 ::    COMMENTI

20-Marzo-2008
Ecomostri

Deve essere solo l'inizio:


Varato un codice a tutela dell'ambiente



Perdurare con grande soddisfazione saluta il nuovo Codice che cerca di salvare quel poco di paesaggio rimasto in Italia ma pensa che debba anche cambiare la coscienza ecologica di ognuno di noi.


Diventerà legge, salvo altre fregature, la riforma voluta dal ministro Rutelli. Una svolta storica: i beni culturali e ambientali non saranno più assimilabili a MERCE da vendere al primo milionario (vi ricordate che volevano vendere le spiagge, costruire nei parchi, ecc.ecc.). Stanziati fondi anche per abbattere gli ecomostri!


Grande soddisfazione è stata espressa anche dal FAI presieduto da Giusi Maria Crespi 


Spedite le vostre foto di ECOMOSTRI a perdurare@riccardomaffioli.it


 



scritto alle 11:35:51 ::    COMMENTI

19-Marzo-2008

Le parole del pettirosso



 


...un pettirosso non potrà mai vincere contro un cacciatore...


...volare via...



scritto alle 14:10:57 ::    COMMENTI

18-Marzo-2008

Oggi leggiamo un interessante articolo della nostra brava Elena


<B>Dal latte fresco ai detersivi
prodotti sfusi per la eco-spesa</B>


PRODOTTI ALLA SPINA



I prodotti sfusi come il latte alla spina costano meno degli altri e costituiscono un rimedio a due problemi: abbiamo le tasche sempre piu' vuote, rincarano pane, pasta e tutto il resto e le discariche sono sempre piu' piene.
Le confezioni incidono fino al 30% sul prezzo e costano piu' del prodotto agricolo in esse contenuto.
Passano direttamente dal supermercato alla pattumiera, ma assorbono materie prime e richiedono processi produttivi che inquinano e che impiegano energia.
Ma è possibile fare a meno delle confezioni in molti casi.
La Col diretti ha creato una rete di centinaia di punti di vendita di prodotti alla spina.
Si porta a casa la bottiglia e la si riempie ogni volta.
Fra l'altro una parte dei nostri consumi non alimenta il nostro tenore di vita, bensi' il bidone dell'immondizia. Fra il 2003 e il 2005 il PIL è aumentato dell'1%, la spesa media famigliare dello 0,6% e la produzione di rifiuti urbani del 5,5%.
Ma non esiste solo il latte alla spina. Le merceologie coinvolte solo le piu' disparate. Si va dalla pasta ai legumi, il vino, il caffe', la frutta secca, caramelle, cereali, spezie e persino detersivi e shampoo.
Le modalita' sono sempre le stesse e questo comportamento virtuoso sta prendendo piede soprattutto al nord. All'avanguardia lungo questo percorso c'è il Piemonte che poco piu' di un anno fa ha lanciato una campagna per diffondere l'uso di saponi self-service per indumenti, pavimenti e piatti.
La Regione ha cosi' potuto fornire un bilancio di questa nuova idea: complessivamente sono stati venduti 142.300 lt di prodotti, con un risparmio di 80 mila flaconi. I benefici ambientali ottenuti con la mancata produzione dei contenitori si traducono in 4,80 tonnellate di plastica risparmiata e 2,68 tonnellate di cartone non utilizzato per l'imballaggio secondario, 206MWh di energia, 20 milioni di litri d'acqua e 13 tonnellate di anidride carbonica in meno.
Stesso principio è stato applicato in Trentino Alto Adige dove alcuni produttori hanno cominciato a commercializzare vasetti di yogurt in vetro con la modalita' del vuoto a rendere. A proposito di supermercati che vendono prodotti sfusi merita di essere citata anche la catena dei 12 eco-point Crai, dove si vendono alla spina tanti prodotti diversi fra loro. Poche settimane fa la Crai ha reso noto il "bilancio ecologico" della sua operazione: in un anno l'ambiente ha risparmiato 750.000 confezioni a perdere e i consumatori hanno pagato la merce fra il 20 e il 70% in meno.
I vantaggi in questi luoghi che ricordano le "antiche botteghe" sono quindi questi:
- si puo' acquistare solo la quantita' di prodotto necessaria.
-il risparmio per il consumatore è tra il 20% e il 70% rispetto ai prodotti confezionati.
- la riduzione dell'impatto ambientale generato in Italia da 12,5 tonnelllate di imballaggi destinati a diventare rifiuti.
Il sistema dei prodotti alla spina ha pero' un difetto. Non esiste una mappa completa dei luoghi in cui i prodotti si possono acquistare sfusi.
Chi conosce inidirizzi puo' segnalarli nel nostro blog o semplicemente esprimere un parere su questa nuova moda domestica.


scrivere a perdurare@riccardomaffioli.it



scritto alle 10:37:52 ::    COMMENTI

17-Marzo-2008
la saggezza del bosco

Le parole del Pettirosso



Non serve gridare per farsi sentire...basta volare via...


............



scritto alle 10:44:31 ::    COMMENTI

16-Marzo-2008

 




scritto alle 14:28:30 ::    COMMENTI

15-Marzo-2008

Anche noi siamo precarie...


 



PierSilvio sposaci!!!



scritto alle 11:53:16 ::    COMMENTI

TIBET 2008



 


"Perdurare" è vicino ed appoggia il popolo del Tibet,


il Popolo veramente pacifista e buono del mondo.



scritto alle 11:32:59 ::    COMMENTI

11-Marzo-2008

America!!!


 




 


Ho visitato la grande mostra "America" a Brescia.


Artisticamente, senza dubbio, molto valida ma... quanta tristezza ed amarezza  si è generata dentro di me.


Vedere paesaggi stupendi, come erano nell'Ottocento, e pensare a come l'uomo li ha ridotti oggi, a quell'accumulo di cemento mi ha distrutto la giornata.


Poi il morale è crollato definitivamente, nel vedere come erano trattati gli schiavi e come sono stati cancellati i nativi, i famosi e temuti pellerossa: ridotti a scimmie ammaestrate da quell'affarista- palancaio di Buffulo Bill ( tutto questo avveniva solo 100 anni fa!).




Mostra da vedere ma riflettendo bene sul nostro presente e futuro...




Il Pettirosso



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Pasqua!

mangiamo...mangiamo...mangiamo


Ogni anno durante la Pasqua vengono uccisi 2 milioni di teneri agnellini dopo essere stati strappati alle loro madri ed aver affrontato lunghi viaggi che li porteranno verso la morte nei macelli.
Non renderti complice di questo massacro, decidi di cambiare menu'.
Il consumo di carne d'agnello rispetto all'anno precedente, ha subito un calo del 20%.
In aumento è anche il numero di vegetariani.
Si auspica che una riduzione delle vendite della suddetta carne per quest'anno, possa salvare la vita di tanti agnelli.
Decidi di festeggiare la Pasqua senza per forza portare in tavola la carne di questo tenero animale.
Ci sono tante buone cose che puoi cucinare senza dover sacrificare la vita di nessuno.



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09-Marzo-2008

Canguri!



MATTANZA DI CANGURI

La mattanza dei canguri in Australia è il piu' grande massacro di fauna selvatica sulla Terra.
Nel 2007 è stata autorizzata l'uccisione di 3,6 milioni di esemplari, di cui 300 mila cuccioli che vengono brutalmente decapitati o uccisi con un colpo in testa. Se anche riescono a sfuggire, rimanendo da soli diventano vittime dei predatori ed esposti alla morte per mancanza di cibo.
Secondo un'indagine svolta dalle associazioni protezionistiche locali, la caccia annuale sommata alla siccita', sta mettendo in serio pericolo il futuro della popolazione dei canguri.
Che cosa ne fanno gli Australiani dei canguri uccisi?.
Dal 60 al 70% di carne di canguro diventa cibo per animali domestici, il resto è esportato per farne pelli o carne per il consumo umano.
La pelle di canguro viene purtroppo usata anche per farne borse, guanti e cinture.



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08-Marzo-2008



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05-Marzo-2008
Crescite

 CRESCITE


Vogliono sempre la CRESCITA ECONOMICA come se tutti potessimo diventare più ricchi. Invece i ricchi diventano più ricchi e i poveri restono tali. E non mi si venga a raccontare il contrario: crescere economicamente vuol dire fottere qualcun altro.


Forse sarebbe ora di pensare ad una CRESCITA MORALE o SPIRITUALE O CULTURALE o NATURALISTA o UMANA, perché io certe volte mi vergogno di appartenere a questa specie...pseudo umana.



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03-Marzo-2008

Questo spazio è dedicato ai "pollice verde" e a chi vuole diventarlo. Se avete qualche esperienza personale da segnalarci su come curare piante e fiori, scrivete al nostro indirizzo telematico. I consigli più interessanti verranno pubblicati.

Rubrica a cura di Chimonanthus
PRIMULE
Le primule - Speciali
Č primavera, svegliatevi. primule, primrose o primavère, il suo nome, nelle varie lingue, deriva da quel "fior di primavera" che nel Rinascimento indicava le margheritine dei campi ma che, già Matthiolus, estendeva anche alle primule, ai fiori che sbocciavano fra le piante del bosco ai primi soli di febbraio o marzo. Curiosamente, i turchi lo chiamavano "char-chichec", fiore delle nevi.
Nel nostro territorio crescono spontaneamente, in qualche caso anche in maniera endemica, una ventina di tipi diversi sui quattrocento ascritti alla specie. Si possono trovare a diverse altitudini, da poche centinaia di metri sopra il livello del mare fino a 3000 metri. Alcuni tipi sono particolari delle zone alpine e a 3300 metri è di casa la Primula marginata: dai ghiacciai, dunque, alle rupi marine, anche se amano i prati, i pascoli e vogliono terreno umido. Sono per lo più piante dell'emisfero settentrionale e delle zone freddo-temperate, anche se la Primula magellanica si trova in America meridionale, una paio sono dell'isola di Giava e qualcosa si può trovare anche sulle montagne africane.
Grandissimo, invece, è il numero delle primule coltivate, gli ibridi e le varietà orticole, che ne hanno fatto una delle rustiche regine dei nostri giardini, delle nostre case per le specie d'appartamento.
Descriverle tutte è impossibile, dalla spontanea, graziosa e per lo più gialla dei prati alle gradi o grandissime, con diverso numero di petali i cui colori vanno dal giallo oro al violetto, dal rosa al lilla chiaro, dal bianco al rosso acceso con il cuore d'oro, senza dimenticare il blu vivo e l'arancio.
Oltre ad acquistare le primule in vaso, si possono piantare i semi acquistati, o recuperati dalle piante già esistenti, evitando di far invecchiare troppo il seme e tenendo presente che, nella maggior parte dei casi, la pianta che si avrà non corrisponderà totalmente all'originale. Oppure si possono moltiplicare dividendo i cespi esistenti, ma è il caso di rifletterci bene: un cespo grande e fitto fa un effetto diverso di un cespo miserello.
La semina può avvenire tra marzo e aprile, i semi vanno appena ricoperti da un velo di terra, il terreno deve essere umido naturalmente, arricchito da un buon stallatico maturo.
L'esposizione preferita dalle primule è al sole-mezz'ombra, e il terreno deve sempre essere mantenuto umido.
Poiché le varietà sono moltissime, recatevi presso un buon vivaio e sceglietele le vostre primule: c'è la possibilità di trovare un tal numero di piante, seminabili in tutti i periodi dell'anno, che la vostra casa, il vostro giardino potrebbero sempre essere in fiore.
CURIOSITĀ: la primula veris, la specie spontanea, già nel XII secolo era consigliata da Santa Ildegarda come rimedio contro la malinconia. Dai suoi fiori essiccati si ricava una bevanda, infuso detto tè o cordiale, dal grato profumo e senza alcuna proprietà eccitante e servono anche per profumare la birra o arricchire io bouquet di alcuni vini, oltre ad essere consumati canditi, rivelandosi una vera ghiottoneria. Le foglie, quelle primaverili tenere, possono essere consumate in insalata.
Con i rizomi si ricavano bevande adatte alle malattie di petto.
In Inghilterra, la primula è l'emblema del partito conservatore, che fu fondato nel 1884 da lord Randolph Churchill e il 19 aprile uomini e donne appartenenti al partito sfilano portando questo fiore, che era il preferito da Disraeli e il segno araldico di una casata scozzese.



scritto alle 19:57:52 ::    COMMENTI

02-Marzo-2008

RidereRidereRidereRidereRidereRidereRidere RidereRidereRidereRidereRidere              RidereRidereRidereRidere                           RidereRidere


 


Se ti capita di andare in giro per la città in bici e ti accorgi di sentirti felice e appagato, guarda bene...
forse hai dimenticato il sellino...


 



scritto alle 18:05:43 ::    COMMENTI

01-Marzo-2008
Inquinamento

E intanto negli altri Stati...


Capacità mondiale installata e previsioni 1997-2010, Fonte: WWEA


 Capacità mondiale installata e previsioni 1997-2010, Fonte: WWEA


 


L' EOLICO GALLEGGIANTE IN NORVEGIA.

Dei progetti a energia eolica galleggiante se ne parla ormai da tempo.
Si tratta di turbine eoliche che potrebbero essere installate lontano dalle coste e adifferenza degli altri impianti, ridurrebbero molto l'impatto visivo.
L'eolico galleggiante presenterebbe anche un altro vantaggio, ovvero la possibilita' di sfruttare venti molto forti
Che solitamente soffiano al largo e non a riva. Le turbine sono costituite da piattaforme galleggianti legate al fondo marino con enormi cavi d'acciaio. Dopo l'idea di Siemens di installarli nel Mar del Nord, arriva il progetto di un'azienda Norvegese che intende installare le proprie turbine da 5 mw nei freddi mari del Nord, in fondali tra gli 80 e i 300 mt di profondita'.
Secondo gli ideatori, le turbine fluttuanti sono in grado di resistere anche a forti mareggiate provocate da uragani.
Voi cosa ne pensate?.



scritto alle 18:59:36 ::    COMMENTI