Alla fine di un'estate in cui il Toro e i suoi tifosi ne hanno dovute passare di tutti i colori, ci preme sottolineare alcuni aspetti che con troppa fretta sono stati dimenticati, perchè travolti e confusi dagli eventi che li hanno seguiti.
Tante domande sono restate senza risposta e troppi misteri sono rimasti irrisolti. Forse mai si riuscirà a riscrivere la verità e a ristabilire le responsabilità degli atti crudeli, volontariamente crudeli, che hanno lacerato il Toro. Forse è tardi per scavare dentro un passato che la maggior parte sta cercando di dimenticare (e che molti vorrebbero che si dimenticasse), ma riteniamo che tutti questi punti interrogativi non meritino di rimanere sospesi nel nulla prima di venire inghiottiti da memorie troppo corte. Perciò vogliamo sottolineare alcuni aspetti che non devono essere dimenticati.
Perchè i tifosi del Toro non dimenticano, mai.
Lo scempio del Torino Calcio 1906.
Per anni abbiamo dovuto digerire le storielle che ci venivano raccontate da abili favolisti. Non le abbiamo credute vere, non abbiamo abboccato all'amo, ma abbiamo dovuto accettarle (anzi: subirle), sperando che, perlomeno, non rappresentassero l'esatto contrario della realtà.
Purtroppo però la pentola che è stata scoperchiata alla fine di giugno, una settimana dopo la faticosissima conquista della serie A, ha rivelato un torbido (ma non insospettabile: chi non sospettava lo faceva per interesse o per ignavia, prima anche che per ingenuità) contenuto. Lo "scudetto del bilancio", glorificato da Francesco Cimminelli e dai suoi sodali, non era soltanto una patetica esagerazione, ma soprattutto un velo neanche troppo pietoso disteso per nascondere una situazione economica quasi fallimentare, degenerata negli anni in un "buco" finanziario enorme. Al quale ci si è opposti, come nelle peggiori commedie all'italiana, con la più stupida delle contromosse: non pagare le tasse.
Sorvolando sulle falsità e sulle false promesse propinate al popolo granata (delle quali potete trovare nelle precedenti pagine ampia trattazione), vogliamo fissare l'attenzione su alcuni aspetti grotteschi di questa desolante vicenda.
Perchè, a causa di una colpa amministrativa, il Toro è stato penalizzato esclusivamente a livello sportivo?
Perchè ad un'azienda in crisi economica è stato sottratto l'unico vero "patrimonio", vale a dire i giocatori, che nell'ambito di una società di calcio professionistica non sono solamente "dipendenti"?
Perchè altre società, in situazioni peggiori del Toro, hanno potuto usufruire di "amministrazioni controllate", della rateizzazione del debito più che decennale e della totale (e consapevole) cecità delle istituzioni competenti?
Perchè nell'intera regione (per non dire in tutto il territorio nazionale) nessuno ha lanciato una ciambella di salvataggio (economico) al Torino calcio e ai suoi azionisti?
Perchè quasi tutte le squadre di A e B hanno potuto avventarsi come sciacalli sui giocatori migliori (e non solo) delle squadre penalizzate, ingaggiandoli senza nessuna spesa e quindi sottraendo un cospicuo capitale al Torino Calcio 1906 e, di conseguenza, all'Erario (che del Torino è creditore) e quindi a tutti noi?
Perchè leggende metropolitane (o verità mai confessate?) parlano di fideiussioni pronte alle 19.00 della sera e cestinate prima del mattino successivo?
L'assurdità del Lodo Petrucci
Ancora una volta, come in tante altre nella sua vita, al Toro tocca la parte di apripista, di cavia.
Dopo lo scempio compiuto ai danni del Torino Calcio 1906 da parte dei suoi stessi amministratori prima e delle istituzioni dopo, ci siamo ritrovati ad assistere ad una delle pagine più controverse della nostra storia.
Soltanto una società minuscola (10.000 euro di capitale), nata per nobili obiettivi (salvaguardia dello Stadio Filadelfia), si è proposta di attivare il Lodo Petrucci, con un'idea romantica ma impostata su basi economiche instabili, anche se ha avuto lo straordinario merito di mantenere il Torino nel calcio professionistico all'alba del suo centesimo compleanno.
Come si sono evolute le cose, crediamo che ormai sia noto, ma anche su questo tema molte domande restano irrisolte.
Perchè nessuno, al di fuori di questa società improvvisata, si è seriamente fatto avanti? È soltanto per colpa del solito vizio dell'imprenditoria piemontese, cui manca totalmente lo spirito d'iniziativa, è dipeso dalla paura di esporsi alle critiche e di passare per sciacalli, oppure per il timore di mettersi in contrasto con chi ha sempre voluto che a Torino ci fosse una sola squadra di calcio, per attingere a un più vasto bacino d'utenza? Ma se neppure la Società Civile Campo Torino S.r.l. si fosse attivata (o fosse stata attivata), cosa ne sarebbe stato della nostra storia e dei nostri colori?
Perchè tanti noti industriali e politici si sono affrettati a dar fiato alla bocca e a firmare petizioni in favore di questo e contro quest'altro, ma si sono sempre ben guardati dal muovere un dito e dal mettere mano al portafoglio?
Perchè produttori di materiale sportivo, sponsor ufficiali con magazzini stracolmi di maglie, non si sono sprecati regalandone qualcuna (o anticipandone solo la fornitura) lasciando che i giocatori si allenassero come farebbe una qualsiasi squadra di amici che prepara il campionato amatoriale e dovessero rinunciare ad un'amichevole perché;;;;;; non esistevano, appunto, le maglie?
La speranza è che l'avvento di Urbano Cairo alla guida del Torino Football Club ci permetta di risalire la china, non solo sportiva, dei campionati professionistici, ma anche quella morale rappresentata dalla Dignità mostrata dai tifosi granata in questi anni, e ancor di più negli ultimi due mesi, di sofferenza e umiliazioni.