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Lunedi, Ottobre 31, 2005
stadio

 



 


Filadelfia: utilizzo provvisorio dell' area come elisuperficie occasionale


 




scritto alle 19:53 ::    COMMENTI

Martedi, Ottobre 25, 2005


 



 




scritto alle 00:05 ::    COMMENTI

Lunedi, Ottobre 24, 2005


Traduzione dell' articolo tratto da " L' Equipe Magazine " num.1217 - 8 ottobre 2005


 


IL TORO HA AVUTO CALDO


di Yoann Riou

In due mesi il Torino Calcio 1906, mitico club italiano,ha conquistato un posto in serie A, lo ha perduto, è morto ed è resuscitato in serie B col nome di Torino Football Club. Cronaca di un'estate da incubo.


Tutti i tifosi del Toro, quelli veri, vi direbbero la stessa cosa: "Giugno e Agosto sono stati i mesi peggiori della mia vita; è stato un inferno; il Torino stava per morire; alcuni avrebbero voluto farlo sparire."... E molti, purtroppo, vi direbbero di aver pianto molte lacrime.
Toni 29 anni, uno dei capi degli Ultras Granata gruppo di tifosi del Toro, vuota il sacco pieno di rabbia e di tristezza. É seduto su uno dei pochi pezzi di tribuna ancora in piedi dello stadio Filadelfia, oggi in rovina, una volta antro maestoso del Grande Torino, cinque scudetti di fila negli anni 40, considerato pressochè all'unanimità in Italia la più grande squadra del calcio transalpino [rispetto ai Francesi].
Il Filadelfia sembra un terreno incolto. In certi punti è evidente come l'erba non abbia visto la falciatrice da diversi lustri. Attorno al terreno dei pezzi di gradinata barcollante, dove giacciono delle bottiglie di birra e delle lamiere consumate dal tempo che passa e dei graffiti.
"Questo è il luogo chiave del Toro. Il simbolo di questo club diverso [dagli altri]. Qui hanno giocato Valentino Mazzola, Guglielmo Gabetto: all'epoca fra i migliori giocatori del mondo...Qui inoltre si sono allenati Paolo Pulici e Francesco Graziani, che hanno conquistato l'ultimo dei sette scudetti [del club] nel 1976...Qui si respira la storia, questa è la nostra casa - insiste Toni, con gli occhi luccicanti - ma guardate questo tempio distrutto... E dire che era anche peggio qualche mese fà....abbiamo abbondantemente ripulito dai cespugli e messo degli striscioni granata. Ci siamo dati da fare. Questo paesaggio desolante è colpa della nostra ultima dirigenza e anche di altre persone che hanno ammazzato, o voluto ammazzare, questo luogo. Giugno e Agosto mostravano questo scenario."

Il 26 giugno scorso il Torino Calcio 1906, il club italiano a cui molti libri sono stati dedicati, questa istituzione così affascinante per le maledizioni che la colpiscono con tale regolarità, è sostenuta allo Stadio Delle Alpi da 55 000 tifosi in delirio. É la partita di ritorno della finale dei play-off per l'accesso in serie A contro il Perugia. I giocatori granata, il colore del sangue e della passione, perdono 1-0 ma accedono ugualmente all'é;lite [della serie A] poichè all'andata avevano vinto 2-0. "E' stata una festa straordinaria [prima] sugli spalti e poi in città. Il centro era gremito - dice Nella Cappelli, 37 anni - col Toro nel cuore. Non sapevamo però che la nostra felicità sarebbe durata solamente qualche ora."
Nella notte fra l' 1 e il 2 luglio la Guardia di Finanza perquisisce la sede del Torino, le abitazioni di Francesco Cimminelli e Attilio Romero, allora rispettivamente proprietario e presidente del club. In breve tempo la nuova caduta: il Club Granata ha presentato una falsa fidejussione di 18,7 milioni di euro che avrebbe dovuto coprire una parte degli arretrati fiscali. Bisognava allora trovare una nuova fidejussione, questa volta vera, di 40 milioni di euro per salvare la promozione.
"Cimminelli e Romero non hanno mai smesso, per più di un mese, di dire che una soluzione sarebbe stata trovata. Già prima delle perquisizioni assicuravano che i conti erano sani - Massimo De Marzi è ancora oggi furioso: tifosissimo del Toro, è il direttore del sito toronews.net che è stato il luogo di ritrovo dei tifosi granata - così, nonostante il bla-bla, soldi e la fidejussione non sono arrivati."
Per irregolarità finanziarie il club è stato quindi escluso quest'estate dalla serie A da sei organismi. Il 9 luglio dalla COVISOC , il 14 dalla COAVISOC (commissione d'appello della COVISOC), il 15 dal consiglio federale, il 26 dalla camera di conciliazione del CONI, il 2 agosto dal TAR del Lazio e definitivamente il 9 agosto dal Consiglio di Stato. Un calvario. In quel maledetto 9 agosto è morto il Torino Calcio 1906, 99 anni di storia. Tutti i ricorsi sono stati vani.
Cimminelli e Romero, a capo del secondo club del capoluogo piemontese dal 2000, sono accusati di essere la causa di tutti i mali. Pochi sono quelli che li difendono: Sergio Chiamparino, Sindaco di Torino, tifoso granata "moderato", ricorda quantomeno che Cimminelli, benchè abbia commesso degli errori, ha investito molti soldi nel club come mai nessuno aveva fatto dai tempi di Sergio Rossi (presidente dal 1982 al 1987).

Carlo Testa, altro tifoso accanito del Toro che, nel tempo libero, presenta ogni lunedì sera da diversi anni su un canale televisivo privato una trasmissione in chiaro sul club [in Francia non esistono canali privati in chiaro], attacca il vecchio proprietario: "Ho sempre detto che una catastrofe sarebbe arrivata. Cimminelli non ha mai amato il Toro. La prima cosa che ha detto al suo arrivo, è che lui era tifoso della giu***tus. Ha anche detto che non capiva i tifosi granata che continuavano ad andare a piangere a Superga. Un oltraggio alla memoria del Grande Torino, decimato il 4 maggio 1949 dallo schianto dell'aereo [che trasportava la squadra] sulla collina di Superga. 31 morti fra cui 18 giocatori."
Le parole si sprecano. Claudio Sala "prende il testimone". Capitano del Toro ai tempi dello Scudetto del 1976, ancora un'icona a Torino. " Cimminelli è arrivato attraverso un gioco di prestigio. Sono infatti la giu***tus e la Fiat che lo hanno messo a capo del Toro. Cimminelli ha un'impresa che lavora per la fabbrica automobilistica. La Fiat voleva al Toro un "fantoccio" [letteralmente "ragazzotto"] che lasciasse in pace la giu***tus. Così Cimminelli ha lasciato che la gi*ve diventasse proprietaria dello Stadio Delle Alpi, una struttura nuova e grande, senza protestare. Lui invece ha accettato di prendere lo Stadio Comunale, in cattivo stato e con molti lavori da effettuare. Inoltre Cimminelli ha assunto come presidente Romero. Una provocazione!"
Il 15 ottobre 1967 Attilio Romero, tifoso del Toro, uccise accidentalmente Luigi Meroni investendolo con la sua automobile. Meroni, di cui Romero era ammiratore, era all'epoca un "principe" a Torino, uno dei tre o quattro migliori giocatori in Italia. I partigiani della causa granata non hanno mai digerito, inoltre, che Romero avesse lavorato a lungo per l'ufficio stampa di Gianni Agnelli, padrone della Fiat e della gi*ve, i nemici [di sempre].
Al contrario di Romero, Cimminelli ha accettato di parlare con noi, difendendosi con forza." Se ho fatto degli errori li ho fatti in buona fede. Non ho commesso degli sbagli. Mi era impossibile accorgermi che la fidejussione era falsa. La decisione della federazione di retrocederci è assurda, un controsenso. Per un mese ho fatto di tutto per salvare il club. Ho [addirittura] dato in garanzia i miei beni personali. Se all'inizio il calcio non era per me una passione, lo è poi diventato. Non ho mai capito però questo mondo e le sue regole...E' un universo a parte, completamente diverso da quello imprenditoriale. Ora, più starò lontano dal mondo del calcio, meglio sarà. Mi auguro comunque tutto il bene possibile per il Toro, che ho imparato ad amare."
Il 9 agosto non ha significato la fine delle delusioni estive. Il 16 agosto la Federazione accetta l'iscrizione della nuova società (Torino Football Club) in serie B. Altra struttura, altri dirigenti e pochi soldi. "C'erano dei piccoli imprenditori locali e un certo Luca Giovannone, in qualità di azionista di maggioranza, personaggio misterioso, venuto dal sud del Lazio, di cui non si sapeva molto - ricorda De Marzi -" Il 17 agosto colpo di scena (il primo di un' infinita serie): Urbano Cairo, miliardario piemontese, padrone di un ricco gruppo editoriale, pubblicitario e di comunicazione con sede a Milano, ex collaboratore di Silvio Berlusconi che lo apprezzava molto, appare con l'intenzione di diventare in pieno padrone del club. Ma Giovannone, che dispone di un'opzione sul 51% delle azioni, non vuole farsi da parte. I due allora ingaggiano un incredibele duello fino al primo settembre.
"Ci siamo schierati dalla parte di Cairo, un uomo d'affari forte, serio, che ama il Toro. Guardando i suoi occhi quando parla del Toro, si vede la passione. E' il salvatore. Abbiamo rifiutato Giovannone - spiega Toni degli Ultras Granata - siamo stati calmi durante questi due mesi di delusioni. Siamo ricorsi alla violenza soltanto in due giornate, il chè è praticamente nulla poichè eravamo al limite. Abbiamo voluto mettere paura a Giovannone e a coloro che si nascondevano dietro di lui, per esempio Luciano Moggi, il direttore generale della gi*ve: l'uomo più potente del calcio [italiano] che ha detto quest'estate che Torino è troppo piccola per due squadre. Un insulto alla nostra storia. E' geloso del fatto che qui [in città] siamo più popolari della gi*ve e che quindi [Torino] non è poi così piccola [per due squadre]."

Il 25 agosto Giovannone è vittima di una caccia all'uomo. L'hotel dove si trova è preso d'assalto da circa 400 tifosi. Vengono commessi diversi atti di vandalismo e feriti dei poliziotti. Giovannone riesce finalmente a fuggire dopo essere stato chiuso divese ore dentro una camera [dell'albergo]. "Quel giorno ho creduto che sarei morto - ci ha raccontato Giovannone- non avrei mai pensato che il calcio avrebbe potuto portare a tali azioni. Sono stato minacciato di morte e ho avvertito i sintomi di un pre-infarto. Non si è voluto che io prendessi il Toro, ho rinunciato quindi benchè non avessi fatto nulla di male. Ci sono state probabilmente delle ragioni politiche: può essere che quando il Sindaco di Torino, di sinistra, ha saputo che io ero di destra, tutto si è capovolto e le autorità hanno favorito Cairo."
Nella notte fra il 31 agosto e il 1 settembre, Giovannone e Cairo raggiungono un accordo. "Urbano I", soprannome spesso dato dalla stampa e dai tifosi a Cairo, diventa ufficialmente presidente il 2 settembre. Il nuovo "papa", 48 anni, ha un grande successo. I tifosi lo adorano e lo sostengono. "Abbiamo fiducia in lui" dice Chiamparino, Sindaco di Torino. Il 10 settembre il Toro gioca la sua prima partita di campionato della stagione davanti a 30 000 spettatori (un miracolo, nonostante i biglietti fossero disponibili soltanto il giorno prima della partita). In tribuna c'erano due ragazzi Anna e Mauro che si erano sposati tre ore prima del calcio d'inizio. I piccioncini, in abito da cerimonia, hanno preferito il Toro al sacrosanto banchetto nuziale. Prima della partita, Cairo fa un giro di campo con la moglie e i figli e saluta a lungo i tifosi [di lui] entusiasti. Il Toro vincerà 1-0 contro l'Albinoleffe.
"E' stato uno dei più bei giorni della mia vita. E' come se fossi diventato padre per la quarta volta. Il Toro è il mio nuovo figlio. Voglio che questo club ritorni nel posto in cui merita. Non tradirò mai i tifosi", promette il nuovo capo. Un po' demagogico Cairo? No, affermano tutti quanti.
"Per una volta il Torino non sarà legato alla Fiat, ai suoi problemi e alla gi*ve. Con Cairo saremo indipendenti", assicura De Marzi. In città la violenza è scomparsa, così come gli slogan "No Toro, No Olimpiadi". In luglio alcuni ultras avevano minacciato di vendicarsi sulle Olimpiadi invernali del 2006 che avranno luogo a Torino il prossimo febbraio, nel caso che il club non fosse stato presente in serie A. Valentino Casellani, presidente del comitato organizzatore dei giochi olimpici e tifoso del Toro, ci ha confidato di non avere mai avuto timore di rappresaglie." Queste parole sono state pronunciate da qualche individuo non particolarmente intelligente. A febbraio il romanzo [a puntate] di quest'estate sarà dimenticato. I giochi faranno del bene alla città e anche al Toro."
Il terreno di gioco ha dunque riottenuto i suoi diritti. Il Sindaco di Torino che ha fatto di tutto per trovare una soluzione (è stato lui a contattare Cairo), può tirare un sospiro di sollievo. "Roma è la capitale politica, Milano quella economica. In queste due citta si trova quasi sempre una soluzione ai problemi. Basta guardare Lazio e Roma, che malgrado i loro problemi finanziari hanno potuto restare in serie A. A Torino è diverso, bisogna lottare ogni giorno. Bisognava salvare il Toro. Abbiamo sofferto. E' evidente che il calcio è malato e che bisognerebbe adottare un altro sistema. Sono meno appassionato di prima a questo sport dove si vedono tante cose [brutte]"
Toni non ha perso la sua fede. Ama il Toro ancor più che due mesi fà. "Quest'estate si è parlato di tutto tranne che di pallone. Il calcio [italiano] è ancora uno sport? Noi ultras saremo comunque sempre presenti". Lascia le tribune del Filadelfia per raggiungere il prato. Guarda il cielo tentando di scorgere un angelo del Grande Torino. Poi sogna vedendo sette o otto ragazzini scalciare un pallone su questo terreno mitico. "Loro sì, hanno ancora l'innocenza. Sono il futuro del Toro. Guardandoli mi convinco che proprio nessuno potrà mai far morire il Torino."



GENOA, L'ALTRA PROMOSSA ESCLUSA

Lo scorso 11giugno, il Genoa, club più antico d'Italia, raggiunge la serie A dopo aver battuto il Venezia 3-2 in una partita decisiva per la promozione. Tre giorni dopo, uno dei più stretti collaboratori del presidente del Venezia, viene fermato al volante della sua automobile all'uscita della sede del presidente del Genoa. Nella vettura viene trovata una valigia contenente 250 000 euro, una delle prove della "combine " dell'incontro. La procura di Genova, l'ufficio d'indagine della Federazione, la commisione disciplinare e la corte federale, giungono alla conclusione che l'incontro è stato comprato dal Genoa. Intercettazioni telefoniche e strani episodi avvenuti durante la partita hanno confermato i sospetti di irregolarità. Il club è stato quindi retrocesso in serie C con tre punti di penalizzazione. Durante l'estate numerosi atti di vandalismo, talvolta sconcertanti, sono stati commessi dai tifosi del Genoa in collera. Alcuni dirigenti del club Genoano, che ha sempre proclamato la propria innocenza, giudicano sì che la partita è stata comprata, ma dal Torino, al quale una vittoria del Venezia avrebbe risolto i suoi problemi. La procura di Genova prosegue ancora oggi l'inchiesta penale per frode sportiva.



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Venerdi, Ottobre 21, 2005


Articolo tratto da " L' Equipe Magazine " num.1217 - 8 ottobre 2005




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Lunedi, Ottobre 17, 2005


 


Domenica 16 ottobre 2005: i bambini a Superga



 



 



 



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Giovedi, Ottobre 13, 2005




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Da " La Repubblica "  di giovedì 13 ottobre 2005


La società di catering ha perso la sua battaglia e il 21 ottobre si discute il concordato


Vecchio Toro, bocciata la richiesta di fallimento


Il debito accumulato da Cimminelli è di 60 milioni, 40 dei quali sono dovuti al fisco. I calciatori rischiano di restare a mani vuote


SARAH MARTINENGHI


Lo spettro del fallimento che aleggiava su Franco Cimminelli e sul vecchio Torino Calcio srl sembra, per il momento, essere stato allontanato. Il giudice delegato Maria Luisa Fabbro, ieri, ha infatti depositato un decreto che dichiara improcedibili le istanze fallimentari e ha fissato la data della prossima udienza per discutere il concordato preventivo: venerdì 21 ottobre. La società "Gabriella srl", fornitrice di catering per la tribuna vip dello stadio che vantava un credito di 120 mila euro, ha perso dunque la sua battaglia: nellŽudienza di lunedì si era infatti opposta alla proposta di accordo chiedendo che il tribunale civile proseguisse con il procedimento fallimentare. Davanti a un collegio formato da tre giudici e presieduto dal presidente del tribunale fallimentare Mario Griffey, il 21 ottobre non ci saranno però i creditori: compariranno solo i legali dello studio Maccagno-Benessia che assistono Cimminelli, e il procuratore aggiunto Bruno Tinti che aveva presentato, una settimana fa, lŽistanza fallimentare. Compito dei giudici sarà esclusivamente decidere se la proposta di concordato, quella già anticipata nellŽudienza di lunedì, sia giuridicamente corretta e quindi ammissibile. Lo stesso farà la Procura. Saranno allora esaminate una per una le varie classi di creditori.


Nella proposta di concordato redatta dal commercialista Luciano Cagnassone, compaiono lŽagenzia dellŽEntrate, i calciatori, i fornitori, il Comune, i consulenti e i dipendenti. Il debito complessivo accumulato da Franco Cimminelli verso queste classi ammonta a circa 60 milioni di euro. La maggior parte, circa 40 milioni, sono dovuti al fisco. Ma lŽex patron del Torino vorrebbe liquidare i creditori pagando un terzo del suo debito. E ad accollarsi lŽonere di sborsare i venti milioni sarà la Sis, società finanziaria del gruppo Ergom e azionista di maggioranza del club granata. Ma i giudici dovranno riservare particolare attenzione al problema del Comune, un creditore speciale visto che fra lŽamministrazione e Cimminelli è in corso un arbitrato sui lavori di ristrutturazione del vecchio stadio pagati alla ditta Mazzi. Dove il Comune dice di aver pagato opere per 28 milioni di euro, mentre il Torino sostiene di aver già saldato per 31 milioni. Mentre per i dipendenti (circa una quindicina) è previsto un pagamento al 100 per cento, rischiano di rimanere quasi a mani vuote i calciatori: sono una cinquantina e nutrono crediti che vanno dai 300 mila euro di De Ascentis, ai 200 mila di Conticchio e Ramallo, fino a soli 151 euro dovuti a Frezza.


 




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Da " La Stampa " di sabato 8 ottobre 2005 


In barba al palo


di Gigi Garanzini


I numeri fanno una discreta impressione. Quindici anni fa, nel '90, la media spettatori per partita in serie A, abbonati più paganti, era di 33.255 unità. L'anno successivo sarebbe cresciuta ancora, superando quota 34 mila. Cinque anni fa, stagione 2000-01, si era persa per la seconda stagione consecutiva quota 30 mila, per la precisione 29.124. Lo scorso anno, sia pure di pochissimo - 24.986 - anche il tetto dei 25 mila era caduto. Oggi dopo sei giornate di campionato siamo a 21.154, e la prospettiva di scendere sotto la soglia dei 20 mila è tutt'altro che remota. Un crollo, una frana, un'emorragia inarrestabile. In Lega parlano di calo significativo, qualcuno si spinge sino all'aggettivo rilevante.


DIBATTITO. Risuonano accenti più allarmisti in Inghilterra e in Spagna, dove la flessione non supera al momento i due punti percentuali. Ma si sa che almeno nell'arte di sdrammatizzare la nostra leadership non è in discussione. In compenso da noi è più articolato il dibattito sulle ragioni che concorrono a spiegare questa fuga di massa. Per esempio i vertici di Federazione e Lega concordano sulla pessima qualità degli stadi, vecchi, anzi «obsoleti», in termini di accoglienza, sicurezza, comodità, visibilità. Ma pur sempre identici, come perfidamente osserva Tosatti sul «Corriere della sera», a come erano negli anni passati quando il pubblico li affollava in misura ben più rilevante. E quando ancora non era spuntata, toh la combinazione, l'idea di candidarsi agli Europei del 2012 in modo da avere l'obbligo-alibi di rifarne di nuovi.


OFFERTA. Divergono invece, i poteri forti, su altri due aspetti. Carraro riconosce che il caro biglietti è un dato oggettivo su cui riflettere: e aggiunge che con certi prezzi l'offerta televisiva è sempre più concorrenziale. Galliani sorvola su entrambi i fronti. Salvo sottolineare, en passant, che gli ascolti televisivi «sono sempre buoni». Per la verità quelli di Sky sono anche in crescita, se è vero che in occasione di Juventus-Inter si è superato il muro del 10 per cento. E poiché;;;; oltre al satellite funziona, piuttosto bene, anche il digitale, potrebbe non essere così remota l'ipotesi che sia stata anche la tv ad allontanare gli spettatori dagli stadi. In minima parte, si capisce.


SUCCESSI. Non mancano segnali in controtendenza, legati ai risultati. In serie A per esempio crescono gli spettatori a Firenze, in B c'è il boom di Mantova. A Torino invece nemmeno i successi ininterrotti riescono più a richiamare allo stadio il pubblico della Juventus. Non solo la squadra ha lo scudetto sul petto e sta vivendo un grande ciclo ormai più che decennale: ma ha vinto tutte e sei le partite di campionato sin qui disputate. Eppure, a fronte di 23 mila abbonati, ha registrato 1.679 paganti col Chievo, 4.824 con l'Ascoli e 10.758 con l'Inter, in larga parte di fede nerazzurra. Mentre nello stesso periodo il Torino, con circa 17 mila abbonati (in divenire per via delle note vicissitudini) ha portato complessivamente circa 5 mila persone in più ai botteghini contro Albinoleffe, Crotone e Vicenza. In serie B.


CLIENTI. Ora. Considerando che la crisi economica nazionale non sembra destinata ad esaurirsi in tempi brevi; che quella della città e dell'hinterland neppure; che la vera flessione del pubblico torinese da tribuna coincide generalmente con la stagione dello sci; che nell'inverno ormai alle porte ci sono le Olimpiadi; che la Juventus più che vincere sempre, giocar mediamente bene e vellicare i palati sottili con Ibrahimovic non può fare; che il Torino di questo passo, e a cominciare domani dal Bologna, dovrebbe trovare vecchi-nuovi clienti; che secondo il teorema Moggi l'amara verità è che Torino non può permettersi due squadre, la domanda è: che cosa aspetta ancora la Juve a cercarsi una sistemazione?




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Mercoledi, Ottobre 12, 2005


Da Tuttosport di martedì 11 ottobre 2005 


Per evitare il fallimento offre 20 milioni di euro a fronte di debiti per 60
Cimminelli si fa lo sconto
E i cimeli del Toro restano "ostaggi": Cairo rischia di strapagarli e poi perderli

MARCO BONETTO
TORINO. Cimminelli in Tribunale offre circa un terzo dei soldi che deve,
Cairo attende concrete novità prima di muoversi con il signor Ergom. E' un gioco anche di specchi, tra poker e scacchi: come ai tempi di
Giovannone. «Ho pazienza, intanto non mollo», ripeteva l'Urbano a fine agosto. «Non mollo, ho pazienza», ripete il presidente oggi, pensando ai cimeli e al marchio del Torino, in ottica Centenario. Il recupero dei cimeli granata, a cominciare ovviamente dalle Coppe del Grande Torino e dal piatto d'argento donato dal Benfica e trovato a Superga, è per Cairo obiettivo ineludibile, nonché;; dichiarato. In ballo anche trofei di altre epoche, oltre cento foto storiche conservate nell'ex sede di via del Carmine, quadri, documenti e un migliaio di Coppe del vivaio. Un patrimonio storico, calcistico, culturale e sociale senza prezzo. Ma un problema è proprio questo: che prezzo dare a un patrimonio senza prezzo? Cimminelli - già gravato da almeno tre richieste di fallimento, quanto al vecchio Torino - ha fatto depositare ieri mattina in Tribunale l'istanza di concordato: seguiranno udienze, nelle prossime settimane un giudice dovrà decidere se accettare la proposta del signor Ergom, azzerando nei fatti le istanze di fallimento. Cimminelli ha formalmente offerto 20 milioni da saldarsi in 6 mesi, a fronte di un debito complessivo che oscilla intorno ai 60 milioni (ma già solo in Municipio si parla di pendenze fino ad 80 milioni). E si dice pronto a garantire la cifra con immobili e/o fideiussioni, tanto per cambiare. Obiettivo del suo liquidatore, il braccio destro Paiuzza, sarà vendere tutto il vendibile cercando di recuperare il più possibile, in caso di via libera del concordato e di intese al ribasso con i creditori (che, in caso di fallimento, rischierebbero di recuperare poco o nulla). E cos'è che Cimminelli ha di più caro, relativamente al portafoglio? Il marchio e i cimeli del Torino: l'ha già anche dichiarato. E' assolutamente doveroso salvare i cimeli, ma per Cairo acquistare il marchio è anche indispensabile, se dal 3 dicembre 2006 in avanti vorrà festeggiare un vero Centenario (con enormi ritorni di immagine ed economici, tra sponsor e tv: il Lodo Petrucci ha infatti consegnato a Cairo solo il titolo sportivo). Cimminelli può speculare legittimamente, per quanto immoralmente, come già fece con il Lecco (altra morte sportiva). Della Valle - in Tribunale - spese oltre 2,5 milioni per acquistare il marchio e il nome della Fiorentina: e altrettanti per i cimeli. Soppesata la storia del Torino, quanto denaro pretenderà Cimminelli? Altro pericolo per Cairo: in caso di soddisfacimento dei creditori non portato a termine da parte di Cimminelli, il Tribunale fallimentare potrebbe pure revocare l'eventuale compravendita di marchio e cimeli, se un giudice riterrà il prezzo troppo basso, obbligando Cairo a riaprire il portafoglio.
Ovvio che l'Urbano si cauteli, affiancato dallo studio legale Munari.
E senza dimenticare che nel nuovo Torino opera anche l'avvocato
Trombetta, esperto proprio di diritto fallimentare e storico braccio destro di Nizzola in Lega. In caso di fallimento, Cairo potrà acquistare marchio e cimeli direttamente in Tribunale, via asta giudiziaria, senza rischi: purché;; nessuno offra di più. In caso di concordato, invece, dovrà comunque affrontare una trattativa con Paiuzza-Cimminelli: ma nei prossimi mesi, non certo a breve (altro vicolo cieco, purtroppo). Ieri, dopo il deposito dell'istanza di concordato, Paiuzza e gli avvocati
Chiesa e Maccagno (moglie dell'avvocato Benessia, in quota Fiat, già attivo dall'estate per pilotare il signor Ergom) hanno affrontato l'udienza dal giudice Fabbro per discutere delle istanze di fallimento: presenti anche rappresentanti dell'Agenzia delle Entrate, che aspetta 40 milioni, e della ditta di catering del Delle Alpi, altro creditore che ha chiesto la procedura fallimentare. Seguiranno nuove udienze, nel frattempo in Procura si continua ad indagare e ad accusare, quanto ai bilanci granata di Cimminelli. Un fallimento avrebbe conseguenze devastanti per l'imprenditore, pensando anche alla Ergom. Il giudice e i creditori accetteranno che Cimminelli se la cavi coprendo solo un terzo del debito? Intanto i cimeli restano in mano sua, disgraziatamente: è scandaloso, ma è lecito.



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