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Giovedi, Maggio 05, 2005

Torino, Stadio Filadelfia, 4 Maggio 2005, ore 18,30

scritto alle 10:03 :: COMMENTI
Mercoledi, Maggio 04, 2005

Ogni 365 giorni arriva sta mattina e tutte le volte mi coglie impreparato a sostenerla. La sera prima acquisto consapevolezza del domani che sarà oggi, alleno il cuore, la mente e l'anima, ma so già che sarà tutto inutile. Poi la sveglia. Il caffè nero fumante. Guardo il lago, scuoto la testa, deglutisco a fatica. Ma mi trattengo, riesco ancora a farcela. Salgo in macchina, accendo la radio, si parla già di quello, come se il 1949 fosse ieri. Cambio canale e una voce cita ancora Valentino. Ma ce la faccio ancora, non butto fuori niente. Musica, quella giusta, quella di sempre. Dai Enrico....butta fuori....niente. Semaforo. Davanti a me una panda nera dell'ottocentocinquanta. Bollino del Toro. Non ce la faccio più....la affianco, calo freneticamente il vetro, sto ragazzo mi guarda pensando ad una richiesta di informazioni... FORZA TOROOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!...o qualcosa del genere mi esce urlato, strozzato da un rospo che non riuscirò mai a mandar giù del tutto... Questo mi guarda e stringe il pugno. Verde. Finalmente, come una liberazione, mi lascio andare. Lacrime. Di rabbia e di orgoglio. Avete un grande privilegio, forse non ve ne rendete nemmeno conto. Vivete accanto al mito e potete onorarlo ogni giorno. Lo fate, lo fate benissimo, lo fate meglio di chiunque altro. Oggi, vi prego, fatelo un pò anche per me.
enrico
scritto alle 12:01 :: COMMENTI

Solo il fato li vinse

Me Grand Turin
Russ cume 'l sang fort cume 'l Barbera veuj ricurdete adess, me grand Turin. En cui ani 'd sagrin unica e sula la tua blessa jera.
Vnisìu dal gnente, da guera e da fam, carri bestiame, tessere, galera, fratej mort en Russia e partigian, famìe spiantià, sperduva ogni bandiera.
A jeru pover, livid, sbaruvà, gnanca 'n sold 'n sla pel e per ruschè at duvavi suriè, brighè, preghè, fina a l'ultima gusa del to fià.
Fumè a vurià dì na cica 'n quat, per divertise a duvìu rii 'd poc, per mangè a mangiavu fina i gat, geru gnun: i furb cume i fabioc.
Ma 'n fiur l'aviu e t'jeri ti, Turin, taja 'n tl'asel jera la tua bravura, giuventù nosta, che tuti i sagrin purtavi via cunt tua facia dura.
Tua facia d'uveriè, me Valentin!, me Castian, Riga, Loik e cul pistin 'd Gabett, ca fasia vni tuti fol cunt vint dribbling e poi jera già gol.
Filadelfia! Ma chi sarà 'l vilan a ciamelu 'n camp? Jera ne cuna 'd speranse, 'd vita, 'd rinasensa, jera sugnè, criè, jera la luna, jera la strà dla nostra chersensa.
T'las vinciù 'l Mund. a vintani t'ses mort. Me Turin grand me Turin fort.
Giovanni Arpino
Mio Grande Torino
Rosso come il sangue forte come il Barbera voglio ricordarti adesso, mio grande Torino. In quegli anni di affanni unica e sola la tua bellezza era.
Venivamo dal niente, da guerra e da fame Carri bestiame, tessere, galera, fratelli morti in Russia e partigiani, famiglie separate, perduta ogni bandiera
Eravamo poveri, lividi, spaventati, neanche un soldo sulla pelle e per lavorare e dovevi sorridere, brigare, pregare fino all'ultima goccia del tuo fiato.
Fumare voleva dire una cicca in quattro, per divertirsi dovevamo ridere di poco, per mangiare mangiavamo perfino i gatti, non eravamo nessuno: i furbi come gli sciocchi.
Ma avevamo un fiore ed eri tu, Torino, tagliata nell'acciaio era la tua bravura, gioventù nostra che tutti i dispiaceri portavi via con la tua faccia dura. La tua faccia d'operaio, mio Valentino! mio Castigliano, Riga, Loik, e quella peste di Gabetto, che faceva venire tutti matti con venti dribbling ed era già gol.
Filadelfia! Ma chi sarà il villano a chiamarla un campo? Era una culla di speranze, di vita, di rinascita, era sognare, gridare, era la luna, era la strada della nostra crescita.
Hai vinto il Mondo, a vent'anni sei morto. Mio Torino grande Mio Torino forte.
Giovanni Arpino
scritto alle 11:28 :: COMMENTI
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