Anno accademico 2004/2005

Laurea specialistica in Teoria e tecniche della comunicazione mediale

Corso di Media e processi simbolici (Prof. Galimberti)

 

 

 

 

 

Tra il maestoso e l’inutile

Analisi dei blog di Enrico Brizzi e Max Bartender

(e del loro rapporto col bloggone “spettrodellabolognesita.splinder.com)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di

 

Antonio Gioia

Chiara Penza

Silvia Bia

Simona Arioli

Elisabetta Corti

 

 

INTRODUZIONE

 

 

Il 2004 in America è stato incoronato come “l’anno dei blog”: ABC news ha scelto i blogger come “People of the year”, il famoso dizionario on-line Merriam-Webster's Dictionary ha annunciato il termine blog come il più cercato durante tutto l’anno e il Pew Internet and American Life Project nel gennaio 2005 ha diffuso i dati di un’indagine condotta in novembre intitolata significativamente “The state of blogging”.

In merito a quest’ ultima ricerca vale la pena citare qualche cifra: oltre otto milioni di americani hanno un proprio blog, mentre il 27 per cento di cyber-utenti li legge regolarmente (32 milioni di persone) e il 12 per cento vi ha perfino inserito dei commenti. Una crescita del 58 per cento rispetto allo scorso anno, significativamente correlata alla campagna elettorale in corso negli Stati Uniti: i blog sono stati in questa occasione fonte informativa e di dialogo fondamentale e alternativa per milioni di elettori.

Un fenomeno quindi in assoluta espansione che non deve però essere sopravvalutato, sempre dati alla mano su 120 milioni di utenti che usano internet in USA ben il 62 per cento dichiara di non conoscere il significato del termine “blog”, mentre quel 38 per cento che aveva qualche idea su cosa fosse la blogosfera risultava di sesso maschile, giovane, con educazione di livello secondario, stipendio superiore alla media e utente stagionati o comunque “assidui” di Internet. Quasi a confermare una delle accuse lanciate contro i blogger, ma più in generale contro i veterani della Rete: l’autoreferenzialità continua, il circolo chiuso “dei virtuosi on line”.

E’ comunque incontrovertibile che la funzione dei blogger vada sempre più integrandosi nella vita quotidiana e nel flusso informativo. La Rete è un territorio mediatico ben diverso da quelli tradizionali, il flusso di informazioni si muove lungo assi “orizzontali” che favoriscono l’intervento attivo di  molte più persone e impongono un’innovazione clamorosa nei sistemi di filtro e selezione dei messaggi ascoltati e ritenuti credibili. Da questo punto di vista i blogger sono un primo assaggio di una relazione nuova tra i cittadini e le notizie: tenendo un loro sito personale possono, e in molti casi vogliono, partecipare attivamente alla produzione critica delle informazioni. La relazione fiduciaria che si istaura tra il blogger e i suoi lettori fa sì che i contributi informativi del primo risultino molto più credibili rispetto a quelli dei media tradizionali, considerati più facilmente strumentalizzabili dalla comunicazione politica.

Da un lato quindi il blog viene incluso in quella che eminenti studiosi dei fenomeni legati ai new media, come Shirly o Ito , chiamano “democrazia emergente”, perché esemplifica l’ ideale di democrazia perfetta in cui più del voto in sé risulta essere fondamentale il dibattito libero, alto, tollerante ed intelligente, dall’altro riemerge il problema di chi abbia “accesso” a questa democrazia, cioè di quanto effettivamente il blog abbia in sé gli strumenti per competere con altre fonti informative.

Democrazia, inclusione, appartenenza: temi che ormai sono al centro delle discussioni sui nuovi mezzi di comunicazione da alcuni anni e che possono essere applicati anche al “fenomeno blog”. Ma oltre ad uno strumento di democratizzazione o meno, il blog è prima di tutto il flusso di parole e pensieri di una persona che comunica con il mondo esterno. L’uomo da sempre ama comunicare, lo fa con l’arte ma soprattutto con la parola: scrive e parla, tiene diari ed esprime opinioni che descrivono il suo rapporto con la realtà. La nascita dei blog è dovuta sia all’evoluzione tecnologica (l’uomo comunica con i mezzi espressivi che ha a disposizione), ma anche ad un più profondo e naturale desiderio di amplificare il più possibile il volume del messaggio, che parla del singolo e dell’individuo. In parte quindi il blog potrebbe rientrare all’interno della “crisi di identità dell’uomo moderno”. Egli avverte la propria solitudine e la precarietà delle soluzioni umane e affida quindi una propria rappresentazione alla macchina/computer e alla comunicazione virtuale. Cerca conferma della propria esistenza nella pagina elettronica e allevia il proprio disagio nel contemplare un dato oggettivo: la manifestazione digitale dei propri pensieri, la pagina del blog, del suo blog.

Eppure il blog non è solo una proiezione della propria individualità ma anche una valutazione dell’impatto che questa ha sulle esistenze altrui, attraverso i commenti lasciati dai lettori ai post. Si ha la consapevolezza di esistere perché si può valutare l’effetto che hanno avuto le proprie parole, attraverso i commenti delle altre persone, siano questi compiacenti, contrastanti o altro. Il blog è anche un’ espressione fortemente personale che, per sua natura, diventa pubblica. Questo concetto è ben chiaro nella mente del blogger che infatti opera una sorta di autocensura, decidendo di rivelare i suoi gusti e le sue inclinazioni secondo uno schema più o meno palese, che risponde al suo desiderio di essere rappresentato in quel modo (qui non si può non fare un accenno alla drammaturgia di Goffman che già nel 1969  parlava della necessità dell’individuo di “gestire strategicamente la sua rappresentazione”); sia infatti che il blog riveli una persona reale sia che finga ciò che l’autore è realmente, risulta essere una rappresentazione comunque sincera dell’individuo dal momento che comunica precisamente ciò l’autore vuole si sappia di sé . Anche chi inventa personalità fittizie o identità completamente diverse dalla realtà è interessato a comunicare proprio quella identità: vi è alla base una volontà di raffigurazione del sé soddisfatta dalla strumento di comunicazione blog. Non si tratta quindi di un elaborato esperimento di mimesi e neanche di un tentativo di celarsi o proteggersi dietro identità fittizie; nei blog è come se ci fosse la parte più sincera delle persone, quella che vuole disperatamente rivelarsi. Anche la stessa identità inventata è una parte di noi che normalmente nel mondo reale non si manifesta, ma non per questo non esiste. Coerentemente con quanto detto, nei blog la pagina che parla dell’ autore stesso è una delle più trascurate, o addirittura manca del tutto: perché l’identità emerge tra le righe delle sue parole, è delineata dai suoi post, dalle immagini che usa e dai link che inserisce. Ogni blog è il suo autore ancora più puntuale di qualsiasi profilo autobiografico, perché il complesso post–archivio tende naturalmente a comporre un quadro descrittivo delle inclinazioni del “padrone di casa”. Di lui si sa che guarda certi film, che ha letto questo libro o che giudica una stupidaggine il tale articolo: inconsapevolmente egli stesso compone un ritratto di se stesso, ridotto in frammenti disseminati.

Riassumendo quindi, questo fenomeno sembra essere una risposta intelligente ad un bisogno di rappresentatività personale, alla necessità di lasciare un proprio segno in un periodo di profonda crisi sociale, un modo per ostacolare l’alienazione del singolo tutto sommato antico, anche se aggiornato: la comunicazione, il mettere insieme, il “fare parte di”, il sentirsi meno soli.

Questa breve introduzione sul mondo della blogosfera risulta essere funzionale alla presentazione dell’argomento del presente elaborato: analizzare un blog al fine di ricostruire l’identità virtuale del suo autore.  Dietro questa semplice frase risiede uno dei cambiamenti teorici più importanti nell’ approccio agli studi sulla comunicazione, frutto del sempre più stretto intreccio, emerso nelle ricerche di stampo psicosociale, tra il concetto di comunicazione e quello di interazione (in fondo basti pensare al fatto che l’interazione sociale si svolge principalmente mediante forme comunicative).

Le prime teorie sulla comunicazione, ad esempio il modello di Shannon e Weaver (1949), delineano il processo come uno scambio di informazioni: il testo è ciò che viene trasmesso da un emittente ad un ricevente, trasferimento che può essere influenzato da fenomeni di distorsione del messaggio stesso definiti “rumori”. Questa idea si applicava perfettamente alla trasmissione di segnali nei sistemi di telecomunicazioni ma, erroneamente, è stata estesa per molto tempo alla comunicazione umana con il risultato di semplificarne la complessità, riducendola ad un processo “meccanico” e deterministico.

Molti approcci teorici hanno contribuito a scardinare questo concetto: in particolar modo la corrente psicosociale che, occupandosi del modalità attraverso le quali la società  si pone come il risultato delle interazioni sociali e dei significati forgiati mediante queste interazioni, ha “elevato” lo statuto del linguaggio ad una dimensione fondamentale per la creazione di significati sociali e culturali, mettendo in primo piano le modalità di interazione comunicative dei vari individui. A tale proposito si pensi all’idea del fondatore dell’ interazionismo simbolico George Herbert Mead: la società è il risultato delle interazioni sociali e dei significati che vengono attributi a queste interazioni, gli individui impiegano il “sé” e la “mente” per interagire in modo attivo, dialogando con se stessi e con gli altri e plasmando il loro comportamento sulla base di queste interazioni.    Il compimento di questa riflessione culmina nel modello comunicativo denominato “interazionismo comunicativo” di cui il massimo esponente è il filosofo del linguaggio Francis Jacques. Il suo contributo permette di creare una nuova definizione di comunicazione, opposta rispetto ai primi modelli che la descrivevano come un semplice scambio di informazioni. La comunicazione è infatti una attività congiunta in cui i soggetti coinvolti si alternano continuamente nelle posizioni di locatore e allocutore (e non più di emittente e ricevente), e dove gli enunciati si intrecciano e si completano a vicenda.                                                                                                                                                     Questa visione porta ad un radicale cambiamento sia nell’idea di comunicazione (intesa nel senso di interlocuzione o conversazione), sia nello statuto dello stesso enunciato (prima il semplice messaggio, che rappresentava banalmente ciò che veniva scambiato). Per tentare di riassumere l’idea di Jacques, è come se i soggetti parlanti formassero le proprie identità mediante la progressione dell’interazione comunicativa in un continuo processo di significazione e comprensione (o interpretazione) reciproca, possibile solo grazie ad una operazione congiunta. Partendo da questo presupposto dialogare con qualcuno significa creare uno spazio logico dell’ interlocuzione, costruito da ogni singolo turno di parola, nel quale si creano e si contrattano le identità e i rapporti dei singoli soggetti coinvolti. Si intuisce chiaramente da questo discorso come vi sia un profondo cambiamento nello statuto ontologico dell’enunciato comunicativo; riprendendo le teorie dell’ enunciazione, il testo comunicativo non è più solamente l’oggetto della comunicazione ma il terreno della comunicazione stessa. Considerando il caso di un brano di conversazione, è puramente illusorio pensare che le parole di questa conversazione, oltre che oggetto di scambio, non risentano e incidano sull’atto linguistico che le ospita. Chi parla ritrae se stesso e il suo interlocutore e insieme usa questo ritratto come terreno di paragone dei propri e degli altrui comportamenti: i soggetti si confrontano con un’idea di sé che circola nel loro discorso, le cui tracce sono estrapolabili mediante l’analisi della conversazione stessa.

Ora se questo accade per le parole di una conversazione, avviene anche per quei testi che non vedono la presenza simultanea e contemporanea di un destinatore e di un destinatario, come nel caso della comunicazione faccia a faccia; non è la presenza fisica dei soggetti ad essere discriminante, bensì l’interazione comunicativa grazie alla quale l’uno si relazione e si definisce in base all’altro.

E’ questa la prospettiva teorica di riferimento che soggiace all’obiettivo del lavoro proposto: lo studio di un ambiente virtuale (il blog) e di una identità virtuale (il blogger) in base, per dirla con le parole di Jacques,  allo spazio logico di interlocuzione che viene costruito e modellato continuamente dai soggetti interagenti.  Come già accennato in precedenza, il blog è un luogo in cui emerge una identità grazie all’utilizzo di parole, immagini, link, commenti e risposte: ognuna di queste tracce è un indizio di una personalità che si autodefinisce e che definisce se stessa in rapporto con gli altri, e da tutti questi segnali è possibile cercare di definire chi è, o meglio chi vuole o vorrebbe essere, l’individuo che si cela dietro la tastiera. Una breve nota di metodo: parlare di identità, individuo, soggettività non si pone ovviamente in contrapposizione con il concetto di interattività comunicativa, perché come si è cercato di spiegare, l’individuo esiste in base agli altri, si autodefinisce socialmente e personalmente grazie alla presenza di altri soggetti che con lui interagiscono.                                              

La scelta del blog come oggetto di indagine da questo punto di vista è assolutamente appropriata, dal momento che risulta essere, a parere di chi scrive, il miglior artefatto tecnologico in cui è possibile notare come la creazione di una identità sia la risultante di un intreccio di significati che nascono dallo scambio simbolico con altri soggetti.

 

 

 

 

 

 

OGGETTO DI ANALISI E METODOLOGIE DI RICERCA

 

Dopo la cornice di riferimento teorico, questo capitolo verrà dedicato alla descrizione della strutturazione del progetto di ricerca e degli strumenti utilizzati, per iniziare a delineare come i concetti esposti in precedenza trovino applicazione pratica all’interno di un blog.

 

Oggetto di analisi e obiettivi

Il lavoro proposto nasce dall’interesse per un blog abbastanza particolare: “Lo spettro della bolognesità” (http://spettrodellabolognesita.splinder.com/), nato l’8 novembre del 2004 per iniziativa di un gruppo di bolognesi “doc” tra i quali lo scrittore Enrico Brizzi. Ad oggi il blog è “gestito” da 10 persone che raccontano se stessi e la città in cui vivono. In un tempo record  il blog si è conquistato una certa notorietà, tanto è vero che Repubblica on line il 10 febbraio del 2005 gli dedica un articolo che esordisce affermando: “Un ectoplasma elettronico si aggira per la rete: un “fantasma”, potremmo dire considerando la sua dimensione prettamente locale.” Lo stesso articolo riporta che dalla sua nascita sono circa ventimila i visitatori che si sono affacciati su questo angolo di pensiero virtuale e che  giornalmente almeno quattrocento tra indigeni, fuorisede e “oriundi” si collegano al blog. Leggendo i vari interventi, risulta abbastanza evidente che l’obiettivo dei redattori è quello di sfatare una serie di luoghi comuni che per anni sono stati associati a Bologna (la “grassa” e “rossa” signora cantata da Guccini) offrendo un’ immagine certamente demitizzata ma allo stesso tempo iperbolica della città emiliana. Il blog è una sorta di guida alternativa al mondo bolognese in cui reportage sulla vita cittadina si mescolano a grottesche disquisizioni su eventi mondani e fatti di cronaca, il tutto condito con scorci di slang “bolognese”. Ma l’aspetto che pare maggiormente interessante per la tipologia di lavoro da svolgere sta nel fatto che la maggior parte degli autori del blog “Lo spettro della bolognesità” ha un proprio blog personale che può essere consultato grazie ai vari links presenti. Ai fini dell’ analisi qui proposta questo elemento è motivo di particolare attenzione, dal momento che l’obiettivo proposto è lo studio dello sviluppo della singola identità di un blogger all’interno del “suo” ambiente virtuale. E’ evidente che un blog collettivo, seppur ricco di contenuti e di spunti, è difficilmente analizzabile da questo punto di vista perchè frutto di dieci individualità che si sovrappongono, ma può essere certamente un plus se utilizzato come raffronto rispetto ai singoli blog individuali.

Partendo da questo presupposto l’analisi è partita da due specifici blog individuali, rispettivamente quello di Enrico Brizzi (http://archiviomagnetico.splinder.com/) e quello di Max Bartender (http://chavi.splinder.com/) al fine di studiare il tipo di identità emergente in ognuno di essi. Successivamente si è tentato di fare un ulteriore passo (forse rischioso e sicuramente complesso): estrapolare il modo in cui le due personalità de facto emergono nell’interazione all’interno del blog “comunitario”, al fine di evidenziarne eventuali differenze o somiglianze.  La scelta di queste due specifiche personalità è motivata sia dal differente approccio col quale entrambe costruiscono la loro identità virtuale, sia dai particolari ruoli che assumono all’interno dello “Spettro della bolognesità”.

Come già ricordato nell’introduzione, l’identità che emerge all’interno di un blog può essere molto diversa rispetto a quella dichiarata, quindi lo scopo finale del lavoro potrebbe essere il confronto tra il modo in cui il singolo autore presenta se stesso all’interno del suo blog (con dei riferimenti anagrafici, una posizione sociale e via dicendo), si auto-definisce virtualmente tra le righe del testo e negozia la sua identità in un artefatto di dimensioni maggiori come “Lo spettro della bolognesità”. Un ultimo accenno in relazione ad uno dei due blogger scelti: Enrico Brizzi. In questo caso il “gioco” di analisi risulta essere ancora più problematico e interessante dal momento che  il noto scrittore ha già una identità “mediale”, frutto delle sue opere letterarie e delle informazioni che su di lui circolano nel tessuto mediale, come a dire che ognuno di noi (o quanto meno ogni lettore dei suoi libri) ha già un’idea del “personaggio Brizzi”: chi è, che idee ha o dice di avere, etc…                                                                                                                               In questa accezione il suo blog potrebbe costituire un modo per rafforzare una forma di identità già socialmente determinata (a tal punto da snaturarsi in una strategia di natura puramente “commerciale” non da poco conto) o, al contrario, un luogo incontaminato dove si possa sprigionare la libera soggettività dell’ “uomo Brizzi”.

 

 

 

 

 

 

 

Metodologie di ricerca 

Le metodologie di analisi utilizzate per lo studio di un blog  attingono ad una varietà di settori disciplinari (e non), dal momento che il materiale contenuto in esso appartiene alle più svariate forme di espressione che l’uomo possiede (la parola, le immagini, i disegni e a volte anche i suoni).

Da questo punto di vista la metafora della “spazio casalingo” può essere utile per capire cosa si cela dietro ad un blog. Chiunque acquisti una casa per prima cosa deve “arredarla”, cosi come il blogger per prima cosa costruisce il suo mondo virtuale in maniera attenta e non casuale. Come la scelta del tipo di sedie e della loro collocazione, l’acquisto di una particolare quadro da mettere all’entrata, un mobilio minimalista e funzionale oppure retrò dicono qualcosa del padrone di casa, dei suoi gusti e della sua interazione con l’ambiente, così la distribuzione degli elementi in un blog raccontano la storia del loro proprietario.    

Partendo da questa considerazione l’analisi dei due blog è stata strutturata come indicato di seguito:

1)                Individuazione dell’ identità dichiarata dell’autore del blog. Questo passaggio permette di evidenziare in partenza cosa il blogger dice di se stesso e come si auto-presenta ai suoi lettori.

2)                Studio del blog dal punto di vista denotativo. La denotazione si focalizza sul primo livello di significazione del segno e permette di elencare gli elementi strutturali del testo e gli assi fondamentali e condivisi che determinano una preliminare attribuzione di significato dell’oggetto analizzato. A questo livello ci si è concentrati a:

-                   individuare preliminare le funzioni comunicative che prevalgono all’interno del blog. Le quattro componenti fondamentali che si ritrovano negli artefatti dei new media (componente comunicativa, informativa, strumentale e orientativa) offrono una base di partenza per individuare il tipo di blog che l’autore propone ai suoi lettori;

-                   studiare il significato elementare dei contenuti e delle informazioni contenute nel blog (ad esempio il tipo di linguaggio, l’organizzazione e la disposizione dei contenuti, il labelling system ecc..);

-                   analizzare l’uso di elementi grafici  (come immagini , fotografie, video o colori);

3)                Studio del blog dal punto di vista connotativo. La connotazione si concentra sull’insieme di significati e valori aggiunti di cui il segno è portatore in relazione alla costruzione soggettiva dell’identità del blogger. In questa accezione in un’ interfaccia multimediale l’uso di una parola, un’icona, un suono o un’immagine (cioè di un segno tout court) non sarà mai portatore di un solo significato, ma di innumerevoli livelli connotativi relativi al contesto d’uso, alla relazione che tale segno istaura con gli altri e alla esperienza personale che il soggetto racconta nel suo blog. Specularmente rispetto a prima, questo livello si propone di:

 

-                   identificare le valenze connotative di alcuni degli elementi individuati grazie all’analisi denotativa al fine di delineare più chiaramente il loro contributo nella costruzione dell’ identità virtuale del blogger;

 

 

4)        Analisi della costruzione dell’ identità mediante le interazioni comunicative  (il complesso di post-commenti). La scelta di dedicare un punto specifico a questo aspetto è motivata dal fatto che prima si è tentato di identificare la costruzione dell’ identità del soggetto in base ai segni presenti nel blog e successivamente di individuare come questi siano contrattati/negoziati durante l’interazione con gli altri individui.  Nello studio di un blog lo spazio logico dell’ interlocuzione, comune alle due istanze comunicative, ha come risultato finale quello di rafforzare sempre più l’idea che il fruitore realizzerà dell’identità del blogger. I post e le tematiche da affrontare, sebbene commentate abbondantemente dai lettori, sono sempre proposti dai blogger, che rispondendo o meno ai commenti, estrinsecano e rilanciano nuovamente il proprio sé.

 

Nello specifico l’ analisi delle conversazioni si concentra:

 

-                   sulla pluralità dei livelli di realtà, ossia la componente individuale, quella gruppale e, se presente, anche il livello di interazione istituzionale. Approfondendo l’articolazione fra il livello individuale e sovraindividuale si può osservare con che modalità sviluppa l’interazione e i rispettivi ruoli del blogger e dei suoi commentatori

-                   sull’efficacia comunicativa e il tipo di rapporto che si istaura tra le tracce dell’autore reale (enunciatore) e quelle dei suoi lettori all’ interno del testo, al fine di mettere in evidenza il “contratto formativo” che si istaura tra blogger e i visitatori.

-                   sullla componente normativa, cioè le regole presenti all’ interno del blog. In questo caso la presenza di un decalogo di comportamento esplicitato oppure autoindotto influisce sia sui modelli comunicativi/comportamentali messi in atto sia sulle modalità di auto-regolamentazione in caso di infrazione delle regole stesse. Questo punto permette di sottolineare quindi il grado di “democraticità” sul quale si fonda l’artefatto virtuale.

 

-                   sulla costruzione congiunta del significato ovvero come le diverse interazioni portano gli individui a condividere una serie di codici, pensieri, linguaggio, oggetti, eventi comprensibili e condivisibili dagli appartenenti alla comunità virtuale creatasi. Negli interventi inerenti ai post ogni frase è un’interpretazione, un’aggiunta alle precedenti. Spesso queste interpretazione possono innescare meccanismi (equivoci, inferenze) che determinano uno slittamento ed una ri-negoziazione dei significati in base alla prolungata interazione comune. 

 

5)                Riscontro di eventuali simboli, come conseguenza logica dell’ ultimo paragrafo del punto precedente. In termini sociali e mediali il simbolo è la rappresentazione di un significato condiviso da una comunità che viene costantemente ri-negoziato. Il simbolo quindi racconta qualcosa dell’ambiente (virtuale nel nostro caso) in cui viene usato e diventa parte fondante e condivisa delle identità delle persone che lo usano.

 

6)                Riassunto del tipo di identità virtuale che emerge dai singoli blog e breve accenno alle differenze o somiglianze tra quest’ultima e quella che si esprime all’ interno del blog collettivo “Lo spettro della bolognesità”.

 

La conclusione del lavoro si prefigge quindi di verificare se i due blogger si “auto-costruiscano” in maniera analoga in un contesto prettamente personale (il proprio blog) ed in uno in cui esistono più co-autori.

 

 

 

 

 

 

 

ENRICO BRIZZI – ARCHIVIO MAGNETICO IN PROGRESS

 

Il blog di Brizzi si presenta come un’estensione (o un approfondimento interattivo) del sito ufficiale (non stranamente, in effetti, lo stile, il layout e le scelte cromatiche delle due web- pages, come vedremo, sono estremamente simili). Più che un muro sul quale inserire pensieri in libertà, il blog di Brizzi si presenta come un “ufficio stampa virtuale”, un espediente per divulgare nel modo più ampio possibile le iniziative editoriali e non dell’autore, rendendo possibile un feedback dell’utente che così viene messo nelle condizioni di recitare una parte nella strutturazione della vita e degli impegni dell’autore stesso.

 

Identità dichiarata

 

Che non ci sia alcuna velleità di nascondere il fautore, l’anima principale (nonché, lo dimostreremo, unica) del blog appare evidente fin da subito. Ad accoglierci nell’ “archivio magnetico”, infatti, v’è il nome del sito personale del nostro blogger: “enricobrizzi.it”. Chiara identificazione evidentemente non solo di un luogo virtuale, di un nodo anonimo della rete, ma riferimento esplicito alla persona fisica che sta dietro l’apparato puramente “meccanico”. C’è una manifesta rivelazione di paternità, in quel titolone, ma anche una palese dichiarazione d’intenti: è di Enrico Brizzi uomodicultura-letterato-scrittore-intelligenzadelpaese-vip che si parla. Nulla di più, niente di meno.   

Che il blog sia fortemente legato all’identità di Brizzi (che in questo senso viene continuamente messa in risalto ed enfatizzata) è suggerito non solo dal quell’ “enricobrizzi.it” messo in bella mostra: diretti allo stesso scopo ci sono i  rimandi ai suoi libri (sull’estrema destra dello schermo; links che ci riportano inevitabilmente, ancora una volta, al suo sito), nonché il menù in alto (lo stesso del sito ufficiale) o l’immagine (sempre in alto, sulla destra del titolone del blog) linkata con le bio dell’autore (ancora una volta siamo sull’official site); in realtà, probabilmente, questo stretto legame tra Brizzi-autore e Brizzi-blogger si riscontra soprattutto da quello che potremmo definire il contenuto “dinamico” del blog, ossia dai post che l’autore inserisce e perfino dai commenti che ad essi si legano.

Il fatto, ad esempio, che i suoi post siano firmati sempre e comunque “enricobrizzi” (e non si sia fatto ricorso ad un nick fittizio) la dice lunga sulla (mancata) volontà di omettere la propria identità effettiva. Gli unici aspetti che lo scrittore bolognese esclude intenzionalmente sono  quelli relativi alla sua vita privata (vedremo che sorvolerà su alcune domande riguardanti i suoi “presunti ”figli”); e tra l’altro, aspetto interessante, non abbiamo sul blog (ma nemmeno sul sito) una foto dell’autore: sul 90% delle immagini presenti sul testo in esame c’è il suo nome (che sia la copertina del suo libro o la locandina dei concerti del suo gruppo, che sia la sua partecipazione ad una conferenza o altro ancora), ma non conosciamo tramite il blog il suo aspetto, le sue fattezze…come a voler creare un alone di mistero intorno al personaggio. 

D’altronde è questo, verosimilmente, l’obiettivo di Brizzi, e senza dubbio ci troviamo di fronte ad uno starblog, in cui tutto circola in funzione dell’autore. La vera difficoltà alla base dell’analisi del blog brizziano sta nelle pregressa conoscenza (attraverso i suoi libri, e mai dissimulata o celata nel blog) della personalità dell’autore. Quindi la domanda che sorge quasi banalmente è: l’autore prova (anche e soprattutto inconsciamente) a modificare la propria identità nel blog rispetto a quella resa attraverso i media tradizionali e i suoi libri? Oppure la ricalca, la riprende e la usa come premessa indispensabile per poter partecipare attivamente alla vita del blog stesso?

Proveremo a rispondere a questa domanda a conclusione di questo lavoro.

Prima, però, sarà necessario evidenziare quali sono gli aspetti caratterizzanti che determinano la reale natura del blog.

 

Ø     Elaborazione primaria del materiale:

 

 

Partiamo dalla componente comunicativa, molto presente: come si evidenziava in precedenza, l’obiettivo dell’autore è certamente quello di instaurare un rapporto dialogico (certamente con gradi differenti di specificità) con gli “spett-autori” del suo blog. Ad esempio, attraverso un concorso proposto in maniera assolutamente scherzosa, informale ma innegabilmente incentrato sulle “fatiche” dello scrittore; l’interattività del blog è accettabilmente elevata, e in questo senso l’intervento dell’autore nei commenti può essere giudicato ragionevolmente assiduo e costante, ma il tutto è sempre comunque finalizzato a spingere il proprio “prodotto” (i libri). Evidente è anche la componente informativa (probabilmente quella più presente), caratterizzata da un discreto livello di specificità (se si considera l’obiettivo del blogger) e d’aggiornamento. Poco presente quella strumentale (cioè la necessità di ottenere/volontà di offrire specifici servizi), mentre configurata alquanto ambiguamente è la componente orientativa: la capacità di individuare dove (e come) ottenere una data informazione (più spesso) o un dato servizio (più raramente) è spesso fornita dal blog, ma in maniera contraddittoria e con livelli di specificità alquanto generici.

 

ü      Navigabilità

Non semplice; raramente ci sono informazioni che anticipino dove ci condurrà un link (solo i riferimenti al menù del sito personale sono evidenti e autoesplicanti)…

 

ü      Completezza dei contenuti

      Il livello di dettaglio che si vuole raggiungere non è molto approfondito; ciò è naturalmente di facile spiegazione, se si pensa che non ci si trova di fronte ad un blog dalle finalità prettamente informative (nel senso “alto” del termine), ma l’idea di base è quella di informare sì, ma solo sulle pluri-iniziative dell’autore.

 

ü      Comprensibilità delle informazioni

-          il linguaggio usato non è intuitivo né immediatamente comprensibile, non tanto per la sua “aulicità”, quanto per la sua natura gergale. Molti termini e molte espressioni sono evidente “possedimento” di una ristretta èlite, e senza un repertorio, un codice di buona lettura, il testo nella sua interezza (e non solo, anche la stessa grafica) diventa di difficile “traduzione”.

-          il labelling system è anch’esso strutturato sulla base di un linguaggio “chiuso”, finanche ermetico: solo quando se ne  possiede la chiave può diventare chiaro e ogni nuova “etichetta” viene facilmente riportata alla sua reale categorizzazione e  individuata nell’alveo semantico (spesso simbolico) di appartenenza.

-          Le informazioni sono tuttavia ben organizzate e strutturate, o perlomeno mantengono anche diacronicamente una loro coerenza. 

 

ü      Efficacia comunicativa

Si crea rapporto fiduciario? C’è credibilità? Due domande fondamentali alla base del buon successo di ogni blog…Spesso l’abilità persuasiva e la capacità nel mantenere le promesse iniziali (il “contratto formativo”, che instaura la relazione tra blogger e chi vi partecipa) sono alla base di una possibile risposta affermativa alla suddette domande.

In realtà, nel nostro caso, la risposta affermativa tanto ricercata non è così importante: il rapporto fiduciario sussiste, certo, ma nel blog non sono messi in gioco legami tanto destabilizzanti da rendere questa fidelizzazione così fondamentale. E l’aspetto “credibilità” discende direttamente da questo approccio/premessa.

 

ü      Attrattività grafica

La grafica è relativamente di poca importanza, né viene utilizzata per completare il significato del testo immesso dal blogger…l’uso (per quanto limitato) dell’elemento grafico e cromatico non agisce a discapito dell’usabilità del blog e della facilità di interazione con lo stesso.

 

°                Denotazione

 

Il blog ha, tutto sommato, una struttura alquanto semplice: nella parte superiore dello stesso abbiamo il menù di navigazione (detto incidentalmente, fatto alquanto insolito in un questo tipo di web-site), che riproduce fedelmente quello del sito ufficiale (e ad esso, nei suoi link, rimanda). Nell’estrema destra della pagina, sempre su sfondo blu, ritroviamo, una in fila all’altra, le immagini che riproducono tutte le copertine dei libri dell’autore. In effetti, una semplice quanto superficiale osservazione dovrebbe condurci ad ipotizzare che menù e immagini/copertina rappresentino una presenza estranea al blog, o meglio non coesistono all’interno del blog stesso (e probabilmente rispondono ad esigenze non del tutto coerenti con quelle del nostro oggetto d’analisi).

Su sfondo bianco, poi, abbiamo il blog comunemente inteso: il logo in alto sulla sinistra (con le immagini dei floppy disk, che rimandano al titolo e che permettono a chi naviga di accedere all’archivio dei post precedenti); di fianco al titolo, sulla sinistra, un’immagine un po’ particolare e di difficile intuitività. Solo cliccandoci sopra veniamo rimandati alla pagina delle bio (e della bibliografia dell’autore), di per sé assolutamente fondamentale per comprendere l’identità del nostro autore/blogger. L’immagine in bianco in nero, riproducente (sembra) dei personaggi dalle indistinte fattezze, viene completata dall’apposizione, in primo piano, di una seconda immagine, questa volta colorata, di un altro individuo (che potrebbe essere Brizzi stesso..).  

Come solitamente accade, immediatamente sotto quest’immagine dall’ambigua interpretazione, abbiamo, sempre nella parte destra del blog “de facto”, la parte più statica, meno dinamica dello stesso. Un link (definito da un’immagine) ad una sezione definita “Carta Canta”, in cui il nostro propone “le opere dei maestri nei confronti dei quali si riconosce debitore; i contributi dei compagni di strada, osservatori privilegiati della narrativa contemporanea e, infine, una piccola officina per non dimenticare la natura “artigianale” della scrittura: insomma, un vero e proprio “manuale di sopravvivenza per i lettori avvertiti”. Abbiamo poi, subito sotto i links, l’archivio magnetico dei post precedenti e, infine, il buon caro contatore.

Occupa invece tutta la parte sinistra del blog la sezione più dinamica e più interessante ai fini della nostra analisi, quella cioè dedicata ai post dell’autore; questi ultimi spesso si accompagnano a immagini  che tendono a completare il contenuto dei post stessi. A conclusione di ogni post ritroviamo il link per poter inserire il proprio commento. Da notare il fatto che i commenti ai post, a differenza della stragrande maggioranza dei blog, non vengono riprodotti nella pagine dei post dell’autore (magari attraverso un movimento di espansione/contrazione), ma all’interno di un pop-up che si distacca e si distingue dai pensieri, i commenti, le riflessioni di Brizzi.

 

°                Connotazione

 

Andando al dì là di una elencazione meramente descrittiva dei contenuti del blog, si può provare ad individuare i significati “secondi”, più profondi rispetto alla superficialità di una lettura denotativa e, per questo, approssimativa. Ad un livello di lettura più generale, ad esempio, il fatto che il blog tout court venga “incluso” in un’area blu che riporta e si riferisce direttamente al sito ufficiale dell’autore potrebbe indicare la volontà (nemmeno tanto malcelata) di caricare il blog stesso di un valore meno indipendente ed autonomo: come se l’autore volesse dirci che il blog è solo una sezione del sito ufficiale, ad esso è relato, e il suo valore perde di consistenza se si colora di sfumature troppo autonome e “irredentiste”. Ma non solo: la riproposizione (come abbiamo visto) del menù principale all’interno del spazio dedicato al blog vero e proprio (al dì sopra dei “links”) tende ad avvalorare ed enfatizzare questa ipotesi di fondo. La stessa immagine ambigua (che come si è visto rimanda ad informazioni estremamente importanti, ossia le bio dell’autore) è parte integrante del sito ufficiale e non contenuto esclusivo del blog: ancora, questa immagine dal significato di per sé inesplicabile (solo con pazienza certosina scopriamo che è una foto di Riccardo Brizzi impiegata per la quarta di copertina del romanzo) assume, a livello connotativo, un valore non da poco, non fosse altro perché anima in chi la guarda interrogativi di varia natura: cosa vorrà dire, perché quella sovrapposizione, qual è il legame che secondo l’autore sussiste tra la stessa e le informazioni bio e bibliografiche cui rimanda? E ancora, è plausibile ipotizzare un tentativo di celare (o comunque rendere difficile la individuazione de) le informazioni riguardanti la propria personalità. C’è, nonostante tutto il contenuto del blog sembri gridare il contrario, un tentativo disperato di mantenere un’identità se non proprio anonima, quanto meno “offuscata”, meno popolare e più vicina, di conseguenza, a chi ci legge, ci frequenta, discute con noi?  

Ancora, la sezione “Carta canta”, che di per sé sembra rappresentare un semplice ornamento, una mera commodity all’interno del blog, un fiore che lo impreziosisce ma di cui si potrebbe benissimo fare a meno, costituisce invece (scriviamo sempre col beneficio del dubbio, s’intende) un passepartout indispensabile dal punto di vista dell’autore: un bagaglio di cui necessariamente munirsi per poter comprendere appieno il contenuto e l’anima del blog. Ancora una volta la morfologia elitaria e culturocratica della piazza brizziana sembra venire fuori.

Anche la scelta dei links pare essere alquanto eccentrica: da blog che provano a distinguersi professando una sistematica eliminazione delle immagini a blog dal latente sapore “femminista”, passando comunque per siti più “istituzionali” (quello della band “Frida X”, con cui l’autore collabora, ad esempio) o blog il cui il legame con l’autore sembra essere molto più ragionevole e comprensibile (“lospettrodellabolognesità”, di cui avremo ampiamente modo di parlare). Eppure, anche a volerlo trovare, un filo nascosto che tiene insieme queste scelte non pare esserci, un coacervo di rimandi esterni che forse vuole essere semplicemente un sunto delle esperienze più vicine a quelle sperimentate nel blog dello scrittore emiliano (non per nulla gran parte di questi links vengono denominato “Bloggology 200x”, una vera e propria antologia dei blog per cui vale la pena vivere)…

Last, but not least: i post.

L’uso alquanto variegato della lingua è una delle cose che salta maggiormente all’occhio: Brizzi in particolare salta senza grossi patemi da un linguaggio aulico e ricercato (“brocardo”, “extramoenia”, ad esempio) ad un gergo ibrido dalle chiare ispirazioni social-giovanil-esterofile (“aficionados”, “konkorso”, “kapitale”); inoltre il suo ruolo preminente, da vero e proprio “deus ex machina” all’interno del blog, viene continuamente ricordato, anche a costo di risultare saccente e un minimo arrogante (“Le 6 risposte vanno inviate via mail a redazione@enricobrizzi.it, con oggetto "GRANDEKONKORSO. Se ne deduce che le risposte non vanno scritte nei commenti qui sotto.che sarebbe un po’ come dire: siete pecorelle smarrite, con difficoltà di comprendonio, che vanno guidate e continuamente indirizzate lungo la retta via…).

Quello brizziano è un linguaggio innegabilmente elitario, pervaso da evidenti velleità di “genuinità” e “originalità” rispetto al “normale”, con un ricco repertorio frastico e terminologico: eppure Brizzi sembra sempre considerarsi un primus inter pares, un individuo che comunque vada deve distinguersi all’interno della cerchia dei suoi nobili e cortigiani. Scrive:

“Dear amigas und amigos, trascorsero molti mesi senza frequentare questo beneamato sosto et rifugio. Quanto me ne dolgo lo sa solo chi mi vive accanto, e i cari Eddie e Dina che vi informarono sulla mia sorte mentre ero rapito laggiù, prigioniero volontario al remo della tastiera.”

permettendosi di mescolare termini dalle lingua più disparate (vive e morte), accostando vocaboli dal sapore antico (“remo”) e moderni (“tastiera”) e generando così espressioni indiscutibilmente appariscenti (nel bene e nel male). Lo stesso leitmotiv linguistico si ritrova nei commenti ai suoi post, e forse l’unico vero, reale, genuino momento di discesa tra i comuni mortali si ha quando viene messo alle strette da discussioni finalmente non più (o non solo) inerenti i suoi libri o i suoi progetti culturali: ad esempio, quando dal concorso si passa a discutere del prezzo dei libri, dei sistemi opinabili di distribuzione, della morte progressiva delle piccole librerie, dell’affermazione costante dei cosiddetti multicenter. (dove a volte non è il lettore a  decidere autonomamente quali prodotti editoriali comprare). In questi casi Brizzi è quasi costretto a fare sua una lingua esteticamente meno forte ma sostanzialmente molto più potente, ad aggrapparsi ad un linguaggio anche crudo che solletichi meno il comune senso del bello ma che colpisca, se necessario, come un pugno nello stomaco: in parole povere, quando non si può affermare la propria supremazia con l’espressione, allora ecco venire fuori il contenuto e perfino la discussione democratica. Il che, ahimè, accade poche volte nel nostro blog; Brizzi è troppo occupato a guardarsi allo specchio per pensare di incentivarla, troppo preso a parlare monotematicamente di sé e di ciò che da sé promana…

Non meno interessante, da un punto di vista più dichiaratamente semantico, è il nome del blog: “Archivio magnetico in progress”. Interessante perché a prima vista l’espressione “in progress” (usata e abusata nella grande rete) non è, more solito, una protesi temporanea, un suffisso da omettere non appena possibile, ma un elemento permanente del titolo stesso. E’ come se il titolo (a parte l’evidente riferimento alla dinamicità del blog) indicasse un programma, un progetto, un patto, un desiderio e una promessa: il blog nasce in un certo modo, ma non deve e può rimanere reazionariamente così, deve crescere e sul versante dei contenuti e sul versante del layout e del template grafico. Non ci si deve fermare. Apprezzabile speranza, certo, ma al momento alquanto vana.

Figura 1

               Figura 1

 
Infine, le posizioni più dichiaratamente politico-sociali dell’autore sono a volte rese con evidenza (Figura 1), a volte invece si sceglie di renderle in maniera meno vistosa, più annacquata e quindi lo sforzo di traduzione diventa più intenso. A livello connotativo, ad esempio, un’immagine del genere (Figura 2)

Casella di testo: Figura 3                                

Casella di testo:                       Figura 2

 

 

 

ci dice ben poco, se proviamo a darle un significato letterale. Solo interpretandola alla luce della fervida discussione che ha animato il blog (e soprattutto il bloggone “spettrodellabolognesità”) sul caso Cofferati a Bologna riusciamo a leggere la reale portata (politica) del  messaggio che prova a lanciare.

Oppure quando il post ha come oggetto l’elezione del nuovo Pontefice Benedetto XVI, l’inserimento, a conclusione del testo apertamente provocatorio e caustico nei confronti di Papa Ratzinger, di un’immagine (Figura 3) ripresa dal football americano e in particolare dalla squadra dei Cardinals evoca un alone di durezza e pseudo-intolleranza che molto ci dicono sull’opinione che Brizzi ha sull’argomento. Senza poi chiamare in causa il riferimento a Socci vestito da Goffredo di Buglione” e a “Brunovezpa”, moderatore della serata...      

 

L’interazione comunicativa

 

Il blog di Enrico Brizzi si presenta da subito come caratterizzato da una forte componente individuale;  c’è un protagonista assoluto, ovvero il famoso scrittore bolognese. Già il titolo della pagina (lo ricordiamo) intitola infatti questo spazio virtuale: “Enrico Brizzi: il maestoso sito ufficiale”. Questa definizione fa sì che la dimensione dialogico-comunicativa  venga messa in secondo piano, per dare spazio a questo blogger che, come vedremo dall’analisi di alcuni stralci conversazionali, risulta essere una vera star.

Questo forte contrassegno di autoreferenzialità è riscontrabile anche scorrendo velocemente gli argomenti trattati nei post del blogger stesso, inerenti per la quasi totalità il mondo della letteratura (i suoi libri preferiti e consigliati) e i libri scritti dallo stesso Brizzi, (concorsi a premi inerenti le trame dei suoi romanzi, come abbiamo visto). Lo scopo delle persone che partecipano ad un  blog generalmente è quello di mettersi insieme per fini comuni: nel nostro caso spesso sembra che il fine, o comunque il risultato ultimo, sia una sorta di autocelebrazione da parte dello scrittore, ed  una  forma di idolatria  da parte dei contatti-ammiratori. Insomma la figura preponderante e vincente è Enrico Brizzi, non come autore di un blog personale in cui “l’uomo Brizzi” racconta di sé, delle proprie emozioni ed il proprio vissuto intimo, ma come Enrico Brizzi celebre scrittore, che dispensa consigli sugli eventi a cui partecipare o libri da non perdere. Un Enrico Brizzi, quindi, creatore soprattutto (lo vedremo nella parte inerente alla creazione di un significato congiunto) di un modo di vivere che diviene ideal-romanzato, un Brizzi che disprezza le interviste televisive troppo commerciali, che sembra rifiutare la notorietà e che pare guardare con sospetto ogni forma di plauso ostentato, ma che in realtà si bea di queste gratificazioni ed ama essere incensato ogni volta che è possibile.

  “CARTOLINA PRECETTO ???
Buon giorno
Sono XXX XXX, autrice della trasmissione YYY di rete Z, allego alla presente una breve presentazione della nostra trasmissione. E' in programmazione una puntata interamente dedicata al tema del viaggio.
Il suo libro: " NESSUNO LO SAPRA' '" , riscuote da queste parti un nugolo di fan.
Desidero invitarla presso i nostri studi in via XXX Y Z , per un'intervista interamente dedicata al suo " Viaggio a piedi dall'Argentario al Conero".
La registrazione si effettuerà il 20 Giugno 2005. Dalle 11.00 alle 13.30 -l'orario di convocazione è da stabilirsi con Producer. la durata dell'intervista è di 7 minuti.


(Per la serie: diamo per scontato che, quando tivù chiama, povero scrittore corre e scodinzola)”

 

Questo esempio (e in particolar modo il commento tra parentesi di Brizzi) sembra rappresentare un giudizio negativo dello scrittore sugli inviti televisivi e la televisione in generale, ma letto con maggiore attenzione denota un fascino, nemmeno tanto malcelato per ogni forma di popolarità.

Nei commenti ai suoi post, invece, ritroviamo una forma sottile di sudditanza e volontario assoggettamento nei confronti del blogger-scrittore, determinata a volte dalle emozioni suscitate da un suo libro, altre volte da esperienze che lo riguardano o  brividi provocati da suoi contatti, altre volte ancora da una conoscenza personale con Brizzi, dalla possibilità di proporre alla sua attenzione i propri manoscritti, dalla presunta possibilità di sentirsi finalmente “compresi da qualcuno nel brutto periodo dell’adolescenza”…

Volendo dare poi un giudizio rispetto alla presenza di un vero e proprio interazionismo comunicativo,  possiamo affermare che esso sicuramente sia un elemento presente, ma le sue componenti sono piuttosto sbilanciate: c’è interazione, ma sempre a partire da ciò che è proposto dal blogger e quasi mai viceversa, non è un vero scambio alla pari, reciproco: sembra essere di fronte a lettori adoranti che chiosano e rafforzano ciò che Brizzi afferma. Il livello di interattività è messo in atto soprattutto dai commentatori che cercano un contatto in prima persona con lo scrittore e vogliono assicurargli una continua aderenza di pensiero.

La comunità che si viene a delineare assume i tratti di un fan-club, in cui si sviluppa una rete di conoscenze complessamente costruita, cementata e stratificata, ove alcuni si conoscono fra loro e si parlano, alcuni fanno degli interventi singoli e slegati da quelli degli altri, come il seguente:

enricobrizzi, uh, sei l'autore preferito del mio Storico Ecs. Quindi ai tuoi libri, che non ho letto mai, ogni tanto penso con malinconia.

edi

alcuni si rivolgono a Enrico come fossero amici (o forse desidererebbero esserlo), altri come se lui fosse un idolo.

I comportamenti quotidiani vengono inseriti, e sono spesso riferimenti al tanto atteso momento della lettura, all’acquisto di un libro, ai concerti (spesso consigliati dallo stesso Brizzi). Gli unici accenni al menage di Brizzi riguardano la sua paternità (a bassissima voce si vocifera che sia padre di un numero imprecisato di bambine e che sia molto preso dal momento dell’allattamento), ma è una vera e propria fuga di notizie, le quali non sono mai autentificate o commentate dal blogger stesso.

I commentatori si rendono attivi nel cercare di attrarre l’attenzione del beniamino (a volte esprimendosi con un linguaggio goffamente e stonatamene aulico o ironico); implicitamente è come se si chiedessero ad ogni intervento: “Con quanta attenzione Brizzi leggerà il nostro commento? Quanto riusciremo a farci notare?”

Ciao enrico, volevo farti i miei complimenti , io ho letto solo due libri tuoi, tre ragazzi immaginari e jack frusciante e' uscito dal gruppo.
jack frusciante lo amo, l ho riletto 30 volte:) ho scritto addirittura pezzi del libro sul muro della mia camera...ADORO IL PERSONAGGIO DI MARTINO.
Ti ho aggiunto tra i miei preferiti.
A presto

Keade

 

 

Ti svegli in un letto che non è il tuo mentre l'alba tiepida consegna a te e alla tua città una nuova mite tranquillità. E mentre guidi verso casa pensi che invece di defilarti subito in preda all'ormone primaverile, avresti potuto stare di più con i ragazzi dopo il concerto e dirgli di quanto, a parole e chitarre, sono ogni volta capaci di entusiasmarti. Fosse per te sarebbe stato il primo reading in cui avresti ballato tutto il tempo (ovviamente in assenza di sedie).
Prima di addormentarti sul serio l'ultimo pensiero va alla rosa che era sul palco. E sorridendo sommessamente alla tavolozza di espressioni da indemoniato di Enrico, al vecchio John che piega la strato con gli occhi chiusi e a Hoge e Jade che imitano i rumori di animali notturni, sei certo che se fossi nato anche tu nel '74 o giù di lì sarebbero stati i tuoi amici ideali, nettamente.

stukij (in brizzi style)

Eppure viene da chiedersi: questo significa realmente essere attivi? In fin dei conti nel blog nulla si crea e nulla si distrugge, a meno che il demiurgo/artefice di questa creazione/distruzione non sia Brizzi stesso. E anche quand’anche un tentativo di posare una pietra nuova si inscena nel blog, l’inquisitore Brizzi interviene, con un colpo di scure ben dissimulato, per troncarlo sul nascere. Ad esempio, quando il suo post critico nei confronti delle  scelte di Cofferati a Bologna comincia ad essere commentato seriamente, e la discussione si sposta sulle mafie, la criminalità, lo scontro sociale e le possibilità d’azione dei giovani, egli, anziché intervenire per esprimere una posizione soggettiva, chiude indirettamente lo scambio d’idee tra i partecipanti con una freddura dalle chiare intenzioni…

Ok, giuro che il circolo Pickwick sarà la mia prossima recensione per Carta Canta... enricobrizzi

Libero dibattito ci sia, ma sempre dentro certi limiti e sempre tenendo presente qual è l’argomento principe che non deve mai mancare (il superuomo Brizzi).

In questo senso, la componente normativa è sicuramente autoindotta, non vi sono postille o spazi dedicati alle istruzioni per l’uso, ovvero alle regole del blog. Ma non per questo l’interazione risulta essere non regolata. La struttura profonda del blog infatti custodisce in sé il percorso fruitivo che l’enunciatore-legislatore Brizzi ha inserito nel suo testo. E i commentatori accettano implicitamente questo gioco già predisposto dal blogger e stringono con lui un patto di fiducia e di rispetto. Amano appartenere all’entourage brizziano  e per questo adottano tutti un buon modello di comportamento: leggono attentamente i post dello scrittore, ascoltano la musica che lui propone, leggono le sue interviste e commentano senza mai andare, come si diceva, fuori tema. Le regole non sono mai infrante in maniera evidente. Talvolta alcuni vorrebbero invadere gli “argini” che proteggono la persona-Enrico, chiedendogli informazioni personali. Ebbene non verranno mai ufficialmente puniti, semplicemente non otterranno risposta (nel blog, così come nella vita, l’indifferenza è la sanzione peggiore). 

Lo stesso accade per quanto riguarda i turni di parola: l’alternanza esiste, ma non vuole dire anarchia; ed in ogni caso l’intervento del blogger Brizzi interrompe spesso e volentieri il normale flusso di parola intorno ad un argomento, segnando un solco che pone fine ad una precedente discussione, mettendone in moto una nuova.

 

 

La costruzione congiunta di significato

 

Leggendo in maniera approfondita i post e i vari commenti si assiste, tramite un processo di stratificazione, alla creazione di uno spazio virtuale che i frequentatori vorrebbero fosse anche uno ‘spazio-altro’, una sorta di mondo delle favole che riprende palesemente l’atmosfera magica presente  nei romanzi più celebri di Brizzi. Innumerevoli commentatori infatti lodano il nuovo romanzo Nessuno lo saprà, dicendo di aver sempre desiderato di intraprendere un viaggio con il sacco a pelo sulle spalle (“...leggendo il tuo libro mi sono immerso in nuove terre..”), proprio come il protagonista, o affermando di essersi sentiti compresi in una fase delicata come quella dell’adolescenza  grazie ai suoi racconti (“…nel mio liceo accadevano le stesse cose, mi sentivo proprio così…”).

Forse il desiderio più grande per colui che entra nel mondo del blog di Brizzi è quello di vivere, esperire la realtà allo stesso modo dell’adolescente Alex[1], eroe punk-neoromantico che andava ai concerti rock e portava sulla sella della sua bicicletta l’ingenua Adelaide sotto i portici bolognesi e poi in cima alle colline…anche loro vogliono vivere una favola così.

Quando parliamo di “costruzione congiunta di significato” ci dobbiamo però fermare a questo: il senso di ciò che ritroviamo nei blog non è passibile di negoziazione, non può essere contrattato: si accetta così com’è. L’idea stessa portante del nostro testo, che pur potrebbe essere messa in discussione (chi impedirebbe di trasformare il blog di Brizzi da sala stampa dell’autore stesso a luogo di spunti nuovi, stravolgimenti di ruoli di potere, riformulazioni e slittamento di significati, lotta tra gruppi di bloggers per caricare codici e segni dei propri contenuti?), viene supinamente accolta e mai contestata. Il blog parla (e serve per parlare) dei libri di Brizzi, dei gruppi musicali di Brizzi, delle comparsate di Brizzi, etc…

 

Il simbolo nel blog di Brizzi

 

Per Umberto Eco il simbolo designa un mezzo di riconoscimento,  è costituito dai due lati di una moneta che raggiungono l’interezza della loro funzione quando si ricongiungono per formare un’unità. Nel teatro greco si usava rappresentare il simbolo come un oggetto di coccio che veniva dato a due fratelli separati alla nascita come mezzo per il riconoscimento futuro tra i due;  il processo si potrebbe riassumere in questo modo: “mi riconosco dal momento che tu mi riconosci, esisto nel momento in cui sono in relazione con te”. Dato che questo assunto è quello che ha guidato la analisi stessa al blog, non è difficile capire come il livello simbolico in questo artefatto mediale sia di natura fondamentale.

Il simbolo infatti non ha prettamente un valore in sé,  ma nel momento in cui viene speso in termini sociali e fatto circolare tra più persone, dal momento che rivela degli aspetti delle realtà/contesti in cui diviene oggetto principale di interpretazione e contrattazione.

Jung in La libido. Simboli e trasformazioni (1975) sostiene che la produzione simbolica della mente umana è un fattore che consente il passaggio dell’energia psichica delle pulsioni alle manifestazioni culturali. Per l’autore la psiche umana oltrepassa la singola vita, infatti nell’inconscio sono presenti non solo le rappresentazioni legate alla coscienza del singolo, ma anche le immagini a carattere collettivo che si riscontravano nel simbolismo mitico/religioso. Queste rappresentazioni costituiscono nell’insieme l’inconscio collettivo.

 

In un blog si parla quindi di simboli che il blogger condivide e negozia con i suoi lettori: costruendo una identità fittizia l’autore “mette in circolo” dei simboli che lo definiscono, ma che contemporaneamente divengono oggetti di nuovi significati (o quanto meno aggiuntivi) proprio per il fatto di essere condivisi.

In questo scambio “dialogico” di senso, si instaura una rete di relazioni tra blogger e utenti, che permette sia un reciproco riconoscimento, grazie all’uso di simboli condivisi, sia una dinamicità del contenuto simbolico stesso che, all’interno dell’interazione, si trova ad essere ri-plasmato/ri-modellato, assumendo sempre forme impreziosite di nuovi particolari.

 

Nel blog di Enrico Brizzi appare    chiaro che    il simbolo   principale sia la bolognesità (come anche nello “spettro”), affrontata   però, in maniera più aulica e   sofisticata (anche rispetto al blog di Max B.), legata al mondo
dei libri e della musica ricercata e non commerciale.

Espliciti e molto numerosi sono gli spazi dedicati agli eventi che lo stesso scrittore organizza: tipo “Il Grande konkorso di primavera”, che prevede di vincere il suo ultimo libro in cambio di 6 risposte a domande relative a tutti i suoi libri, o le reading dei suoi libri presso librerie nella provincia di Bologna e non.

Nel blog non ci sono fotografie, ma tutte le copertine dei suoi libri, forte elemento della personalità di scrittore: vogliono sottolineare il suo lavoro, il suo essere, la sua capacità di comunicare, ma anche il suo essere “famoso”, già conosciuto rispetto agli altri del blog “spettrodellabolognesita.splinder.com” .
E’ infatti così che si presenta al pubblico, non come un semplice blogger, ma come lo scrittore di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, “bastone”, “Tre ragazzi immaginari”….e, come più volte sottolineato, è anche l’unico che si presenti con nome e cognome.

Anche il sito è sottotitolato come “Il maestoso sito ufficiale” quasi a sottolineare che è qui che l’anima dello scrittore si apre agli incontri nel web, infatti Brizzi si rende disponibile agli incontri, a ricordare birre con persone conosciute nelle tappe dei suoi tour letterari. E’ qui che si manifesta la sua personalità, per esempio quando, parlando dei problemi che affliggono gli scrittori emergenti, critica la distribuzione dei libri, polemizza con i giochi di forza degli editori e delle librerie associate. Un elemento simbolico è la musica, che attraversa anche tutti i suoi libri, musica non commerciale, legata ad alcuni classici come i Clash, ma anche ad un gruppo bolognese, i FridaX, di cui Brizzi è produttore, fin da quando essi hanno realizzato la colonna sonora del film tratto da Jack Frusciante, e che egli sponsorizza.

Un blog “culturocratico”?

 

Quanto finora detto ci permette di rispondere facilmente al seguente quesito: l’ “archivio magnetico in progress” brizziano rispecchia la tendenza tipica relativa a questo tipo di new-text (o new media) finalizzata a creare un regime simil-democratico, dove le differenze vengono appianate e l’interazione tra i più viene incentivata dalla possibilità di creare, cementare e sedimentare nuove regole, nuove “leggi”? Esiste insomma un rapporto paritario tra Brizzi e chi commenta, tale per cui lo scrittore sia chiamato ad assumere un ruolo meramente organizzativo nel blog, e non predominante? La risposta è, francamente, no. Il Brizzi-centrismo del blog è conclamato ed evidente, ed è come se i rapporti di potere venissero ad organizzarsi attorno ad una struttura piramidale, al cui vertice ritroviamo il deus ex machina Brizzi, poi, man mano che si scende, troviamo i suoi adepti più intimi, l’intellighenzia potremmo dire, e infine i neofiti, coloro che non possiedono nessuna voce in capitolo e devono assolutamente attenersi alla buona condotta prestabilita. Da loro non ci sia aspetta nessuno scarto dalla norma, nessuna deviazione dal canone. Il loro compito implicito è quello di esaltare le gesta del capo e asserire a qualunque sua affermazione: dei veri e propri yesman, insomma.

Solo chi non partecipa al blog e, come tale, non è costretto all’omologazione può permettersi commenti eterodossi e persino off topic: è il caso ad esempio di Max Bartander (l’autore dell’altro blog da noi analizzato), la cui posizione paritaria rispetto a Brizzi viene sancita dal bloggone “lospettrodellablognesità”, e questo sembra concedergli interventi fuori dallo standard, come al seguente:

Partecipate tutti alla felicità di Enrico Brizzi
Lasciategli un messaggio di auguri,
per la nascita delle sue bellissime bambine

Chavi

Soddisfazione limitata, se pensiamo che il soggetto del post è sempre Lui…

 

 

 

 

                                                        

MAX BARTENDER

 

Identità dichiarata

 

Nella parte a destra dell’ home page si trova un angolo chiamato “Redasione” nel quale appaiono quattro fotografie[2]: la prima è la testa rasata dell’ autore del blog Max Bartender, come dichiara la didascalia, le altre tre si rifanno a delle conoscenze reali o fittizie del blogger (“l’immane” e “Rino” sembrano essere persone conosciute realmente, in particolare il secondo dovrebbe essere un gestore di un Pub dove Max lavora, mentre “la Zdaura” termine bolognese che corrisponde al nostro “la sciura”, emblema della donna bolognese di mezza età, simbolo all’ interno anche dello “Spettro della bolognesità”).

Max quindi si presenta ai lettori senza un volto, anche se nel sito sono presenti molte fotografie che lo ritraggono in compagnia di altri componenti dello “Spettro”  durante le feste o gli eventi.

La vera presentazione si ha cliccando sull’immagine della testa del blogger, queste le sue parole:

 

Max Bartender

If iu hev a question abaut Coctels or
abaut mi - pliz, drop mi a lain et
mai imeil, or ghiv mi a coll uiz
Scaip, mai nic is Max Bartender

Max is a treind Bartender, uiz a pesscion for clessic coctels. Ai ernd mai sertifichescion et ze A.I.B.E.S. bartending scul in Bologna and et ze Planet One scul in Perugia.
I em olso a Sertifaid Bir Master, digri techen et ze Budweiser Bir Scul in San Diego, CA, U.S.A.
Ai hev uorched professcionalli et hotel bars, pubs end american bars.
Ai hev been olso a treiner end ticer in meny bartending academis.
In mai sper taims, ai practis zi fain art of mixology on mai uilling frends.

 

Dal “messaggio in codice” si decifra che Max è un barman professionista (con “pesscion for clessic coctels”), che ha frequentato due scuole per barman e per un periodo ha svolto e imparato la professione in California.

Il modo in cui si descrive è quantomeno bizzarro, non solo per l’uso di un inglese assolutamente maccheronico, ma soprattutto per la maestria con cui l’autore ironizza sul suo lavoro e su se stesso (anche il riferimento finale alla pratica delle belle arti della “mixologia” va in questa direzione). Infatti se un profilo del genere fosse descritto in un italiano o un inglese corretto risulterebbe di grosso “appeal” (o forse sarebbe più giusto, visto il contesto, scrivere “apil”), invece il blogger gioca a “prendersi in giro” grazie all’ uso delle parole; in aggiunta a ciò la capacità di distorcere così una lingua straniera denota anche una buona conoscenza della stessa; cosa però che, così facendo, passa assolutamente in secondo piano.

La profonda auto-ironia è riscontrabile anche dal continuo riferimento alla parola inutile (sito inutile, eventi inutili..), ma questo sarà tema della riflessione che sarà svolta successivamente sulla identità costruita.

Un'altra considerazione: Max, dichiarando la sua identità in questo modo, in fondo la preclude a tutti coloro che non conoscono l’inglese, dal momento che alcune espressioni come “In mai sper taims” non sono comprensibili se non si hanno un minimo di basi della grammatica anglosassone.

Le sue parole sono accompagnate da una immagine molto suggestiva: una fotografia in bianco e nero  di due bicchieri, il primo da aperitivo e il secondo per un long drink. La tecnica fotografica è particolare, infatti le figure sono in primo piano, l’angolo di inquadratura è lievemente inclinato e l’immagine sullo sfondo è leggermente sfuocata: tutto ciò conferisce una forte personalizzazione a due oggetti abbastanza anonimi come dei bicchieri. Appare evidente che restando sul piano dell’identità dichiarata Max sia prima di tutto un barman (orgoglioso di esserlo), infatti non vi sono riferimenti a dati anagrafici, né particolari esterni rispetto a quelli professionali.

Tutto questo a una prima visione del sito, fino a quando non si riconosce in basso nella colonna di destra un altro collegamento: IL MIO PROFILO.

Cliccando si entra in un riquadro dove è possibile rintracciare qualche notizia in più, nonostante questa sia una scheda “standard” che hanno tutti i blogger di “Splinder”.

 

 

 

Lasciami un messaggio audio

Età: 34 anni
Compleanno: 14 Giugno
Sesso: Maschio
Provenienza: Bologna : Emilia-Romagna
Blog: chavi.splinder.com

Interessi

bloggers, spupazzameloit, blogs bolognesi, blogger di bologna, un blog che parla di bologna, blog pro bologna, blog contro bologna, guida turistica alla città di bologna, blog bolognesi, blog di bologna, anziani bologna, blog vecchi bolognesi, blog vecchio, blog anziano, blog anziani, anziani e vecchi di bologna, i veri bolognesi rimasti

 

Ancora una  volta manca la fotografia, come se la sua identità non voglia essere rivelata, mentre c’è le possibilità di contattare Max Bartender lasciando anche un messaggio vocale (cosa non sempre presente tra i creatori di blog) e di sapere sia il giorno di nascita che la sua età. Gli interessi invece non sono altro che una serie ironica di riferimenti al mondo bolognese e quello dei blog.

Emergono chiaramente comunque le due passioni che il blogger vuole dichiarare: Bologna in tutte le sue possibili accezioni e l’arte di “mixare” alcolici.

 

Interessante è anche il fatto che usi due rubriche per raccontare chi siano i suoi nemici (ironicamente le foto rimandano al blog dello “Spettro” e alla pratica dell’ “umarell uotching”, cioè il particolare comportamento di alcuni arzilli anziani che si fermano a osservare ogni cosa), così come in modo speculare la rubrica “Spaccamaroni” indica i nickname di alcuni redattori dello Spettro, amici di Max. Insomma un bizzarro barman bolognese pronto a deridere se stesso e gli altri. 

 

Elaborazione primaria del materiale

 

Il blog di Max Bartender si può definire un vero e proprio blog personale, in cui l’autore unisce in un racconto unico stralci della propria vita, eventi di attualità e fatti di vita “paranormale” osservati e commentati secondo il proprio punto di vista. In una sorta di commistione tra reale e assurdo, tutto quello che viene scritto, dunque, non solo è collegato all’esperienza del blogger e rispecchia il suo modo di vedere la vita e la realtà, funzionando come una sorta di diario, ma in un certo senso può essere legato alla vita di chiunque frequenti il blog, che trova negli spunti di discussione e riflessione stimoli ad interagire con il blogger stesso. A differenza del blog di Brizzi, molto più istituzionale e legato alla forte personalità e alla carriera dello scrittore, in questo blog la componente individuale dell’autore si fonde con alcuni chiari segni di riferimento non solo alla comunità bolognese, ma anche ad argomenti e luoghi comuni in cui tutti possono rispecchiarsi, come la descrizione di personaggi tipici come il “Cinno Scurzone” o gli “Umarelles”.

Il blog di Max Bartender è improntato di una forte componente autoironica che emerge già dal titolo “Il sito inutile: mi aspettavo di più… da Max il Bartender”. Nell’intestazione del sito si legge anche: “il sito inutile è scritto da un inutile Bartender Bolognese”.

Proprio questo sminuirsi tende a rafforzare l’identità dell’autore. Un’identità forte, ma che però ironicamente tende di continuo a mettersi in discussione, in modo da apparire in una posizione paritaria ai frequentatori del blog e da stimolare la comunicazione e il livello di interattività con loro.

La componente comunicativa viene infatti ad essere molto importante ed è prevalente all’interno del blog, perché l’intento principale del blogger è quello di offrire spunti e argomenti di riflessione che ogni navigatore può cogliere. Così si passa da topic ilari e inutili, come la “Zdaura” o il “Cinno Scurzone”, fino a questioni serie e attuali come lo scambio di opinioni sul referendum del 12-13 giugno 2005.

Meno presente è invece la componente informativa, che si limita a pochi fatti che riguardano la vita reale e la quotidianità, ma in cui più che l’informazione, è presente la comunicazione e la riflessione sugli eventi presi in causa, mentre sono del tutto assenti la componente strumentale e quella orientativa.

 

 

La navigabilità risulta essere abbastanza semplice, nonostante sia i link che i post siano assemblati in modo tale che ad un primo sguardo non sempre risulta facile distinguere il gli argomenti prettamente informativi da quelli personali.

      Nonostante ciò i contenuti risultano sempre completi indipendentemente dal tipo di tematica presa in considerazione, anzi spesso risultano essere proprio le notizie più stravaganti quelle più minuziosamente descritte (per esempio l’identità della “Zdaura”). Da un centro punto di vista questa tensione verso un “iper-descrizione” porta paradossalmente ad accentuare il lato ludico di alcuni topic, piuttosto che a sottolinearne il possibile aspetto informativo.

 

      Il linguaggio è colorito e non sempre di immediata comprensione a causa dell’ utilizzo di neologismi e termini presi a prestito da espressioni dialettali o modi di dire, cosa che spesso inficia la comprensibilità delle informazioni. Si potrebbe dire che solo una volta “entrati” all’interno del blog la lettura risulta essere più agevole, tanto è vero che il percorso del lettore può quasi essere paragonato a quello di un viaggio iniziatico: solo dopo essersi addentrato nel blog, averne imparato le regole e i legami, può iniziare a comprenderne il senso.

 

La grafica non risulta essere un elemento particolarmente curato dal blogger al fine informativo/orientativo: pressochè inesistente, essenziale ed in sè irrilevante ai fini della comunicazione. Unico elemento degno di nota sono le immagini, dai colori vivaci e sgargianti, e dai contenuti al limite del demenziale, che rispecchiano il tono generale del blog e fungono da valido e palese commento di quanto scritto nei post. In molti casi, addirittura, sono indispensabili alla comprensione di alcune voci (link o titoli di post) che altrimenti, provenendo da espressioni dialettali o gergali, risulterebbero incomprensibili (un aspetto, questo, dalle evidenti valenze connotative).

 

In linea generale comunque, come vedremo, l’ efficacia comunicativa del blog è evidente; anche perché la credibilità dell’enunciatore è ironicamente messa in discussione dal blogger stesso e il patto comunicativo che quindi si viene ad instaurare tra enunciatore ed enunciatario è un paritario rapporto di collaborazione e compartecipazione, in cui l’enunciatore ripone la sua fiducia nella funzione di sanzione esercitata dall’enunciatario.

 

°         Denotazione

Il blog si presenta con una struttura molto sobria, semplice ed immediata alla navigazione e alla comprensione. Su uno sfondo grigio chiaro emergono in nero il titolo del blog “Il sito inutile” e quello delle varie sezioni principali, disposte in un menù sulla destra.

A una struttura perlopiù scarna e priva di elementi particolarmente elaborati, dai colori “misurati”, si affiancano invece una serie di immagini vivaci e dai toni sgargianti, che vengono inserite sia nel blog in funzione di incipit ad ogni nuovo post, sia nel menù laterale a commento e spiegazione di alcune parti delle sezioni.

Il blog vero e proprio occupa l’intera pagina e ha lo stesso sfondo del menù laterale. Ogni post è correlato alla data in cui è stato scritto e anticipato da un’immagine che introduce e, allo stesso tempo, commenta il suo contenuto. L’immagine è accompagnata da una didascalia che fa anche da titolo al post, mentre al termine dell’intervento compare la firma del blogger (Max Bartender oppure Chavi) e il link che evidenzia il numero dei commenti correlati e permette di accedere alla lettura di essi, oltre che ad inviare un proprio personale commento.

Il menù laterale si divide in diverse sezioni:

Eventi inutili: si segnalano gli eventi in programmazione che riguardano la vita personale di Max e a cui tutti i frequentatori del blog sono invitati a prendere parte; a volte nell’elenco sono anche inseriti eventi pubblici che il blogger ritiene degni di nota.

Redasione: indica gli autori del blog. Con l’ironia che contraddistingue l’intero blog, Max dichiara, in particolare, di essere accompagnato nel suo lavoro redazionale da un altro personaggio-simbolo: la Zdaura, emblema della massaia bolognese. Di entrambi “i redattori” compaiono inoltre le fotografia in formato fototessera (Max di schiena, la Zdaura di fronte), cliccando la prima il navigatore può accedere alla biografia del blogger.

E-mail: dove il navigatore ha la possibilità di inviare al blogger una mail o un commento.

Spacca maroni: dove vengono inseriti i link ai commenti più recenti ai post di Max.

Cose del passato: in cui è possibile risalire all’archivio delle discussioni passate, suddivise per mesi.

Diamo i numeri: indica il numero di “visite inutili”, ossia lo “stato di cliccabilità” del blog. Nemici: in cui sono inseriti i link agli altri blog “amici” legati al blog principale “Lo Spettro della bolognesità” o ad altri blog fittizi come “Il blog delle zdaure”. Questi link sono di due tipologie: quelli costituiti da semplici nomi, soprannomi o diciture

Al Qaeda
Beppe Scienza
Borsa dei Piccoli
Coctels
Finanza x tutti
Finanzaworld

 

e quelli  costituiti esclusivamente da immagini con didascalia, come “gli Umarelles” (Figura 4 ).

 

Figura 4

Umarells Uotching

 

 



o       Connotazione

 

La forte ironia che pervade il blog ci fa riflettere sul singolare atteggiamento che il blogger assume nei confronti del suo stesso sito e sui suoi eventuali intenti.

Ad un’analisi più accurata della descrizione del sito, si può notare come da un punto di vista semiotico abbiamo un enunciatore che tende a sminuire in prima persona la sua autorevolezza propria di enunciatore, innanzi tutto autodefinendo il suo blog

il sito inutile

 

e in secondo luogo mettendo in scena nella headline l’ipotetico commento di un enunciatario, che dichiara:

Mi aspettavo di più...da Max il Bartender

 

La messa in scena di questo pseudo-rapporto tra enunciatore ed enunciatario esplicitata nel titolo, ci pone di fronte a un patto comunicativo in cui l’enunciatore, autoscreditandosi e facendosi screditare dall’enunciatario, si pone al suo stesso livello, non più come autore dotato di supremazia, ma come primus inter pares con i frequentatori del blog. Un patto comunicativo che non si fonda dunque sull’autorevolezza dell’enunciatore e sulla fiducia che l’enunciatario ripone in esso, ma su una messa in discussione del suo ruolo. Questa scelta è la base per un’azione dell’enunciatario, il quale stimolato in questo modo ad intervenire nel blog, sovrapponendosi e quasi sostituendosi all’enunciatore ufficiale, diviene a sua volta, attraverso i commenti, enunciatore del blog.

Da questi segnali si può dedurre che ci troviamo di fronte, contemporaneamente, ad un enunciatore che non si pone come fonte autorevole e ad un enunciatario che viene investito della facoltà o addirittura del dovere di sanzionare (in questo caso negativamente) quanto detto/fatto dall’enunciatore. Questo non solo fa in modo che enunciatore ed enunciatario si trovino in una posizione paritaria, ma che addirittura via sia una quasi sorta di primazia di quest’ultimo, che riveste il ruolo di mandante, con la possibilità si sanzionare l’operato dell’eroe-enunciatore.

Questa ipotesi dell’enunciatario caldamente invitato ad assumere, anche se limitatamente, le sembianze di enunciatore, si può riscontare anche dal punto di vista grafico. Il fatto che il blog non sia particolarmente elaborato potrebbe volere esprimere non solo la semplicità del blogger stesso, ma anche un modo per azzerare nuovamente le possibili disparità di livello che potrebbero essere avvertite dall’enunciatario nel caso in cui lo stile grafico si mostrasse eccessivamente sofisticato e pomposo. Proprio questa “modestia” pone il lettore non in una posizione di sudditanza, ma di assoluta uguaglianza e vicinanza  con il blogger.

Un’altra spia di questa interpretazione si può riscontrare nelle uso delle fotografie personali. Il blogger infatti sembra “nascondere” la sua identità di creatore/fonte del blog, scegliendo di celare il suo volto nell’immagine con la quale si presenta ai lettori (quella contenuta della parte intitolata “Redasione”, Figura 5); di contro è più propenso a “mostrarsi” (anche se poco) nelle foto di gruppo, nei momenti in cui la collettività  prevale sul singolo (vedi Figura 6) . Una strategie che certamente denota la volontà di apparire alleato più che artefice, “recluta semplice più che ufficiale”. 

 

 

 

 

 

 

                               Figura 5                                                 Figura 6                                                               

                              

Analizzando l’intero blog nelle sue varie sezioni, quello che si nota è una sorta di doppia dimensione su cui esso si fonda. È come se l’intento ironico, che permea tutto il sito e che superficialmente lo caratterizza, lasciasse spazio, su un binario parallelo, a una realtà ponderata e concreta. Accanto ad una realtà filtrata da un occhio scherzoso e demenziale, quasi al limite dell’assurdo, troviamo infatti anche la vera realtà, con i suoi problemi e le riflessioni che comporta. Già la presenza, all’interno della Redasione, di Max e del fittizio personaggio della “Zdaura”, e quindi di doppia identità, testimonia infatti l’intento di seguire due linee logiche, e trattare dunque sia argomenti seri appartenenti al reale (di cui è garanzia la presenza di Max enunciatore), ma anche spiritosi e al limite della realtà, (di cui si fa garante invece la “Zdaura”).

Questa doppia poetica di reale e assurdo, di commistione tra una realtà “vera” e una filtrata, si rispecchia nell’intero blog. Innanzi tutto nei post, in cui accanto a riflessioni sul referendum del 12-13 giugno 2005 o a cronache di concerti e serate particolari legate alla vita di Max, troviamo seriose trattazioni su tipici personaggi da luogo comune come il “Cinno Scurzone” o gli “Umarelles”. E come nei post, anche in tutte le sezioni del menù laterale il fittizio si mischia con il reale: così, se nella Redasione avevamo Max affiancato dalla “Zdaura”, tra i Nemici troviamo gli “Umarelles” e “Lo Spettro della bolognesità”, mentre tra gli Eventi Inutili abbiamo la festa di compleanno di Max e la “Sagra della Zdaura”. Giocare con la realtà, inoltrarsi nei sentieri del non-sense, rendere paradossale ciò che non lo è e viceversa: questo è “la commedia dell’arte” di Max Bartender.

 

 

 

Ma per esprimersi il blogger non ha un palcoscenico davanti a sé, ha bensì delle immagini e soprattutto delle parole. Il suo linguaggio è variegato e diverso a seconda della tipologia del post. Nella maggior parte dei casi il tono è caldo, colloquiale, “vissuto”, fitto di neologismi e di termini ripresi dai contesti più variegati: il bolognese in tutte le sue derivazione, gli inglesismi all’italiana, i diminuitivi (come “uerini”, termine che sta per euro), i superlativi sgrammaticati (“pessissimo” è il cavallo di battaglia), le parole inventate (“agratis” per dire gratis) o ancora le molte esclamazioni legate al linguaggio parlato (ma la lista potrebbe continuare…). Max gioca molto sulle stranezze di linguaggio e ha una innata vena  creatrice, come mostra il post riportato di seguito in falso cirillico.

Фауст

 


Многие писали про Фауста. Начиная с Гёте. Гёте ввёл Фауста в моду. Но я Гёте не читала. На днях столкнулась с Тургеневским Фаустом. Нужно заметить, наша библиотека имеет очень скромную коллекцию русскоязычных книг. Даже Чехова у них нет в оригинале – ужас! По-моему и Пушкин у них переводной. Зато пыльные тома Горького, Толстого и Тургенева своей пугающей мощью заполняют полки. На самой нижней полке стояли вряд тома Тургенеских рассказов. Припоминая приятное знакомство с Отцами и Детьми и Рудиным, я решила занова познакомиться с Тургеневым. Соскучилась я по нему.

Люди страдающей нехваткой всегда хватаются за то, чего не хватает. Какая замечательная фраза вышла-то! Так вот, не познакомившись с Фаустом с детства, я всегда пыталась окольными путями ознакомиться с этми мистическим произведением. Я смотрела Адвоката Дьявола, читала Мастера и Маргариту (не за тем, чтобы прознать про Фауста, а из любви к Булгакову), но всё не доходила до самого Фауста. Теперь взяв в руки томик Тургеневских рассказов, моё внимание, конечно же, привлёк Фауст.

Тургеневский Фауст состоит из девяти писем в простой русской прозе. Я пока прочитала только четыре. Думаю, кульминация будет за пятой. Как прочитаю, возьмусь за настоящего Фауста. А также Асю Тургенева. А ещё, Мёртвые Души Гоголя. Скучаю также по Булгакову и поэтам Серебрянного Века. Всё, составлю список любимых писателей, замуруюсь в библиотеке и начну читать.

Ах, я уже и забыла как хорошо бывает, когда читаешь книги сидя на грязном ковре библиотеки, сложив ноги до онеменья, и наслаждаешься волшебством и изяществом слова. Окрыляюще.

Max Bartender a.k.a. Chavi a 02:22 | link | commenti (10) |

 

Tutto il suo linguaggio corre su un doppio binario. Da un lato la quasi-parodia italianizzata di dialetti o idiomi gergali,  lo stravolgimento delle lingue straniere, in particolar modo l’inglese (che, ricordando le parole dei nostri nonni,: “perché non si pronuncia come si legge?”)

 

If iu hev a question abaut Coctels or
abaut mi - pliz, drop mi a lain et
mai imeil, or ghiv mi a coll uiz
Scaip, mai nic is Max Bartender

 

o il cirillico, che in realtà risulta essere un semplice file modificato attraverso il pc. Solo quando si toccano argomenti seri il tono di Max sembra tornare alla normalità; anzi, in questi frangenti, emerge una particolare abilità espressiva del blogger, che dimostra un’ ottima capacità di scrittura, molto incisiva, oltre che un vocabolario ampio e curato.

Qui sotto un esempio di quanto detto in merito alla discussione sui referendum:

“Scelgo il non voto perché a chiamarmi alle urne non è lo Stato, ma solo un gruppo di cittadini, quelli che hanno firmato la proposta abrogativa. Il voto è un diritto-dovere solo quando è lo Stato a chiamare al voto per scegliere i rappresentati del popolo sovrano. E ciò avviene solo con le elezioni politiche e amministrative. A convocare i referendum, stavolta, sono stati circa 750mila italiani, sui 50 milioni circa di cittadini italiani in età di voto. Rispetto l’opinione di questi cittadini, ma il fatto che siano loro a chiedere il referendum non mi obbliga a rispondere.”

 

L’interazione comunicativa

 

Quindi da quanto detto fino ad ora emerge chiaramente come il blog di Max Bartender, a differenza di quello di Brizzi in cui prevale una forte componente individuale, sia non solo un luogo dove il blogger parla di sé, ma soprattutto uno spazio in cui le vite “virtuali” di tutti i partecipanti si incrociano, intersecano (a volte anche scontrano) le une con le altre. In quest’ottica l’identità di Max nasce concretamente dalle parole e dai gesti altrui. Per voler usare una metafora, l’aria che si respira nel blog è quella di un sano cameratismo in cui ognuno risulta essere indispensabile all’interno della “camerata virtuale”; certamente Max è la personalità di spicco (in quanto creatore del blog), colui che da il via a tutte le varie “trovate”, ma questo, implicitamente, presuppone  l’esistenza di molte “spalle” (i lettori), senza le quali non sarebbe possibile costruire il significato stesso del blog.

Se, ad esempio, il blog di Brizzi potrebbe sopravvivere senza la presenza di alcun commento,  quello di Max avrebbe qualche difficoltà in più, dal momento che quasi tutti i post sono sempre “scritti per qualcuno”. Questo non significa che il blogger abbia sempre in mente un destinatario concreto, ma piuttosto che ogni sua parola viene pronunciata per esserle ascoltata, condivisa e raccontata. Un esempio banale: recentemente Max ha inserito nel blog le foto del suo compleanno, ecco il modo in cui lo descrive:

 

 

 

Il 14 Giugno - giorno del mio compleanno - ricevo questo misterioso amuleto, riuscirà a proteggermi?

 

 

Quel bombardato di Sbarbo Cavedoni ci aspetta al Birstube, ma si era sbagliato ed era lì già da 2 giorni

 

 

 

 

Graziano ci mette a tavola

 

 

 

Visto che il “servizio fotografico” è piuttosto lungo, sono state riportate solo tre immagini. In questo caso è da notare come Max riproduca la tipica situazione del “commento delle foto al gruppo di amici” (chi non ha mai ascoltato, ad esempio, un amico raccontare tutte le sue vacanze con fotografie alla mano?). Con una minuzia certosina il blogger descrive tutte la serata, i personaggi strambi che ne hanno preso parte, le “belle figliole” presenti, gli amici caduti sotto i colpi dell’ alcool.

A parte l’argomento assolutamente personale, si nota come l’autore costruisca tutto il discorso “per  condividerlo” con i suoi “amici” lettori (vecchi e nuovi); il blog quindi non è una semplice esposizione di pensieri e parole, ma una dichiarata richiesta di incontro, di contatto con tutti coloro che, per caso o per scelta, si ritrovano in quell’ambiente.

Questo fatto si riscontra nella maggior parte dei post-commenti presenti.

Si prenda un post dell’8 giugno (non è riportato per intero per motivi di lunghezza)

Di cosa ha paura?

 

 

 

 

 

                             

 

Chiudete gli occhi e provate a rivivere questi "megic moments": pomeriggi che sembravano eterni, l'acqua salata del mare sulle labbra, il profumo delle pesche, le lacrime che scendevano in bocca, il bruciore delle ginocchia sbucciate, le partite a pallone che duravano ore, finchè tua madre non veniva a cercarti preoccupata.......

......che meraviglia le bellissime compagnie che si formavano durante le vacanze estive; bambini da tutta Italia uniti dalla sana voglia di cazzeggio durante le vacanze di tutta la famiglia al mare o in appennino.
La prima fidanzatina, le corse in bicicletta, gli amici del cuore e poi.............poi c'era lui, quello antipatico a tutti, che aveva il pallone ma non lo prestava mai a nessuno, quello che la mamma non lo faceva mai correre - "altrimenti dopo sudi e poi ti ammali" - quello che mi piace ricordare come il cinno scurzone.

Da subito si nota come il blogger si aggrappi sempre ad esperienze altamente generalizzabili, dominio di tutti i possibili lettori; il linguaggio è coinvolgente e semplice, diretto, teso da subito a generare complicità con l’autore ed ad abbattere ogni possibile barriera.

Non è un caso che questi siano alcuni dei commenti:

Ohh! Ce l'ho anch'io!! Si chiama Riccardo ed era talmente grasso e puzzone che il suo sudore non voleva stare con lui, si dissociava! Io ero il capitano della Piazza (sto su una piazza, davanti alla chiesa, sì) e ad ogni conta lo mettevo sotto!! Un giorno ha anche provata a menarmi, ma gli altri cinni si sono schierati con me e gliene abbiamo suonate tante che ancora se ne ricorda (è il mio vicino di casa)!

FarfallaDiVetro

 

Cmq l'ultima parola spetta al branco, che decide chi deve essere il cinno scurzone.
@Pony: attendo con ansie le mail

Chavi

 

ho il terrore che il mio cinno diventi un cinno scurzone.....spiegatemi anche come fare perchè ciò non accada, pliz.
billo

 

Forse l’intervento più significativo è quello di FarfallaDiVetro: l’esclamazione iniziale, il tono assolutamente confidenziale, il divertito senso di complicità (che emerge dalle parole: “Ce l’ho anch’io!!) sono un chiaro esempio del modo in cui il blogger vuole si sviluppi e si crei l’interazione con gli utenti e dei ruoli assolutamente paritari che si vengono a istaurare tra lui e i suoi lettori.

Ma anche di fronte ad argomenti di altra caratura, la storia non cambia. Qui sotto un botta-risposta sul referendum tra Max e un utente dal nickname Travis:

 

Che un uovo e/o embrione sia già un essere pulsante vita non ci piove (chiaramente per me).
Sia la fiorentina che l'uovo sodo sono cadaveri che ci mangiamo, l'uomo è anche carnivoro se te lo fossi dimenticato.
Se chiedo gallina e mi arriva uovo sodo, mi incazzo col cameriere ubriaco, tutto qua ;-)

 

Chavi: se tu non vuoi usufruire del progresso scientifico per curare le tue malattie o per migliorare la tua vita, e vuoi vivere come un insetto o un topo, sei liberissimo di farlo. Ma se cerchi di impedirlo a me, e vuoi far vivere anche me come un insetto o un topo, permettimi che mi girano di brutto i maroni.
TRAVIS ;-)

 

Chavis, io ritengo l'impianto di questa orrida legge non migliorabile, ma da aborogare in toto, ma questa è un'opinione personale.
Sui costi di quello strumento di democrazia diretta che è il referendum non mi straccio le vesti, anzi li ritengo nel complesso soldi ben spesi finchè alcuni referendum passano (e ne sono passati di importantissimi) e finchè i dibattiti che ne scaturiscono segnano una crescita civile del Paese. La democrazia ha i suoi costi, certo se non si indicessero più consultazioni democratiche risparmieremmo, ma saremmo una dittatura. ..

TRAVIS

utente anonimo

@Travis:avrei preferito che avessero migliorato la legge esistente, invece che sperperare denaro pubblico - quindi anche mio e tuo.
Ricordi vero la fine che hanno fatto molti referendum abrogativi in passato? (es. la responsabilità civile dei magistrati).

 

In questo caso è interessante vedere come il blogger si faccia promotore di provocazioni al fine di far nascere dei veri e propri dibattiti. Ancora una volta però manca completamente un intento “autoriale”, cioè la volontà di dirigere il discorso, di intervenire in quanto “mente” del blog. La discussione si svolge su un piano assolutamente paritario e in modo molto democratico e civile (Max non fa mai valere il suo ruolo per imporre la sua idea); l’ uso di emoticons alla fine dei primi due interventi, il ricorso a forme dirette (come la domanda nell’ultimo commento riportato “Ricordi..” o il “ permettimi” di Travis), sono elementi che instaurano un naturale rispetto reciproco tra i soggetti, oltre a conferire al blog nel complesso una forte “democraticità”.

Ed in effetti non meraviglia che le regole di interazione siano autoindotte: il blogger non le specifica e raramente è costretto ad intervenire in un dibattito per regolarlo. Ma, in fondo, non accade la stessa cosa in un gruppo di amici? Solo conoscendosi e interagendo si impara come rapportarsi agli altri, cosa che sembra accadere anche qui.

 

In ultima analisi, quindi, in questo blog la costruzione congiunta di significato è concretamente palpabile; anzi ci si potrebbe spingere oltre: sembra quasi che Max non sia interessato tanto a strutturare una sua precisa identità (che ovviamente emerge comunque), ma piuttosto a renderne gli altri partecipi.

 

Tranquilli, non vi voglio proporre un nuovo quiz, però una domanda c'è.
Cosa sta facendo il simpatico Umarell?
1)cerca le conchiglie?

2) se l'è fatta addosso?       
3) si è fatto togliere una costola e cerca di fare autoerotismo, come quel simpaticone di D'Annunzio?

 

 

 

Indovinate l'oggetto è il nuovo indovinello offerto dal sito inutile.
Ogni giorno l'oggetto verrà sempre più messo a fuoco, finchè qualcuno non indovina.
Si vincerà un oggetto molto importante (al momento non posso dire altro)


Che cos'è secondo voi? Forza, fatevi sotto!!!

 

 

Questi sono solo due casi che esplicitano il modo in cui Max cerca attivamente di arrivare a forme congiunte di significati (ma se ne potrebbero citare molti altri, proprio perché il blogger ha la tendenza a concludere tutti gli interventi con espressioni come: “Cosa ne pensate?”, “Aspetto vostri commenti” e via dicendo...).

Il fatto di rivolgersi direttamente e senza mediazione ai lettori, di chiedere esplicitamente il loro ’”aiuto complice”, crea un livello di condivisione del vissuto forte fra tutti i partecipanti al blog. Paradossalmente il blogger, avverso alle idee di stampo “sinistrorso”, realizza l’esempio forse più nitido di “Comune” (le famose comunità che si ispiravano al socialismo utopico di S. Simon). Rimanendo in tema di metafore politiche: Brizzi è certamente il capitalista-liberale, il sostenitore della proprietà privata; Max, anche se certamente non gradirebbe la definizione, il proletario, colui che combatte affinché “ciò che sia mio sia anche tuo”.

 

Il simbolo nel blog di Max B.

Anche nel blog di Max Bartender il simbolo supremo è quello inerente la  “bolognesità”, di cui già si discuteva nel blog di Brizzi; questa volta, però, esso è trattato a tutto tondo, in tutte le sue accezioni e in maniera molto più variegata. Si parla di bolognesità nell’uso del linguaggio, fatto di parole e termini condivisi da blogger e lettori, negli argomenti trattati (le feste di Bologna, gli articoli del resto del Carlino, le notizie di cronaca…) e nei resoconti delle serate passate nelle varie sagre enogastronomiche a suon di tagliatelle accompagnate da buon vino emiliano: insomma ciò che viene “speso” e negoziato nel blog è un’idea di bolognesità e tutto ciò che questo comporta.

Se volessimo davvero indicare però quello che, a parere di chi scrive, è il più indicativo tra i simboli del blog, sicuramente l’attenzione cadrebbe sulle figure (ovviamente virtuali, appunto simboliche) della “Zdaura” e degli “Umarells”. Ripresi direttamente dal sito dello Spettro, sono davvero una forte fonte aggregante per tutti i partecipanti, tanto è vero che lo stesso Max B. ha contribuito a creare un blog interamente dedicato alla Zdaura (intitolato “Zdaura rules”) e uno per gli Umarell (“Umarells uotiching”), dove il senso di questi simboli viene continuamente “rinvigorito” con linfa vitale.

Non si pensi che in questi frangenti prevalga solo una vena canzonatoria verso questi personaggi che rappresentano la Bologna dei “vecchi tempi”, quella fatta di tradizioni e di valori diversi; infatti, se da un lato c’è una forte vena ironica (esilaranti sono tutti i vari “reportage”, anche fotografici, sui famosi cartelli, scritti rigorosamente a mano, che solitamente le persone anziane depongono negli atri dei condomini), dall’altro vi è una vera necessità di queste “icone” che permettano al gruppo di ricomporsi intorno a qualcosa di conosciuto e condiviso, e contemporaneamente di ridefinirne sempre il significato. Un esempio riportato qui sotto:

 

Grazie Dax - ho avuto un nonno categoria super-umarell, li conosco tutti i trucchi e le manie.
Pensa che una volta ha scritto alla Yomo per lamentarsi che in due supermercati diversi il prezzo dello yogurt al caffe' differiva di 100 lire. E poi era tutto felice che questi gli hanno mandato un commerciale a sentire le sue ragioni con una carriolata di yogurt omaggio.

Un'exploit cosi' vale una Gran Croce al Merito dell'Ordine degli Umarells

 

UmarellAbroad

 

Condividere il simbolo, farlo proprio, dargli  un senso e poi ri-immetterlo nel tessuto sociale: ecco il senso degli “Umarell” e delle “Zdaure” nel blog.

Grazie proprio ad un insieme di simboli nell’ insieme dei post-commenti si respira un’aria di forte coesione, che si esplicita nella vicinanza delle esperienze vissute e nel riconoscimento di un  simile universo di riferimento: a differenza di altri blog (come a esempio quello di Brizzi) qui è molto marcata la sensazione di far parte di un gruppo di persone (ben delineato e definito) che condivide le proprie idee, scambia opinioni e si definisce nell’incontro/interazione con l’altro. Un esempio chiaro è rapportabile al dibattito nato in questi giorni nel blog sulla legge 40: il blogger ha “elevato” il NO a simbolo da contrattare/negoziare all’interno del suo spazio virtuale, delineando cosi una sua precisa identità, sia facendosi portatore dei significati della scelta, sia immettendo nel tessuto sociale appunto un simbolo fonte di risorse da contrattare a livello sociale.

Nel blog vi sono quindi molti segni (come fotografie, immagini, etc…), proprie delle esperienze del blogger e del suo modo di “costruirsi” on line, che possono però anche essere riprese (e spese) dai lettori. La “Zdaura”, l “Umarell”, il “cinno” (lo sfigato) sono usati da Max per raccontare di sé e contemporaneamente sono portatori di un pensiero in cui ogni utente può ritrovare un solido terreno comune di interazione: è come se questi elementi connotassero la dimensione sociale del blog, un vero accordo per orientarsi e capirsi.

 

Il blog “anti-culturocratico”?

Riprendendo quindi un termine utilizzato nel precedente lavoro su Enrico Brizzi, si potrebbe azzardare che il blog di Max Bartender si collochi all’estremo opposto rispetto al primo: Brizzi-centrico in un caso, anti Max-centrico (o Max eccentrico) nell’altro.

Qui esiste una vera democrazia, che porta i soggetti a interagire alla pari, per cui ognuno non ha solo il diritto di farsi sentire, ma il dovere di farlo; i costanti inviti all’interazione di Max sembrano quindi essere un modo per spingere sia alla costruzione/condivisione dei significati, ma anche, in senso lato, ad un approccio etico verso la comunicazione stessa, risorsa primaria di una società libera e democratica.

L’ultima parola come sempre al blogger stesso, con un intervento su un libro di Claudio Maffei sulla comunicazione; nonostante la foto ironica indichi il fondoschiena di una ragazza come “mezzo di comunicazione”, le parole riportate sono un bell’esempio di quanto appena detto:

COMUNICARE

Hai mai pensato che, nella tua vita, tutto è comunicazione?
Parole tanto importanti come qualità e realizzazione personale, non solo nell’ambito lavorativo, ma anche nel privato, dipendono dalla tua capacità di comunicare con chiarezza chi sei, che cosa desideri, in che cosa credi.
Comunicare è un’attitudine naturale, una necessità propria dell’uomo, fin dai tempi in cui non si esprimeva a parole, ma attraverso gesti e suoni gutturali.
Comunicare era una necessità del gruppo, delle tribù, delle comunità e, oggi, anche di stati, partiti, aziende.
Ma sotto questa apparente semplicità, che nasce dalla nostra abitudine di comunicare con gli altri, si nascondono dinamiche precise, regole, meccanismi e tecniche.
Comprendere e farsi comprendere è oggi una delle maggiori esigenze.

Max Bartender a.k.a. Chavi a 02:49 | link | commenti (6) |

 

 

BLOGGONE (spettrodellabolognesita.splinder.com)

Dopo l’analisi dei singoli blogs di Enrico Brizzi e Max Bartender il lavoro qui proposto vuole concludersi con un accenno sul modo in cui i due blogger si rapportano e interagiscono all’ interno del blog “Lo spettro della bolognesità”, che in pochi mesi ha dato vita ad una vera e propria comunità virtuale.

Fino ad ora è stato utile riferirsi alla metafora della “casa” per rapportasi all’oggetto di analisi; in questa ultima sessione vorremmo proporre un’altra immagine che si pone sulla falsa riga di quella fino ad ora utilizzata, ma che ne amplia il significato: “il vecchio condominio di ringhiera”. Tutti abbiamo un’idea di questo tipo di costruzione, associata ad un immaginario collettivo del primo dopoguerra, in cui lo spazio domestico era l’estensione della collettività oltre che il luogo delle individualità.

Nel condomino di ringhiera la vita privata si intreccia con quella pubblica, i luoghi “interstiziali” come le balconate o il giardino sono punti in cui ognuno mette in comune e negozia la sua esperienza con quelle degli altri; tutti hanno un ruolo, un soprannome, una posizione all’interno del condominio, c’è chi partecipa più assiduamente alle vicende comuni e chi invece preferisce defilarsi, o come direbbe Pirandello, “guardare gli altri vivere”, e fare sentire la propria voce solo in certe occasioni.

Questo incipit permette di focalizzare la prospettiva di indagine proposta: che tipo di posizioni occupano i due blogger all’interno del “condominio bolognese”, che rapporti istaurano con gli altri occupanti e che ruoli hanno nei loro confronti.

Un ultimo veloce accenno sul blog “Lo spettro della bolognesità” prima di trattare il ruolo dei due blogger. Scorrendo l’archivio delle notizie appare evidente come questo blog, nato probabilmente con intento goliardico, sia diventato un punto di riferimento per molti lettori, tanto da riuscire a ricreare una vera “famiglia virtuale” che si lega intorno alla comune appartenenza geografica ed ad uno stile di vita che oscilla tra il disincantato cinismo e il critico impegno intellettuale e sociale.  Riproducendo in parte l’immagine che Baudrillard da dell’uomo post–moderno, questo blog si compone di pensieri che ondeggiano volutamente dalla ricette della tagliatelle all’elezione di Cofferati, da disquisizioni sul governo alla ricerca di foto dei famigerati “umarell” (gli anziani in dialetto bolognese), con una capacità quasi sofistica di dimostrare tutto e il contrario di tutto, di “elevare” le piccolezze e “abbassare” le questioni che di solito sono siglate come “serie”.

Per capire davvero cosa sia questo blog è utile citare un intervento da parte del blogger Innovatori del 15 febbraio 2005. E’ un commento sulla diatriba tra “Lo spettro della bolognesità” e il “Forum di Scodellamelo” (altro “luogo di ritrovo” di molti bolognesi). Qui sotto alcune frasi direttamente dell’autore del post (le sottolineature non erano presenti nel testo originale) : 

Cari Gube, Belloccio, ragazza del Belloccio e tutti quelli della Scodella,
ho molto meditato sul rispondere e cosa rispondere al post di Gube in difesa del Belloccio e della Scodella, vi parlo quindi con il cuore in mano (e i polsini sporchi di sangue) :)

Lo Spettro e la Scodella rappresentano due grosse comunità della nostra città (e dintorni) su internet.
Pensate, tutti assieme facciamo un numero di persone sufficienti a fare eleggere un assessore al comune di Bologna se ci fossero le elezioni... :)
Quindi una forza!!

Siamo però giunti a un punto dove i mondi si incontrano, perchè effettivamente lo Spettro e Scodellamelo sono due mondi che seppur posseggono delle ampie zone di sovrapposizione, appartengono a due spazi diversi, due modi differenti di vedere la vita, l'universo e tutto il resto... ma questo più nell'apparenza che nella realtà!!!
A chi non piace divertirsi sorridere, godersi le belle giornate, divertirsi con gli amici o viaggiare?
A noi dello Spettro piace!
A voi di Scodellamelo piace!
Forse la differenza sta nel modo di fruire la felicità, ma sempre di felicità si tratta!
Cerchiamo quindi d'ora in poi di gioire di ciò che ci accomuna.
Una grigliata per esempio sicuramente ci accumuna!

“Lo spettro della bolognesità” è un blog, ma non solo; è un modo di vivere e vedere la vita: ironico e auto-canzonatorio, a volte quasi spietato, in opposizione al mondo di Scodellamelo, definito ingenuo, eccessivamente buonista, conformista e capitanato dal “Belloccio” (è il creatore del Forum) il cui soprannome è ovviamente ironico e riassuntivo di una tipologia di persona diversa da quella che legge “Lo Spettro”.

A questo punto vediamo come si rapportano i co-autori del blog, tra di loro e con i lettori. Per fare un quadro introduttivo qualche numero: il maggior numero di interventi sono da parte di Maso, che viene identificato come il “padre” del blog, nonché colui che contribuisce maggiormente al suo aggiornamento. Insieme al blogger Innovatori ha postato dalla nascita dello Spettro fino ad ora e interviene in quasi tutte le discussioni, anche iniziate da altri componenti della redazione.                                                                    Enrico Brizzi, un altro dei fondatori, scrive per la prima volta il 22 novembre (quindi due settimane dopo l’apertura del blog) e conta solamente 5 interventi da novembre a giugno. Max Bartender è un “neo-arrivato”, il suo primo commento è del 29 aprile, ma da allora è una presenza costante ed essenziale, tanto è vero che, come si vedrà in seguito, assumerà spesso il ruolo del “sovversivo”, cioè di colui che mette in discussioni le regole, lancia provocazioni e in tal modo permette una auto-riflessione della comunità stessa.

 

ENRICO BRIZZI: UN ALIENO IN MEZZO A NOI

Non si riscontrano molte differenze tra l’identità che Brizzi propone nel suo blog personale e quella che si ritrova nello “Spettro”: lo scrittore “Brizzi”, la persona che, sia per forza di cose che per scelta, si eleva grazie al dono delle popolarità al di sopra dei lettori e dei co-autori del blog, creando un “sottile linea rossa” di separazione tra ciò che è terreno e ciò che è “alieno” (nel senso etimologico: ciò che è altro).

Una serie di elementi giustificano questa affermazione. A differenza di tutti gli altri blogger, che utilizzano soprannomi altamente “colloquiali”,  Brizzi firma i suoi commenti “enricobrizzi” (come già nel suo blog personale): se già solo il nome risulta formale in un contesto di questo tipo, il cognome è quasi fuori luogo. Oltretutto la  presenza all’interno delle discussioni nate dai suoi post è sporadica; in data 20 maggio si inserisce in un dibattito con questo incipit “Enrico alla tastiera”: ancora una volta si avverte una sorta di distacco/estraneità dalle dinamiche del blog.  Specularmente i vari lettori sembrano avere una relazione di riverenza nei suoi confronti, tanto è vero che in pochi si rivolgono direttamente a lui con espressioni come “grazie Enrico” o “ciao Enrico”, come fanno con altri autori del blog, preferendo commentare i suoi interventi in maniera piuttosto anonima.

Anche gli argomenti trattati da Brizzi (ripresi dal blog personale) sono indicativi del suo ruolo: uno scorcio di dizionario bolognese, la vittoria del Bologna contro il Milan, la presentazione del primo disco del gruppo “Frida X”, l’elezione del Papa e la gestione della città da parte del sindaco Cofferati.

A differenza degli altri blogger Brizzi difficilmente fa menzione ad episodi personali e anche quando esordisce con un attacco in cui sembra parlare di se stesso, le sue parole risultano distaccate e “cronistiche”. A titolo di esempio il post del 20 maggio:

Fra circa mezz’ora uscirò di casa e raggiungerò a piedi il centro di questa città bella e tormentata, in cui si respira un clima irreale e il Municipio sembra il bersaglio d’un tiro incrociato senza precedenti.
Cofferati è stato eletto sull’onda di un enorme entusiasmo, e la politica della legge e dell’ordine sembra un approccio molto sbagliato con la popolazione giovanile che è linfa da sempre di Bologna.
Domani si manifesterà contro l’arresto di tre disobbedienti, e le vecchie già sussurrano che sarà un nuovo '77. Non credo. Ma il coprifuoco non sembra una soluzione al degrado, né la repressione indiscriminata un rimedio alla violenza.

Per capire che clima si respira nel blog, questo è un post di Max Bartender, scelto per sottolineare la differenza di linguaggio e di colloquialità:

Oggi mi sveglio controvoglia, la nottata è stata durissima e condita da una sfibrante caccia alla "Rial Zitells" in compagnia del buon Cavédoni.Mi dedico alla lettura del Carlino e ovviamente parto dal mio bucmark: l'editoriale di Sughi.Oggi non è al top, la mia attenzione passa alle lettere mandate dai lettori - subito sotto; dopo una rapida occhiata mi accorgo di aver letto un termine a noi noto: Umarells!Bravo il sig. Ottavio Fortino, emulo del più famoso Cagnotto; peccato che la disattenta redazione del Carlino non l'abbia valorizzato di più...
Se l'autore sta leggendo questo mio commento (credo proprio di sì), lo sprono a essere ancora più Umarells nella prossima lettera e i suoi sforzi saranno premiati: l'onore dell'editoriale del sig. Sughi sarà suo - e noi gioiremo con lui.
W il signor Ottavio Fortino, sei tutti noi! Consiglio per tutti gli amici dello Spettro: continuiamo a scrivere a Sughi

Ciò che risalta è l’assoluta differenza tra i due toni: giornalistico il primo, caldo e coinvolgente il secondo. Inoltre Brizzi, da buon scrittore quale è, raramente mischia termini italiani con bolognesi, non utilizza forme gergali e per questo si estranea (o “eleva”) volutamente dalla comunità; paradossalmente l’uso di un lingua ibrida è maggiormente presente nel suo blog personale piuttosto che nello “Spettro”, luogo dove si sviluppa una vera fucina di linguaggio sperimentale.  L’unico momento in cui sembra partecipare all’ idea di bolognesità è quando, nel suo primo intervento, riporta un piccolo glossario bolognese. Anche in questo caso però la sinteticità delle descrizioni e soprattutto la frase finale: “continua (forse)” denotano la definizione di una identità nel blog intermittente e poco partecipe.

L’ultimo post di Brizzi è forse il più significativo da questo punto di vista: il 22 febbraio informa sulla presentazione del disco dei “Frida X” (di cui ha contribuito a creare alcuni testi delle canzoni). Il post si apre con un elenco del programma della serata, seguito da orari e indicazioni per raggiungere il locale in cui si terrà l’evento. Ma la scelta più particolare è quella di allegare una recensione della rivista Blow up sul gruppo, in cui si spiega anche il connubio letterario tra i Frida e l’autore bolognese: parlare di se stessi tramite la voce anonima e impersonale di un terzo soggetto all’interno di un blog, una sorta di paradosso dei paradossi…  

…Molti testi del disco nascono dalla collaborazione con l’amico scrittore Enrico Brizzi (Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Bastogne); nei crediti figura anche Giovanni Cattabriga del gruppo Wu Ming (Q, 54), già vocalist dei Frida Frenner.

Quindi se nel blog personale di Brizzi emergeva un’identità autoreferenziale e Brizzi-centrica (come definita in precedenza), qui addirittura si può parlare di una identità vacante o di facciata, dal momento che la presenza stessa dell’autore all’interno del blog sembra essere “forzata” e “artificiale”. Non a caso spesso le ultime uscite dei libri di Brizzi o l’agenda delle sue conferenze sono riportate all’interno del blog da Maso, che si incarica di informare i lettori delle novità in merito. Qui sotto un esempio dell’ 11 maggio:

ENRICO BRIZZI IS BEC...
Nessuno lo saprà che da oggi il libro è disponibile in libreria

questa baggianata l'ha scritta maso_ | 08:37 | link | commenti (8)

Paradossalmente Brizzi interviene più spesso all’interno di queste discussioni, rispetto a quelle che lancia in prima persona, quasi a confermare, come detto in precedenza, una identità che non riesce a svincolarsi dalla sua vena “editoriale”. Infine, un fenomeno curioso: capita spesso, in casi di post come quello citato sopra, che i messaggi dei lettori trascendano completamente l’argomento proposto e “ri-creino” una sorta di dibattito parallelo, in opposizione al principale, a differenza di quello che avviene sul blog di Brizzi, dove l’autore, in quanto singolo artefice, implicitamente detta le regole. Viene riportato di seguito un dialogo (di cui alcune parti sono omesse per ragioni di lunghezza) nato dal post di Maso in cui venivano elencate le date del tour di Brizzi e dei “Frida X” (le sottolineature non erano presenti nel testo originale):

Soccia se gira! E tutto a piedi? ;-)
Cos'è
un FNAC?

PonyLuna

 

Alla FNAC di Lisbona ho conosciuto i bravi SALLY LUNE, una delle poche bend in quel pustaz pieno di Fado, di tristezza e di merdaio ovunque. Lisbona, terra dove gli umarells spacciano e vendono il fumo finto... provare per credere. Come dissi in tempi poco sospetti: Wim Wenders, va ban a caghèr ;-) ma stiamo andando fuori tema

maso_

 

 

Lisbona gran bel posto ma il fumo meglio portarselo da casa.

Murtadél

utente anonimo

 

Senti Maso non fare troppo l'antipatico. Lisbona è strabella, gli abitanti sono simpatici quanto i bolognesi e Wim Wenders è il top dei top, Lisbon Story un megacapolavoro. Sul fumo concordo.

utente anonimo

 

Maso nn mi dire che sei andato fino a Lisbona in auto convinto di incontrare Teresa Salgueiro dei Madredeus.....come andare a Dublino pensando di trovare gli U2 o come fanno i fuorisede che suonano a casa di Guccini con un fiasco in mano, aspettando che gli dia il tiro e li faccia salire.
Le delusioni arrivano quando le aspettative sono troppo elevate.

emiliana

 

Qui con un proficuo scambio di battute tra Maso, Pony Luna (due co-autori del blog) e alcuni lettori, dal tour italiano di Brizzi si passa si passa a discutere della FNAC (la catena culturale specializzata nella vendita di prodotti editoriali e tecnologici) fino ad arrivare ad una particolarissima e personalissima discussione sui pregi o difetti di Lisbona. Nello “Spettro” il dialogismo ricade quasi sempre su temi concreti, di attinenza con il vissuto di chi scrive, con una sorta di sistema autoregolativo “anarcoide”, diverso rispetto a quello del blog brizziano.

Quindi, volendo riassumere brevemente, nel passaggio dall’ “Archivio Magnetico” allo “Spettro della bolognesità”  il blogger Brizzi conserva quell’aura di superiorità riscontrata nel blog personale, che però si tramuta in una sorta di alienità se applicata ad un contesto come quello dello “Spettro”, in cui appare complesso mantenere una posizione liminale, tra il dentro e il fuori. Ritornando alla metafora della vecchia casa di ringhiera, Brizzi è una sorta di ex-inquilino trasferitosi in un palazzo in centro città che ogni tanto torna a salutare i vecchi amici: in fondo estraneo alla realtà del condominio, ma non cosi lontano da non far più parte di quell’angolo di mondo, guardato con ammirazione e sincero affetto nonostante la consapevolezza della sua alterità.

Al blogger PonyLuna le ultime parole:

IMBENI è l'ultimo sindaco di Bologna, altri non ne ho visti. Brizzi non scrive mai, in compenso, quando scrive, scrive molto.

PonyLuna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MAX BARTENDER: THE RULE - BREAKER

Identità completamente diversa rispetto ad Enrico Brizzi è quella che Max Bartender crea sia nel suo blog “inutile” sia nello “Spettro della bolognesità”.  Come già accennato Max B. è uno degli ultimi redattori che si sono aggiunti al gruppo, inseritosi nel blog grazie alla conoscenza diretta di alcuni autori come Pony Luna e Innovatori. Non è stato un caso quello di concentrarsi su due personaggi cosi diversi tra loro: Enrico Brizzi, fondatore ma poco partecipe nella vita della comunità virtuale e Max Bartender, nuovo arrivato, ma in grado di diventare in poco tempo una pedina fondamentale nelle dinamiche del blog. Ecco come si presenta Max allo Spettro in data 29 aprile:

Zanarells DJ set

 

"La dura vita di un DJ in una città di gerontozanari”"

 

 

Un zanarell andato a male e due tartine.
Una aristofreak barricata e un Blanc de Morgex.
Il suo tesoro evaporato tra assessori, amanti e giunte comunali.

Sono a pezzi - dottore un gingerino? - il solito? - il decreto ingiuntivo, cazzo o siamo nella merda - come si chiama quel coctel che mi fanno sempre in disco? - cos'hai comprato? Gran fanghe, uomo - ma te l'ha data? No!?!? Sei un pirla - il ghiaccio proprio no, quello te lo bevi te - In Piazza Verdi il lanciafiamme, tal dèg me - Shhh c'è la poetessa, è troppo brava

Plug-in, power-on, due cd nel lettore, EtnoLounge....sottofondo....non coprire le parole.
Me l'ha doppiato la mia amica, me lo metti per favore?
Cioè l'assenzio è pesissimo
Sti dischi però me li devi spostare, se no come lo prendo il ghiaccio?
Chi è? Non mi ricordo ma è tostissimo
Te sì che sei un grande, hai visto un bel mondo............

Anche oggi l'ho sfangata...150 €urini in nero...o era meglio cucir solette a Porto Sant'Elpidio?
Dura la vita del DJ ma 'sto SET qualcuno lo deve pur fare, in zis siti of Zanarells

Max, il Vostro Bartender di fiducia

questa baggianata l'ha scritta Chavi | 04:13 | link | commenti (38)

L’intervento è stato riportato interamente per fare alcune considerazioni in merito. Max Bartender simula con i lettori un vero “ primo incontro” faccia a faccia, infatti parla di sé auto-presentando la sua professione, tipico comportamento che si associa ai primi convenevoli in una discussione con qualcuno che non si conosce (per intenderci la famigerata domanda, utile per  rompere il ghiaccio: “Cosa fai nella vita?”). In questo caso Max offre ai suoi lettori una accalorata descrizione sulla sua professione, (la parte relativa alla preparazione dei cocktails) e di quella di Hawanna, ritratto nella foto ( Hawanna è un altro componente del blog, scrittore sporadico ma di vecchia data, e con il quale Max a volte lavora nella vita reale).

Dalle prime parole si capisce come il suo tentativo sia subito quello di inserirsi nell’ ambiente virtuale, quasi abusando di elementi che permettano ai lettori affezionati di riconoscerlo come appartenente a quella realtà. In primo luogo “l’occhiello”: “La dura vita di un DJ in una città di gerontozanari” è un chiaro riferimento ad un post del 17 marzo di Maso in cui si esplicitava la differenza tra gli “umarells” e gli “zanarell” (riportati nella foto del precedente post), rispettivamente gli anziani in senso lato e quella particolare categoria di “anziani alto-borghesi”, che portano in giro le mogli ingioiellate per il centro di Bologna, vestono rigorosamente cappotti di cammello e se vanno a vedere il Bologna, si siedono solo in tribuna. Inoltre tutto il linguaggio straborda di una spontaneità in cui, come veri proiettili, parole bolognesi e slang giovanile bombardano chi legge quasi stordendolo; ne derivano una genuinità ed un estro che denotano una personalità goliardica e aperta, desiderosa di parlare di se stessa e di entrare in confidenza con i lettori del blog, abbattendo ogni forma di lontananza derivante da una comunicazione mediata (non a caso si firma “il vostro barista di fiducia, quasi ponendosi al di sotto del lettore a cui chiede ascolto). Anche l’unico link presente (evidenziato nel testo) appare un chiaro tentativo di auto-legittimarsi all’interno del blog: infatti, cliccando sulle parole “Grand fanghe, uomo” (cioè “Grandi scarpe, uomo”) si apre un immagine con un primo piano di un paio di scarpe la cui marca è “Pony”, chiaro riferimento ad un redattore dello “Spettro” (PonyLuna): quasi una sorta di ringraziamento virtuale per l’ “iniziazione mediatica” al blog. (nella vita reale a volte basta un sorriso per dire un grazie, nei blog un link o una foto). Nei commenti all’intervento ci sono espliciti riferimenti dei co-autori del blog all’ arrivo del nuovo redattore:

Un grido di benvenuto al nostro nuovo redattore. W gli umarells, abbasso i gerontozanari ;-)

maso_

Post molto bello.
Molto cut-up.
Molto post.
Molto.
BRAVO!

INNOVARI I

mentre si nota come i lettori progressivamente imparino a dargli maggiore confidenza (cosa che avviene nel giro di soli uno o due interventi) ed a interagire con lui. Un fatto interessante è che il blogger usa due soprannomi: “Max Bartender” da un lato e “Chavi”, il primo si accompagna di solito ad un post, mentre il secondo si ritrova nei maggiormente nei commenti, quasi a dare una sfumatura di diverso colore tra il suo pensiero lasciato su “pagina bianca” e il suo pensiero nato dall’interazione con i lettori. Inoltre il primo nome richiama ad una posizione, un ruolo sociale, mentre il secondo è privo di significato denotativo: Max B. non rinuncia mai a nessuno dei due, quasi a voler far coesistere e quindi far trasparire all’esterno una individualità in cui la sfera pubblica ed una più spiccatamente personale convivono e si rinforzano, in quanto  parti entrambe essenziali dell’uomo “Max Bartender”. Quindi, per riassumere, la prima apparizione del blogger è un indizio della sua personalità genuina e estrosa, è un desiderio/una voglia di partecipare alla vita collettività del gruppo e di inserirsi nella comunità.

Ben presto però emergono un’immagine ed un ruolo di Max B. molto più definiti rispetto ad una semplice “appartenenza al gruppo”; infatti il blogger, forte di un consenso crescente, si dimostra in grado di mettere in discussione le dinamiche del gruppo stesso (sempre con un tocco di pungente ironia), cosi da “rivitalizzarlo” e spingerlo alla auto-riflessione.  Questo blogger assume il ruolo fondamentale di rule–breaker, con le sue provocazioni e la sua natura improntata al dibattito e al dialogo. A questo proposito due esempi, il primo del 30 aprile (il secondo giorno in cui posta!) e il secondo del 9 maggio. In entrambi viene portato una sorta di “attacco al cuore” del blog: infatti Max B.  scatena due dibattiti su Maso (il padre fondatore, la pietra miliare dello Spettro, che lui stesso in un intervento successivo dichiara di conoscere da pochissimo tempo). Un gesto coraggioso quanto azzardato per chi è appena entrato in una gruppo di persone (se lo si pensa rapportato alla vita reale, quanti di noi avrebbero il coraggio di farlo…) che subito permette di instaurare tra Maso e Max un rapporto fatto di “botta e risposta”, a volte contraddistinto da complicità e “giocosità”, a volte meno ironico, che però li porta ad interagire su un piano paritario di reciproco rispetto. Questo è il modo grazie al quale il nostro blogger si ricama un ruolo nello Spettro: mirando alle fondamenta, destabilizzandole e facendo sì che anche “l’intoccabile” Maso si metta (e sia messo) in discussione.

  sabato,                                                       30 aprile 2005

Predicare bene, razzolare male

Il timore dell'Eterno è il principio della conoscenza, ma gli stolti disprezzano la sapienza e l'ammaestramento. Ascolta, figlio mio, l'ammaestramento di tuo padre e non trascurare l'insegnamento di tua madre, perchè saranno un fregio di grazia al tuo capo e monili al tuo collo. Figlio mio, se i peccatori ti vogliono sedurre, non acconsentire.
Se dicono: Vieni con noi, figlio mio non incamminarti con loro, trattieni il tuo piede dal loro sentiero, perchè i loro piedi corrono al male e si affrettano a versare sangue.

- Libro dei Proverbi, cap. 1 Antico Testamento -

Con queste parole, tratte dal libro dei Proverbi, ci hai azzittiti e mortificati ogni volta che abbiamo cercato di ragionare con la nostra testa; la via della politica vi porterà  sulla Cattiva Strada ci hai sempre detto.
Siamo d'accordo, ci cospargiamo tutti il capo di cenere, solo una domanda.....che ci facevi ieri sera alla Fabbrica del Programma insieme al Professor Prodi?
Per

Giusto due parole su questo intervento, in cui si unisce la polemica e contemporaneamente il desiderio di far sorridere, la tipica tecnica di chi dice qualcosa di vero all’altro con il sorriso sulle labbra. Le parole di Max assumono un tono meno duro rispetto a quanto scritto quando si clicca sul link aprendo una foto di Maso che sta discutendo con una persona che assomiglia spiccatamente a Romano Prodi: questo escamotage rende l’atmosfera del post più distesa e goliardica.

E’ pur vero però che Max B. attacca l’autorità di Maso. L’espressione: “Con queste parole, tratte dal libro dei Proverbi, ci hai azzittiti e mortificati ogni volta che abbiamo cercato di ragionare con la nostra testa...” fa trasparire una critica chiara: il comportamento eccessivamente didascalico del fondatore del blog.

I due personaggi hanno idee molto diverse su varie tematiche, dalla politica alla religione (Maso è un ateo di sinistra, Max è cattolico e rifiuta “la politica da salotto” di stampo riformista); in questo caso il blogger fa un affronto aperto al modo in cui è gestito lo stesso Spettro in cui, a suo parere, domina una logica che richiama alla mente quella che sorregge(va) i partiti di stampo marxista-leninista, in cui un gruppo di (presunte) intelligenze “guida” la massa, la indirizza verso ciò che è bene e ciò che è male, quasi plasmandola.

La provocazione è volutamente eccessiva, anche perché lo Spettro è altro rispetto ad un luogo dove coercitivamente imporre un pensiero; eppure, nonostante la sua esagerazione, essa lancia un forte messaggio destabilizzante che esce dalle righe degli interventi sul cibo emiliano o sugli “umarell” e costringe il blog a parlare di se stesso, a diventare auto-referenziale. Oltretutto l’uso di una citazione biblica è un “colpo” estremamente efficace: le scritture fanno parte di una cultura popolare, che nasce dal basso e parla di umiltà; contemporaneamente, la capacità di citarle in un discorso impreziosisce lo stesso, conferendogli un’aura decisamente raffinata. Insomma prendere due piccioni con una fava: riuscire a costruirsi una identità semplice con parole eleganti.

Un accenno anche ai commenti. Il gruppo dei lettori risponde ironicamente al messaggio, cosi come anche le discussioni tra i co-autori del blog si colora di toni amichevoli. Sembra però interessante riportare la risposta di Maso e di seguito quella di Max:

consumati gli anni miei                                  
vistosi mutamenti sulla terra
grandiosi necessari futili patetici                                        
come fare non fare quando dove e perchè
e ricordando che tutto va come va
ma non va non va non va

non fare di me un idolo
mi brucerò
se divento un megafono mi incepperò
cosa fare o non fare non lo so
quando dove e perchè riguarda solo me
io so solo che tutto va ma non va
sono un povero stupido so solo che
chi è stato e chi è stato non è
chi c'è c'è chi non c'è non c'è

se tu pensi di fare di me un idolo lo brucerò
trasformami in megafono mi incepperò

maso_

Mi rubi il tempo, mi rubi l'energia
Non ascolti il lamento, non ascolti il richiamo
Incrini il mio coraggio, vanifichi l'attesa
Le sere che ti aspetto, i pomeriggi che aspettano la sera
Mi rubi la mattina che mi sveglio da solo e non sta bene...
Distruggi le mie felicità perché sono da poco agli occhi tuoi...
Qualcuna la riempi, la gonfi a dismisura
E io devo lasciarla che stava bene silenziosa e sola
E gli occhi tuoi mi rubano la luce
Perché tu possa splendere nei miei
Allora non rimane niente e te ne vai
Allora non rimane niente e te ne vai
Consuma spento e lento il mio dolore consuma me.

Chavi

Un vero botta e risposta in rime musicali (sono due riferimenti a testi dei CSI, ex CCCP, un gruppo molto radicale di sinistra).

Maso, da buon leader quale è (a parere di chi scrive) riafferma la sua superiorità e legittima il suo ruolo con dei versi che chiaramente invitano a non considerare l’uomo come un idolo o un’icona, cioè a non ritagliargli addosso uno stereotipo che non gli appartiene. Max dimostra si saper giocare anche “fuori casa” (i CSI sono patrimonio musicale di una elitè schierata politicamente) e risponde con la stessa moneta, mettendo in guardia su chi “con i suoi occhi ruba la luce agli altri”, cioè su chi permette ad altre persone di dipendere dal suo pensiero e dalle sue idee.

In due giorni Max Bartender mette subito in chiaro la sua personalità e il suo ruolo: il contestatore, l’ospite scomodo, l’amico sempre pronto a discutere e per questo solitamente il compagno più sincero.

9 maggio 2005

Cosa pensate di Maso?

Nato a Bologna, appassionato di Web e musica. Segno zodiacale scorpione.
Dice di sè: "Il mio difetto? Sono magro. Il mio pregio? Sono sempre magro"


Luogo e data di nascita: Bologna 08.11.68
Segno zodiacale: scorpione
Aspetto fisico: 1.72 cm; peso 57 kg; occhi castani; capelli castani
Studi: Diploma di ragioniere programmatore
Professione: Uebmaster e uebdesigner frilens
Rapporti sentimentali: Fidanzato
Difetti: Magro
Pregi: Magro
Hobby: Cantare, scrivere, ascoltare i Pixies, e girovagare per il web
Sport: Rigorosamente nessuno
Viaggio preferito: Barcellona
Auto preferita: Skoda
Cibo preferito: Kebab
Cibo che detesta: Ciliegie
Film preferito: Barry Lindon
Libro preferito: "Nessuno lo saprà" di Enrico Brizzi
Attore preferito: Dario Parisini
Comico preferito: Giovanni Cacioppo


Chi può dire di conoscere veramente Maso; sotto le mentite spoglie dell'uomo-sottotono ruggisce il cararatterino di una PrimaDonna?
Si tratta di una fucina di idee chiuse nel cassetto per mancanza di tempo o (come immaginato da molti) deficienza di "sbuzzo" e basta? Questa settimana lo scisma della "Spocchia della Bolognesità" è stato represso nel sangue, ma sarà sempre così?

Secondo voi quest'uomo è un genio o uno sfigato; cosa ne pensate? Max, il barista scismatico

Ecco il secondo intervento, dal titolo già significativo: “Cosa ne pensate di Maso?”, un‘altra provocazione esplicita. In questo caso i toni si fanno più duri, ci sono parole molto dirette come “Primadonna” e deficienza di “sbuzzo” insieme al riferimento ad uno “scisma”. Infatti, tra il serio e il faceto, compare sul web “Lo spocchio della bolognesità”, una sorta di luogo di “resistenza” allo Spettro, che però non avrà nessun seguito (probabilmente frutto di problemi sorti tra il gruppo dei redattori). Rimanendo sul nostro tema, anche in questo caso il blogger assume una posizione frontale e non defilata, anzi si definisce “barista scismatico” e nuovamente apre una discussione sul ruolo di Maso e sulle sue idee, in grado di coinvolgere tutti i lettori e dar loro voce nella diatriba. Tanto è vero che porta alla luce argomenti molto personali (le relazioni personali tra i vari blogger), forzando i redattori a parlarne. Qui sotto una risposta di un utente anonimo insieme ad alcuni interventi dei diretti interessati:

#6

10:32, 09 maggio, 2005

Quale scisma? Nello spettro la trasparenza latita e la base - piano piano - s'incazza ;-)
MRZ

utente anonimo 

10:49, 09 maggio, 2005

 

08:47, 09 maggio, 2005


Su Repubblica.it di oggi dicono che durante i mesi dello Spettro il patrimonio di Maso è triplicato, passando da tre a nove miliardi di euro.
Io faccio tanto di cappello, quindi, però ci tenevo a sottolineare che la foto è quella di un sosia, e non di Maso. Nuovi particolari sullo Spettro della Barcaiolità (lo scisma è già in atto). Ciao ciao, vado a Roma

PonyLuna

 

Niente paura regaz... lo spettro tornerà a risplendere ;-)

maso_

10:50, 09 maggio, 2005


Dovete rispondere alla domanda, cosa pensate di Maso?
Cosa vi piace/non piace di questo blog?

@MRZ: secondo te dov'è Hawanna?
Dopo lo scisma nessuno l'ha + visto, si vocifera sia stato gambizzato da un cecchino assoldato da Flovilla...                 Chavi

10:50, 09 maggio, 2005

 

Partendo dal presupposto che molto di quello che si trova scritto è volutamente ironico (ad esempio l’intervento di PonyLuna è chiaramente scherzoso: la falsa notizia del conto in banca, lo spettro della Barcaiolità, l’implicita presa in giro all’idea stessa di scisma), quello che risulta chiaro è l’identità che rivela Max nello Spettro: l’agitatore di masse, il “watchdog”.

Inoltre si dimostra in grado di indirizzare le discussioni riportandole su ciò che maggiormente gli interessa: cosa i lettori pensino liberamente di Maso e quali siano i punti forti e deboli del blog. Qui si denota chiaramente quella azione di rule–breaker citata in precedenza, che si concilia con l’esigenza di immettere maggiormente la “base” (i lettori) all’interno delle diatribe della “mente pensante” (i redattori). Un ottimo esempio di democraticità e di negoziazione di significato, che permette allo stesso blog di continuare a perseguire una missione che, per Max in particolare, sembra essere fondamentale: la pariteticità dei rapporti tra tutti i componenti della comunità (come tra l’alto emerge dal suo blog personale).

In realtà nel proseguo della discussione (che non è riportata perché consta di circa 70 messaggi) viene a delinearsi un consenso molto ampio per Maso, il quale si contraddistingue sempre per la sua capacità di “negoziare” le posizioni e placare gli animi (infatti il leader non è colui che ordina, ma che è capace di assecondare gli altri ed essere conciliante). Questi tre interventi risultano perfetti per chiarire il concetto:

#34

15:01, 09 maggio, 2005

Io Hawanna non l'ho più visto, mi ha mandato una mail dicendomi che Maso gli nega l'accesso al sito...è stato bannato.
Masotti il censore

Chavi

 

#36

15:14, 09 maggio, 2005

Gurdate che Hawanna non è stato bannato. Qui l'unico che bannato fu INNOVARI I, ma poi si rivelò uno scherzo... lo scherzo del bannato. Qui non banno nessuno ed il blog non chiuderà :-) State tranquili

maso_

 

 

#37

15:32, 09 maggio, 2005

Lo dissero anche nel '29, il giorno del crollo di Uoll Strit....

Chavi

 

Max B. è diretto, secco, quasi sfacciato nelle sue affermazioni: “è stato bannato…Masotti censore….”, mentre Maso usa con più accuratezza le parole, non risponde mai in modo diretto (“Guardate che nessuno è stato bannato”), in modo da evitare con maestria retorica la sfida, e distinguendosi per il fatto di aver sempre la battuta o il gioco di parole pronti (“lo scherzo del bannato”). Contemporaneamente riesce a rivendicare comunque il suo ruolo, proprio grazie al sottile gioco dialettico del “padre/amico”: “Qui non banno nessuno ed il blog non si chiuderà  :) State tranquilli” riassume una posizione che oscilla tra la complicità e l’ autorità.

L’ultimo commento di Max sul tema delinea più chiaramente la sua identità: “il sovversivo consapevole”, colui che ama mettersi in discussione e crede che il modo migliore di conoscere gli altri sia fare lo stesso; poco incline ai compromessi, ma dotato di una onestà intellettuale notevole.

54

00:30, 10 maggio, 2005

Ho scritto il post e a fine serata posso dare un parere personale.
Lo conosco da pochissimo tempo, ma quello che mi è balzato subito all'occhio è stata la grande autoironia e la capacità di contagiare gli altri col buonumore, mai becero ma sempre penetrante e pungente.
Un grande osservatore con grandi capacità di comunicare con gli altri.
Infine posso dire di aver appreso da lui quel sano distacco necessario per avvicinarsi al bellissimo mondo dei Blog, che senza le dovute cautele ti può travolgere.
Avrete già capito quindi che anche questa volta lo scisma è riassorbito e tutto finisce a Tarallucci e Vino, ma..........

Chavi

 

In fondo da queste parole emerge una descrizione positiva dell’ “inquisito”, ma solo perché è stato in grado di superare “la prova”. Max quindi sanziona il ruolo di Maso nel blog, non acriticamente, ma solo dopo una attenta riflessione che ha coinvolto tutti i blogger e i partecipanti. La frase finale contiene un link con “Lo Spocchio della bolognesità” e suona quasi come un avvertimento che sigla definitivamente il ruolo che il blogger si costruisce: il watchdog che, come già detto, vigila costantemente all’interno della comunità ed è pronto a de-costruirne le fondamenta, in caso di necessità.

I due interventi riportati sono certamente i più significativi nell’archivio del blogger; dei successivi è da notare la progressiva perfetta interazione all’interno del blog (per la serie “una volta messe in chiaro le cose, amici come prima”) e con i vari lettori, con cui istaura molto velocemente rapporti affettuosi e di reciproca fiducia. A titolo di esempio Max detiene il record di commenti ad un post, infatti il 13 maggio sono addirittura 310 le risposte che riceve.

Lo Spettro sembra essere anche il luogo in cui nascono delle riflessioni che poi vengono riprese all’interno del blog personale dell’autore e che sono spesso legate ad argomenti inerenti la politica. Pensando ai post di Brizzi la differenza risulta essere abissale, qui emerge l’uomo “Bartender” che combatte perché la sua idea si imprima su una pagina, sprigionando i suoi valori e il suo modo di concepire la vita. In merito a questo proprio in data 13 maggio si fa promotore di una complessiva “rivalutazione di Cofferati”, che sigla a nome di tutta la redazione dello Spettro:

Dopo queste parole, l'intera redazione dello Spettro ammette candidamente di aver avuto un'abbaglio ed aver preso una cantonata epocale.
Si può sbagliare nella vita, la cosa importante è ammetterlo e cambiare strada.

Da oggi Cofferati ha dei nuovi amici.
Anche voi siete d'accordo?

Max Bartender

 

Senza entrare nel merito della discussione politica (qui si tratta della scelta del sindaco, attuata di recente, di agire con maggiore risolutezza sul tema e i problemi della legalità, fatto appoggiato da gran parte della redazione dello Spettro, che più volte si è schierata contro il degrado bolognese, pur mantenendo posizioni politiche differenti), questo post denota la posizione di rilievo assunta da Max soprattutto su questioni di un certo spessore. Infatti in pochi mesi è riuscito a guadagnare la fiducia e la stima dei “colleghi” bloggers e dei lettori, tanto da arrivare a parlare “per il blog” e da inserirsi attivamente in ogni tipo di dibattito.

Infine una nota che è già stata accennata, ma che qui appare ancora più chiara: quasi tutti i suoi messaggi su argomenti importanti si concludono con le frasi “Cosa ne pensate?” “Siete d’accordo?”, tipiche di quella volontà di coinvolgere “la base”, come prima è stata definita, e di far diventare il blog un vero angolo di discussione democratica virtuale; per usare le parole di Maso infatti:

Un forum così la SINISTRA GIOVANILE (ed anche quella senile) se lo sogna ;-)

maso_

 

 

Quindi tentando di tirare le fila di questa ultima parte, l’analisi delle interazioni di Brizzi e Max Bartender all’interno del blog “Lo spettro della bolognesità” ha permesso di evidenziare come le identità e i ruoli cambino continuamente a seconda dei contesti in cui vengono spesi. Ogni frase, ogni posizione, ogni atto (verbale e non) parla di un individuo e soprattutto ha delle conseguenze sul modo in cui questi si pone in relazione con il mondo esterno, cosa che permette anche di parlare di una sorta di etica della comunicazione, proprio perché è giusto aver presente che nessun discorso può essere “neutro” di per se stesso.

Da qui discende che l’essere umano è ciò che comunica, e la sua identità non può che emergere dall’incontro con l’ “altro”. Nello specifico, in questa conclusione si sono volutamente proposte due modalità quasi contrastanti di “costruzione del sé” e si è tentato di attribuire alle stesse un ruolo (riassunto con i termini “alieno” e “rule –breaker”) nel complesso rapporto di relazioni che si istaurano in un contesto sociale, se pur prettamente virtuale.

Il ricorso alle immagini delle casa, del condominio di ringhiera non sono state solo utili metafore per semplificare i concetti proposti, ma rispecchiano una naturale evoluzione delle interazioni umane legate allo sviluppo dei mezzi di comunicazione. Oggi parte dello scambio sociale avviene on-line, per questo studiare le modalità con le quali le persone auto-definiscono se stesse è un passo fondamentale per capire come il concetto di interazionismo comunicativo sia applicabile anche a contesti in cui alla naturalità della conversazione faccia a faccia si frappone un mezzo di comunicazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Indice

 

1.  Introduzione………………………………………………pag. 2

2.  Oggetto di analisi e metodologie di ricerca..……….pag. 7

2.1 Oggetto di analisi e obiettivi………….………………...pag.  7

2.2 Metodologie di ricerca…………………………………...pag.  9

3.  Enrico Brizzi – Archivio Magnetico in progress….pag. 13

3.1 Identità dichiarata.……………………………….……….pag. 13

3.2 Elaborazione primaria del materiale………………..…pag. 14

3.3 Denotazione………………………………………..……...pag. 16

3.4 Connotazione………………………………………..…….pag. 17

3.5 L’interazione comunicativa…………………...………..pag. 21

3.6 La costruzione congiunta di significato…….………..pag. 24

3.7 Il simbolo nel blog di Brizzi…………………..…………pag. 25

3.8 Un blog “culturocratico”?...........................................pag. 27

4.  Max Bertander – Il sito inutile………..……………...pag. 29

4.1 Identità dichiarata.…….…………………………….……pag. 29

4.2 Elaborazione primaria del materiale……………….….pag. 31

4.3 Denotazione…………………………………………….…pag. 33

4.4 Connotazione……………………………………………..pag. 35

4.5 L’interazione comunicativa…………………………….pag. 39

4.6 Il simbolo nel blog di Max B……………………………pag. 43

4.7 Il blog “anti-culturocratico”……………………………pag. 45

5.  Bloggone (spettrodellabolognesit.splinder.com)..pag. 46

5.1 Enrico Brizzi - Un alineo in mezzo a noi…………..…pag. 48

5.2 Max Bartender – The rule-breaker………………….…pag. 53

6.  Indice……………………………………………………..pag. 64

 

 



[1] E. Brizzi, Jack Frusciante è uscito dal gruppo, Baldini e Castoldi

[2] Aggiunte solo di recente, fino a pochi giorni fa era presente solo la “Zdaura”